Progettazione e Architettura

Anche la Camera chiede i concorsi per l'Expo

Approvato un documento che impegna il Governo a rendere concreto il modello studiato per alleare architetti e costruttori: prima la competizione sul progetto, poi l'offerta economica

Approda in Parlamento la richiesta di gare trasparenti e attente alla qualità dei progetti per l'Expo di Milano. È stato approvato la settimana scorsa un ordine del giorno proposto da Pierluigi Mantini (Udc, vedi anche l'altro articolo in pagina) con l'obiettivo di dare un puntello normativo al bando-tipo messo a punto dall'Ordine degli architetti di Milano con l'associazione dei costruttori milanesi (Assimpredil). Come ha denunciato la presidente degli architetti milanesi Daniela Volpi (vedi «Progetti e Concorsi» n. 23/2011) era stata la stessa società dell'Expo a chiedere a progettisti e imprese una formula capace di garantire allo stesso tempo qualità progettuale e celerità di assegnazione degli appalti. «Prima ci hanno chiesto aiuto – ha lamentato Volpi – poi hanno lasciato cadere nel vuoto la proposta, elaborata insieme ai costruttori, di appalti in due fasi, aperti a raggruppamenti composti da progettisti e imprese, puntati prima sul progetto poi sull'offerta economica».
Ora la formula pensata per tenere insieme concorsi di progettazione e appalti di lavori torna d'attualità grazie al documento approvato dalla Camera. Un modo per dare all'operazione quella base normativa capace di rendere il modello effettivamente applicabile. «L'idea – spiega Mantini – è quella di individuare una soluzione capace di assicurare trasparenza e qualità alle opere da realizzare in vista dell'Expo, sia pure dentro un contesto di celerità ed efficienza nell'affidamento delle gare». La strategia è quella annunciata. «Utilizzare alcuni articoli del codice dei contratti pubblici per dare corpo a una procedura che parte da un concorso di idee, quindi dal progetto. Ma in un'associazione temporanea tra architetti e costruttori, in modo che, dopo una fase di preselezione basata sul concept, i candidati ammessi al secondo passaggio di gara si confrontino sul progetto definitivo e sui costi dell'opera seguendo una procedura accelerata».
L'obiettivo di partenza era quello di presentare la novità nella forma di un emendamento al «decreto sviluppo». In ogni caso, l'ordine del giorno, approvato con la sola astensione della Lega, «impegna il Governo ad assumere le misure idonee affinché il modello procedurale innanzi indicato possa essere utilizzato per le opere di Expo 2015, nel rispetto dell'efficienza, della qualità e della concorrenza».
Difficile scommettere sulle chance che l'impegno si traduca davvero in atti concreti. Le strade in teoria sarebbero due. La prima. «Un atto intermedio del Governo (come un'ordinanza, un Dpcm) – spiega Mantini – che traduca l'ordine del giorno in una procedura vincolante per l'Expo». Sarebbe la via più piana, ma anche, va detto, quella con meno possibilità di essere percorsa sino in fondo.
La seconda strada sarebbe un po' più «ardita». «La nuova procedura – aggiunge il parlamentare – si può dedurre anche a legislazione vigente. Mescolando le procedure esistenti e già regolate dal codice per i concorsi (articolo 109, comma 2) e per gli appalti integrati (articolo 53, comma 2, paragrafo c) si ricava un modello che non è "tipizzato" dalle norme, ma non è neppure vietato».
E per metterlo in pratica, secondo la ricostruzione di Mantini, potrebbe non dover essere necessariamente chiamato in causa il Governo. Basterebbe l'impegno del nuovo commissario straordinario con delega all'Expo. «Il punto è anche questo – conclude Mantini –. Siamo in una situazione in cui il precedente commissario straordinario, Letizia Moratti, ha dato le dimissioni, mentre il nuovo sindaco si è guardato bene dall'assumere quel ruolo». Resta il fatto che «la legge dice che è il sindaco pro-tempore che ricopre il ruolo di commissario. Quindi o si cambia la legge, oppure il nuovo sindaco, Giuliano Pisapia, non può sottrarsi dal vincolo di svolgere l'incarico». Mau.S.


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