Progettazione e Architettura

Riscattate subito la laurea e puntate
sulle soluzioni integrative»

Massimo Frontera


La pensione? Bisogna pensarci presto, anzi prestissimo, appena si inizia a lavorare, valutando fin da subito sia le soluzioni integrative sia il riscatto degli anni della laurea, perché dopo, quando si è avanti nel lavoro e ci sono le spese familiari, potrebbe diventare economicamente insostenibile. Questi i consigli di Alberto Brambilla (61 anni), esperto di previdenza complementare, ex sottosegretario al Welfare (nel II governo Berlusconi) oggi docente alla Bocconi, presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale (struttura del ministero del Lavoro) e fondatore di Itinerari Previdenziali, società focalizzata su assistenza e promozione.
Professor Brambilla, come fa un giovane a pensare alla pensione quando è già difficile entrare nel mondo del lavoro?
C'è un problema di cultura e di informazione, c'è poca voglia di comunicare, anche da parte degli attori sociali. Ci si informa poco e c'è una scarsa cultura di tutto quello che concerne lo Stato, inclusi i meccanismi previdenziali. Quanti sanno che lo Stato consente di riscattare gli anni di laurea gratis? Nella giornata nazionale della previdenza (svoltasi il 4 e il 5 maggio scorso, ndr) abbiamo incontrato tanti giovani, tra cui molti liberi professionisti, e gli abbiamo spiegato che bisogna programmare il proprio futuro anche da questo punto di vista. Se uno a 25 anni vuole avere il 20% dell'ultima pensione basta l'1,2% del reddito. Ma se ci pensa a 45 anni serve il 14% del reddito; a quel punto uno non ce la fa più. È fondamentale farglielo sapere subito, appena usciti dall'Università. I giovani sono sensibili. Chi ci ha capito ci segue. Detto questo, in Italia c'è un alto tenore di vita, siamo i primi nell'acquisto di i-phone, automobili, case. Abbiamo un tenore di vita tra i più alti d'Europa. Però l'Italia ha un rapporto tra patrimonio e pensioni sotto il 4%, meno della Nigeria, mentre in altri Paesi siamo al 100 o al 110 per cento. C'è qualcosa che non torna. Il punto è che noi italiani alimentiamo un debito pubblico enorme. Negli ultimi 30 anni l'Italia ha vissuto sopra le sue possibilità. E ancora oggi diciamo: come fa un ragazzo che guadagna mille euro al mese? Io dico: meglio rinunciare a qualcosa e investire in altre cose, a cominciare dall'informazione. Bisogna far comprendere che chi versa regolarmente avrà una buona pensione ma chi non versa non l'avrà. Pensi che un danese sa che nel momento in cui comunica la prima occupazione si deve iscrivere anche alla previdenza e a un fondo pensione.
Perché fare subito il riscatto della laurea?
Per riscattare cinque anni di percorso di laurea su uno stipendio base di 20mila euro sono richiesti circa 6mila euro l'anno, per un totale di 30mila euro, da pagare in 10 anni senza interessi e deducibili fiscalmente. Il segreto vero è che il riscatto di laurea è più vantaggioso quanto prima viene fatto. Invece cosa succede? In genere ci si pensa tra i 41 e i 47 anni, quando arrivano i problemi di carriera e la pensione si intravede come un porto sicuro. Ma a quel punto lo stipendio è talmente alto che il riscatto è molto oneroso.
Dalle proiezioni Inarcassa (si veda articolo in pagina), risulterebbero pensioni molto variabili, a seconda dell'ammontare, ma in alcuni casi non necessariamente pensioni da fame.
Le casse dei liberi professionisti sono le uniche che versano meno del 20% di contributi. La maggior parte delle casse calcolano le pensioni sulla base del metodo retributivo. E alcune con il metodo contributivo. Con il metodo retributivo la pensione è calcolata sulla base dei 25 migliori anni su 30 e tuttavia non presenta una correlazione tra contributi versati e prestazioni, soprattutto alla luce delle basse contribuzioni, circa il 12 per cento. Negli altri Paesi i lavoratori autonomi, e i lavoratori in generale, versano più del 20% e in alcuni casi il secondo pilastro è obbligatorio. La logica per mantenere il sistema in equilibrio è quella di passare al metodo contributivo con un versamento soggettivo che sia attorno al 20 per cento.
Cosa dire a chi non ha fiducia nella gestione dei fondi, soprattutto dopo le crisi finanziarie?
Guardi, la nuova norma, che ho scritto io e che è in vigore dal 2005 (Dlgs 252/2005 sulla disciplina delle forme pensionistiche complementari, ndr), è giudicata a livello di Fmi e Ocse, ottima. Ed è sicurissima, tanto è vero che non è fallito neanche un fondo pensione. L'impianto normativo è molto tutelante; e dal punto di vista fiscale è favorevole. Ovviamente si è liberi di scegliere a quale fondo iscriversi, dato che l'iscrizione è volontaria. Certamente occorre valutare la tipologia di investimento perché se fosse al 100% azionario, le oscillazioni potrebbero essere notevoli. Per una gestione prudente la componente azionaria non dovrebbe superare il 20 per cento.

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