Progettazione e Architettura

Con i «pixel» il paesaggio è salvo
La natura si specchia
sulla facciata-schermo

Luigi Prestinenza Puglisi

La soluzione del team italo-francese Lan per il centro archivi Edf


Umberto Napolitano decide di completare la propria formazione in Francia, dove va a studiare all'Università de la Villette. Là conosce Benoit Jallon che dopo aver iniziato gli studi di medicina aveva deciso di dedicarsi all'architettura. Nel 2002 formano lo studio Lan, con sede a Parigi. Si fanno notare per alcune realizzazioni caratterizzate da un rigore quasi minimalista coniugato con una notevole sensibilità al tema del paesaggio. E già nel 2004 ottengono l'inserimento nel «Nouveaux albums de la Jeune architecture» (Naja), un ambìto riconoscimento concesso dal ministero della Cultura e della comunicazione francesce. Riconoscimento a cui ne seguiranno altri negli Stati Uniti e in Inghilterra.
Il lavoro che qui presentiamo è un edificio a Bure, piccolo comune della regione della Lorena, che raccoglie gli archivi della Edf, una società che produce, attraverso l'energia atomica, elettricità e che, data la rilevanza strategica ai fini della sicurezza dei propri impianti, è obbligata per legge a conservare testimonianza dell'attività svolta.
«Quando ci hanno mandato il brief del concorso – ci racconta Napolitano – ci avevano chiesto un edificio a un solo piano. Noi abbiamo dimostrato loro che la richiesta era mal formulata e abbiamo presentato tutt'altro: un edificio a cinque livelli».
Napolitano e il socio si rendono conto infatti che con un edificio basso sarebbe stato difficile contemperare le due richieste della Edf: essere autonomi in termini di consumi energetici ed essere poco visibili. Un edificio a un solo piano avrebbe infatti richiesto 11mila mq di facciate e tetto con notevoli dispersioni di calore, inoltre avrebbe occupato una troppo estesa porzione di territorio.
Optare per cinque livelli portava, invece, facciate e tetto a soli 500 mq. Con una dispersione pressoché dimezzata.
Il problema del mimetismo, certo non mitigato dal basso profilo, lo si poteva risolvere mettendo a punto dei pannelli in calcestruzzo che richiamassero il colore del terreno circostante. Inoltre ponendo alcuni elementi riflettenti all'interno dei pannelli stessi, si poteva far assumere all'edificio i colori del cielo.
Conseguentemente i due soci fanno inserire dischetti metallici dotati di code all'interno della casseforme dove poi verrà colato il cemento. Queste servono ad agganciare il disco al pannello stesso, una volta che la gettata si sia solidificata.
Pensati come pixel, i dischetti riflettono la luce dell'atmosfera, ed essendo distribuiti in modo non uniforme, evitano l'effetto «superficie specchiata» che si sarebbe avuto utilizzando un curtain wall vetrato.
«A testimoniare la riuscita dell'esperimento – aggiunge Napolitano – è il fatto che gli abitanti del luogo al tramonto si recano davanti all'edificio per osservarne quasi increduli la trasparenza, che altro non è che un processo ben calibrato di riflessione».
Per far funzionare l'edificio come uno schermo, Napolitano e Jallon hanno compiuto una scelta abbastanza inconsueta: ubicare ai piani alti gli archivi, che non hanno bisogno di essere illuminati dalla luce naturale, e porre al piano terreno (in realtà è in parte interrato) gli spazi destinati a uffici. L'idea, in effetti, non è nuova, almeno in Francia, dove c'era stato il precedente della grande biblioteca, progettata da Dominique Perrault, con i libri posti nelle torri e gli spazi di consultazione ai piani inferiori.
Ed esattamente come Perrault, per illuminare lo spazio sottostante a piastra, i due soci di Lan realizzano una corte. Con la differenza che, invece di piantarvi degli alberi, vi localizzano una vasca d'acqua. Questa, moltiplicando gli effetti di luce, diventa il cuore degli ambienti abitati durante le ore di ufficio. A valorizzare i quali vi è anche un'ossessiva cura del dettaglio, che è uno degli aspetti che caratterizza il lavoro del duo francese.
La piastra degli uffici, che fuoriesce rispetto al prisma del volume principale destinato ad archivi, è occultata all'esterno da un giardino pensile che funge da copertura.
A evitare, infine, di deturpare il paesaggio artificiale creato dall'inserimento di questo camaleontico monolite, auto e camion trovano spazi di parcheggi all'interno della piastra stessa.

www.lan-paris.com


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