Progettazione e Architettura

Manuali e garanzie: il mattone entra nell'era industriale

Dario Bellatreccia

Il processo di certificazione stima le prestazioni energetiche del fabbricato, combinando i dati climatici con i parametri tecnici dei materiali, dei componenti e degli impianti. Le schede illustrate, e i risultati dei monitoraggi, sono quindi doppiamente interessanti: verificano e spesso arricchiscono le informazioni di certificazione, confermando le metodologie e le tecnologie utilizzate; indicano chiaramente per quali tipologie di utilizzo, e per quali scenari climatici, i vari mix di tecniche raggiungono il massimo dei risultati.
Alcuni fattori, ormai ben noti, sono irrinunciabili: gli involucri e i serramenti ad alto isolamento sono sempre il punto di partenza; le proprietà di sfasamento riducono i picchi delle alte temperature estive; la ventilazione meccanica controllata, con recupero di calore, è spesso insostituibile per gestire i ricambi d'aria al meglio; è di fondamentale importanza poi la componente autoprodotta, elettrica (con fotovoltaico), e termica (solare termico e/o geotermico).
È ormai diffusa anche una base minima di Building Automation, l'intelligenza del software che utilizza al meglio la sensoristica elettronica per adattare il comportamento dell'abitazione alle esigenze (e in particolare, alla presenza) di chi la vive.
Le misure effettuate nei vari casi non fanno che confermare tutto questo: l'esperimento della Leaf House dimostra che un condominio medio (sei abitazioni) può raggiungere l'obiettivo della bolletta energetica totalmente coperta dalla componente elettrica autoprodotta. Il monitoraggio effettuato sul condominio sta peraltro consentendo di dare un riscontro agli occupanti, che di conseguenza modificano le abitudini e gli utilizzi, riducendo ulteriormente i consumi. Questo, in particolare, è un ulteriore elemento di interesse nella misura puntuale, e nella Building Automation: si capisce dove intervenire con molta precisione. A Trieste, l'impresa costruttrice potrebbe lanciare addirittura la formula «soddisfatti o rimborsati»: dal punto di vista culturale, una piccola grande rivoluzione, un'abitazione trattata come un prodotto industriale, con regolare manuale di utilizzo e garanzia di prestazioni.
La casa di Cogoleto è interessante per la prestazione estiva: lo sfasamento dell'involucro, di quasi 17 ore, ottimizza le prestazioni «al caldo», e alle ore 15,15 del 20 agosto 2009, la temperatura delle camere era a 19 °C, con 31,5 °C all'esterno. Senza nemmeno accendere un ventilatore!
L'approccio SmartHouse costituisce l'evoluzione industrializzata, per così dire, del processo costruttivo ad alta sostenibilità e basso impatto ambientale, nel cantiere come nella vita utile del fabbricato: se si è disposti a scegliere su soluzioni modulari, in qualche modo a catalogo, accettando qualche vincolo in termini di geometrie, estetica, finiture, allora a prestazioni energetiche ottimali si associano tempi ridottissimi. In meno di tre mesi si chiude il cantiere e l'abitazione è pronta.
Il manufatto di Perugia rappresenta una variante di questo approccio: la componente prefabbricata, «a catalogo», non c'è, ma l'utilizzo del legno come materiale per realizzare l'involucro assicura (di nuovo) ottime prestazioni energetiche e tempi di cantieratura ridotti e facilmente prevedibili, oltre a soddisfare i requisiti antisismici. Il legno, e la maggior precisione con la quale è possibile lavorarlo, sono protagonisti anche nella realizzazione a Fagnano Olona, che condivide con il fabbricato di Perugia il risultato positivo al Blower Door Test: in questa prova si rilevano tutti gli «spifferi», a causa dei quali preziosa aria calda (o fresca) viene rimpiazzata da aria esterna non a temperatura di progetto. Sia per la casa di Perugia che per quella di Fagnano Olona i risultati sono inferiori agli 0,6 Vol/h, il che vuol dire che i ricambi d'aria passeranno totalmente attraverso il sistema di ventilazione meccanica controllata, che recupera gran parte del calore interno, evitando di disperderlo all'esterno.
Nella grande maggioranza dei casi presentati si gestisce positivamente anche la risorsa idrica: il recupero delle acque piovane consente risparmi importanti sul consumo d'acqua, colpevolmente sottovalutato negli ultimi decenni. Il costo energetico e ambientale per ogni metro cubo d'acqua trattata (praticamente, potabile) è molto elevato: e i disastri dell'acqua piovana non gestita sono (tristemente) sotto gli occhi di tutti, in questi giorni.


© RIPRODUZIONE RISERVATA