Progettazione e Architettura

In Parlamento la legge
per qualità e concorsi

MAURO SALERNO

Pronti via: la proposta di legge per la qualità dell'architettura appena sbarcata alla Camera con il numero 4492 si prepara ad affrontare un iter complesso anche perché di certo non soffrirà per la solitudine.
Il testo frutto dell'iniziativa lanciata in autunno da «Progetti e Concorsi» e sostenuta da centinaia di lettori non è l'unico in Parlamento sul tema del rilancio dell'architettura e della qualità dei progetti di trasformazione del territorio. Sono quasi dieci anni che il tema riaffiora con andamento carsico nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama. Con iniziative legislative promosse da ministri di entrambi gli schieramenti. A partire da Giovanna Melandri cui si deve una proposta avanzata nell'ormai lontano 1999, rilanciata da Giuliano Urbani nel 2003 e ripresa nel disegno di legge presentato dall'ex ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, nel 2008. Per lo più progetti-manifesto privi di una reale capacità di incidere sul mercato della progettazione e finiti in uno dei cassetti delle tante commissioni parlamentari.
Formalmente è anche un fatto di competenze. Finora l'iniziativa di rilancio dell'architettura contemporanea è sempre stata considerata un'operazione prima di tutto «culturale» e dunque di appannaggio del ministero di tutela. Peccato che però di fatto ognuna di queste iniziative riguardi opere pubbliche, e dunque appalti, e dunque materia riservata al ministero delle Infrastrutture.
Risultato? Finora i progetti di legge sull'architettura non si sono spinti oltre l'enunciazione di obiettivi di principio. E il tema della qualità della progettazione è rimasto ai margini del dibattito che ha condotto all'elaborazione del codice dei contratti e del regolamento attuativo in vigore dall'8 giugno.
Ora sarebbe il caso di cogliere l'occasione offerta dalla presentazione di questa nuova proposta di iniziativa "extra-parlamentare" per far saltare gli steccati. Le premesse ci sono: grazie soprattutto al consenso bipartisan che ha permesso di apporre in calce alla proposta di legge le firme di parlamentari dei principali schieramenti di Montecitorio. Forse la strada migliore per arrivare davvero all'approvazione sarebbe quella di riunificare le proposte in campo: quelle nate con l'obiettivo di fissare dei principi generali e quelle, come la nostra, pensate per scardinare le resistenze e rompere l'attuale assetto del mercato. Per farlo bisogna, per una volta, andare oltre i cavilli giuridici e superare gli steccati delle competenze: da una parte i Beni culturali, dall'altra le Infrastrutture. Puntando a fare in modo che entrambi i ministri possano dire la loro e promuovere un'iniziativa capace di riscuotere un connesso trasversale, anche fuori dalle aule di Montecitorio, tra i costruttori, progettisti, associazioni e cittadini. È questa la sfida che attende ora il Parlamento.


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