Progettazione e Architettura

La città scende in piazza
«Voglia di partecipazione»

Massimo Frontera


Una partecipazione «che va oltre qualsiasi aspettativa». Non nasconde la soddisfazione Riccardo Bedrone, presidente dell'Ordine degli architetti di Torino, animatore della prima edizione del festival «Architettura in città» che invaderà il capoluogo piemontese tra il 14 e il 17 luglio prossimi. Un centinaio di iniziative – tra incontri, esposizioni, workshop, visite urbane, happening – con varie forme espressive, dall'arte al cinema, dalla fotografia alla cucina, dalla danza al design, e un elemento in comune: l'architettura.
L'adesione è arrivata da mille fronti: i Comuni della cintura torinese, l'Abi e tante associazioni con importanti istituzioni culturali della città (museo del design, urban center, museo del cinema, fondazione Teatro Piemonte Europa). «Tutta questa grande partecipazione è avvenuta senza che noi mettessimo un euro», precisa Bedrone. Più esattamente gli architetti hanno stanziato alcune migliaia di euro per sostenere le due sole iniziative dell'Ordine e la pubblicazione del catalogo, punto. Oltre all'architettura, le iniziative hanno un altro elemento in comune: il fatto che sono tutte all'aperto, in strutture temporanee o più semplicemente in piazza.
«Abbiamo visto che a Torino è esplosa la voglia di partecipare, e di partecipare scendendo in piazza, all'aperto». Anche per riscoprire molte risorse e valori della città. «Tra le tante iniziative – cita Bedrone – c'è per esempio a San Mauro Torinese la visita al centro direzionale Burgo. Quanti torinesi sanno che qui ci sono ben due architetture di questo grande architetto?». La lista delle iniziative è lunghissima e produce quasi un disorientamento: dall'eccellenza del design piemontese ai film (sarà proiettato «Frank Gehry, creatore di sogni», di Sidney Pollack). E poi ancora fotografie, il parco dell'arte vivente, le esplorazioni urbane, anche per riscoprire i tesori dei Comuni del torinese.
In questa grande voglia di partecipazione, Bedrone ci vede una svolta generazionale che si incrocia con il crepuscolo di una lunga stagione sotto il segno Fiat. «Oggi a Torino ci sono circa 10mila dipendenti Fiat, negli anni '70 ce n'erano 140mila e ormai, per motivi di età, tutti hanno chiuso il loro ciclo attivo perché sono in pensione». «La generazione di coloro che oggi esprime questa grande voglia di partecipare – prosegue il presidente degli architetti di Torino – è fatta da giovani di 25-30 anni che vivono l'incertezza del proprio futuro».
Quanto alla voglia di partecipazione – confermata come linea programmatica dal neoassessore all'Urbanistica (si veda «Progetti e Concorsi» n. 25/2011) – la città si è messa in cammino già da tempo. «Torino è all'avanguardia sulla partecipazione – attesta Bedrone – perché ha iniziato con progetti nelle periferie avviati fin dalle giunte Castellani (sindaco di Torino dal 1993 al 2001, ndr). Quello fu un tentativo riuscito di creare strutture apposite per riprogettare le periferie. Ora si tratta di trasferire quel metodo anche ai grandi interventi». «Se con la Tav si fosse partiti 4 o 5 anni prima, oggi forse non avremmo i problemi che nascono da molte incomprensioni», conclude Bedrone.

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