Progettazione e Architettura

Le dismissioni salvano i bilanci,
ma la città ci guadagna?

Massimo Frontera

Pochi, maledetti e subito. L'emergenza contabile dell'Atac, l'azienda di trasporti capitolina, rischia di dettare legge nella procedura di vendita ai privati degli storici depositi degli automezzi per il trasporto pubblico nella città. «Siamo in una situazione di emergenza – dice senza mezze misure l'assessore all'Urbanistica capitolino, Marco Corsini –: l'Atac ha bisogno immediato di risorse».
Il timore è che il fattore tempo si traduca in un vantaggio per chi acquista mentre è un pungolo sempre più insostenibile per chi è costretto a vendere. E quando si arriva al punto di dover fare le cose di corsa, l'elemento economico sopravanza tutti gli altri: la qualità architettonica, il consenso sul territorio (e l'eventuale progettazione partecipata), la ponderata individuazione di funzioni specifiche per l'area e il quartiere. Ma anche un disegno di città, perché, complessivamente, questi cespiti, sia pure annegati nello sconfinato tessuto urbano della capitale, non sono affatto trascurabili sotto il profilo dell'impatto sul territorio. Un conteggio parziale indica che gli immobili – tra capannoni, uffici e aree libere – si estendono per oltre 13 ettari di superficie, cioè 1,3 milioni di metri quadrati, solo considerando sette dei 15 asset (i soli di cui sia stata resa nota l'estensione territoriale) indicati nella delibera 39/2011 approvata lo scorso 25 giugno dal Consiglio comunale di Roma. Non sono mancate polemiche e proteste, anche interistituzionali. Il Municipio XVII, per esempio, l'aprile scorso ha ufficialmente appoggiato l'iniziativa di progettazione partecipata nata dagli abitanti del quartiere Prati per riqualificare l'ex deposito di piazza Bainsizza. Iniziativa di cui naturalmente il piano di alienazione dell'Atac non tiene in alcun modo conto. Sarà interessante capire se in questo caso le istanze del territorio avranno qualche possibilità di temperare l'esigenza di far cassa.
Quasi tutti gli immobili sono collocati in zone semicentrali (o addirittura centrali, come può essere considerato Trastevere). Bocconi succulenti per i promotori immobiliari. Ovviamente, la delibera capitolina assicura che «i singoli interventi del programma saranno realizzati, di concerto con l'amministrazione capitolina, con procedure concorsuali e trasparenti finalizzate ad assicurare la migliore qualità architettonica degli stessi con particolare attenzione alle aree e agli spazi pubblici non interessati dall'edificato». Bisognerà vedere come il principio sarà declinato dal bando di gara. Bando che sarà rivolto a un costruttore/promotore immobiliare che potrà allearsi a un progettista. L'impreditoria romana si sta già preparando, in vista dei bandi che arriveranno – prevede sempre l'assessore Corsini – non prima del prossimo anno. Dopo la delibera varata nei giorni scorsi il percorso tecnico-urbanistico – cui ha già iniziato a lavorare la Spa capitolina di engineering Risorse per Roma – è agli inizi.
Il bando, prevede l'assessore all'Urbanistica, seguirà il modello di bando per la vendita dell'area della vecchia Fiera di Roma. L'ex Fiera ha un punto in comune con le trasformazioni dell'Atac. Anche questa è necessaria e urgente, per motivi di bilancio. L'area dell'ex Fiera (per la quale già nel 2007 era stata avviata una procedura di vendita) si estende per oltre sette ettari. «Nel caso della Fiera – anticipa l'assessore Corsini, che ha finito di preparare la delibera sulla variante urbanistica dell'area dell'Eur (che andrà in Giunta in questi giorni) – mi pare equilibrato un bilanciamento del punteggio basato prevalentemente sul prezzo e che tenga poi conto della qualità architettonica». Tradotto in punteggio, l'equilibrio potrebbe essere tra 60 prezzo e 40 offerta tecnica-qualità architettonica. Dopo l'iniziale idea della "città dei bambini" (della scorsa Giunta), l'ipotesi di trasformazione dell'ex Fiera di Roma, prevede il seguente mix di funzioni: 65% residenziale, 20% non residenziale e 15% flessibile. Il che significa che la quota residenziale potrebbe arrivare all'80% delle volumetrie consentite, pari, nel caso dell'ex Fiera, a 216mila metri cubi.


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