Progettazione e Architettura

Design e ambiente nella sede Rainbow

Luigi Prestinenza Puglisi

La casa di animazione famosa per aver lanciato le fatine alate inaugura il suo nuovo headquarter in un parco da 10mila mq

Formatosi a Roma, sotto l'influsso di Luigi Pellegrin, Sergio Bianchi si è fatto conoscere per una casa a Bellegra (Roma) commissionata da un appassionato di architettura, Nicola De Risi, che, credo caso unico in Italia, decise nel 2000, con l'aiuto dell'Istituto Nazionale di Architettura di cui era stato segretario, di bandire un concorso nazionale per individuarne il progettista. La casa, come spesso accade, subì numerosi rallentamenti dovuti alla burocrazia ed è stata completata solo nel 2007. In tempo tuttavia per ricevere premi e riconoscimenti tra i quali il premio InArch/Acer, essere pubblicata sulle riviste («Progetti e Concorsi» n. 45/2007) ed essere notata da Renzo Piano che l'ha giudicata un'opera eccellente.
A dimostrare che la casa di Bellegra non era un exploit isolato di un promettente progettista, ma la prima opera importante di un architetto di cui sentiremo ancora parlare, è il nuovo stabilimento di produzione della Rainbow recentemente completato. Il complesso sorge sul pendio di un colle che degrada dolcemente verso sud, tra Loreto e Recanati ed è un campus produttivo dedicato alla produzione di film di animazione, tra cui le fatine Winx.
«Abbiamo operato – ci racconta Bianchi – in un terreno agricolo immerso nelle colline marchigiane, e lambito da un torrente che poco distante confluisce nel fiume. Ciò ci ha suggerito di aprire quanto più possibile i volumi per fare in modo che il costruito fosse permeato dalla campagna e per permettere alla vista di spaziare tra Recanati, Loreto e il Monte Conero».
Il complesso comprende uffici direzionali, laboratori e spazi per il tempo libero. Il risultato è un piacevole mix di ambienti per la computer grafica, per il disegno manuale, per la commercializzazione dei prodotti. Vi sono, poi, una sala cinema 3D, bar, mensa, palestra, sauna, idromassaggio, piscina, campo da tennis e calcetto, nonché uno spazio di servizio di 1.500 mq predisposto come teatro di posa.
Un parco di oltre 10mila mq circonda gli edifici. «Abbiamo cercato – aggiunge Bianchi – di farlo continuare nel costruito, estendendolo idealmente sulle coperture che divengono giardini in quota». Si sono utilizzati più sistemi tecnologici. Dal prefabbricato alle strutture metalliche a ponte su isolatori antisismici, fino a ibridi che uniscono la tecnica del cemento armato in opera alla precompressione e alla carpenteria metallica. Colpiscono soprattutto gli sbalzi che arrivano sino a 12 metri. Materiali e toni richiamano i colori e la grana della terra e del legno. Mentre ampie superfici vetrate saldano l'interno e l'esterno dell'edificio.
Per ridurre le emissioni inquinanti, si sono utilizzate le energie rinnovabili. Da qui un impianto fotovoltaico composto da 1.350 pannelli ad alta efficienza per 360 kilowatt, integrati nella copertura degli edifici e in pergolati ombreggianti: garantisce la produzione di energia elettrica coprendo il fabbisogno necessario alla climatizzazione dell'edificio, con un risparmio sulle emissioni di CO2 pari a circa 200mila kg/anno.
L'impianto di climatizzazione con pompe di calore geotermiche, grazie alle sonde a spirale, permette il condizionamento e il riscaldamento dell'aria assicurando lo scambio termico con il terreno, e, grazie all'integrazione con i pannelli solari, produce acqua calda sanitaria e per la piscina. Inoltre, per migliorare il benessere all'interno dell'edificio, è stato utilizzato un sistema integrato di soft cooling riscaldamento/raffrescamento a pavimento abbinato a travi fredde, che incrementa l'isolamento delle superfici esterne, limitando al minimo i moti convettivi dell'aria e permettendo un sensibile risparmio nell'utilizzo di energie non rinnovabili. L'intero complesso di regolazione e gestione termica è controllato da un sistema di domotica. Da ultimo, è stato regimentato il sistema delle acque meteoriche, che vengono raccolte in speciali cisterne e riutilizzate per l'irrigazione.
Opera matura, la Rainbow dimostra che oltre le due strade oggi maggiormente lodate – il minimalismo giapponese della scuola della Sejima che punta a superare lo stesso concetto miesiano di quasi nulla, e la green architecture neo radical che camuffa gli edifici con il verde – esiste una terza via che evita dissolvimenti e mimetismi e cerca l'integrazione con il territorio attraverso la dinamica degli spazi, la corretta scelta dei materiali e dei sistemi impiantistici. Costruire dunque non per nascondersi ma per produrre nuove relazioni e paesaggi insieme naturali e artificiali. Mostrando, oltretutto, che l'ideologia della cubatura zero può in certi casi essere valida, ma in molti altri non necessariamente.


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