Progettazione e Architettura

Corea 2018, Zoppini vince
la terza Olimpiade

Mauro Salerno

Dopo gli impianti di Torino 2006 e Sochi 2014 lo studio milanese progetta la pista di pattinaggio per PyeongChang

Saranno i Giochi di PyeongChang 2018 a offrire un nuovo palco d'eccezione per l'architettura made in Italy. La decisione del Cio di assegnare alla città coreana il compito di organizzare le olimpiadi invernali che si terranno tra sette anni, arrivata mercoledì 6 luglio, porta con sé anche una buona notizia per lo studio Zoppini di Milano, incaricato di progettare l'Oval, vale a dire l'impianto destinato a ospitare le gare di pattinaggio.
Lo studio milanese partecipa da protagonista alla terza Olimpiade, visto che in curriculum vanta già i progetti per il pluripremiato Oval, divenuto uno dei simboli dei Giochi di Torino 2006, e gli impianti in costruzione a Sochi, la città sul Mar Nero che ospiterà le olimpiadi invernali del 2014 in Russia. Un piccolo record, come ricorda Alessandro Zoppini, 45 anni, motore dello studio gestito insieme al padre Pino. «Insieme a Hok siamo gli unici ad aver partecipato da progettisti a più di due olimpiadi». Con la differenza che Hok è una multinazionale della progettazione con più di 500 dipendenti, Zoppini uno studio che nei momenti migliori dà lavoro a 15-20 addetti.
PyeongChang è una città di montagna, come richiede una candidatura a organizzare i Giochi olimpici invernali, ma le gare di velocità sul ghiaccio si potrebbero svolgere a pochi passi dal mare: l'Oval sorgerà a Gangneung, una delle più famose località costiere della Corea. «Per l'elaborazione del progetto – spiega l'architetto – abbiamo pensato a un edificio che da un lato garantisca il perfetto svolgimento di un evento sportivo a livello olimpico, dall'altro un'elevata polivalenza d'uso che assicuri nel periodo post-olimpico la completa utilizzazione della struttura non solo per attività sportive, ma anche espositive, spettacolari e sociali. Il concetto progettuale – prosegue – prende spunto dal paesaggio circostante, caratterizzato dalla presenza di ampie pinete: atleti, spettatori e utenti in generale avranno la sensazione di essere racchiusi all'interno di un bosco artificiale».
Una sensazione generata dalla scenografica copertura in cui struttura, impianti (illuminazione naturale) e acustica vengono combinati insieme in un unico elemento architettonico capace di filtrare la luce naturale e funzionare da schermo acustico. Il tutto realizzato con un sistema di calcolo parametrico che ha generato forma e struttura dell'edificio a partire dall'indicazione di parametri di base, come ad esempio, la quantità e la direzione dell'illuminazione naturale desiderata all'interno dell'impianto.
Le lettere di impegno sono già state firmate, ora si attende la formalizzazione degli incarichi. Mentre sono già alla fase di cantiere i progetti realizzati a Sochi, dove però lo studio ha dovuto fare i conti con una gestione mirata a privilegiare la rapidità costruttiva rispetto alla fedeltà ai dettagli del progetto.
In Italia la vittoria di PyeongChang è stata salutata da molti come un buon viatico per la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020. «Me lo auguro ed è possibile – conclude Zoppini – anche se è presto per fare pronostici visto che la decisione arriverà a fine 2013. Spero che in caso di vittoria gli organizzatori si accorgano delle competenze che possiamo esprimere anche in Italia e in qualche modo ci coinvolgano».


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