Progettazione e Architettura

Palacinema Venezia: «Un errore il bando sul preliminare»

Massimo Frontera


A Venezia il "sasso" disegnato dai 5+1AA per il Palacinema sembra essersi ormai sgretolato, prima ancora di nascere. Il colpo di grazia è l'annunciato cambio di binario per proseguire con i lavori, dopo che gli extracosti dovuti al ritrovamento di amianto hanno imposto un ripensamento di strategia (si vedano articoli sugli scorsi numeri di «Progetti e Concorsi» e l'approfondimento su questo numero di «Edilizia e Territorio»).
Lo Stato – l'opera è fra quelle finanziate in occasione delle celebrazioni dell'Unità d'Italia – ha infatti chiamato in campo i privati. La parola magica è "project financing", formula che dovrebbe rassicurare sulla ricerca dei fondi ma che implica anche l'ingresso del progetto nell'orbita di controllo del promotore privato, e giustamente, visto che oltre a realizzarlo il promotore deve anche gestirlo.
«Peccato», sintetizzano con amarezza Alfonso Femìa e Gianluca Peluffo (5+1AA) vincitori con Rudy Ricciotti nel 2005 del concorso di idee per il Palacinema lanciato dalla Biennale. «Peccato, anche se speriamo che in qualche forma questa opera, così importante, venga portata fino in fondo». Gli architetti genovesi, anche dopo l'affidamento dell'opera all'impresa Sacaim e l'affidamento del progetto definitivo ed esecutivo al team guidato da C+S, hanno continuato a dialogare con il committente pubblico, come consulenti. «Gli ultimi contatti risalgono a pochi giorni prima delle ultime novità – dicono – ma non crediamo che, nonostante tutto, la parte pubblica voglia dare carta bianca al privato». «Ci stupirebbe – ribadiscono – se delegassero al cento per cento la progettazione al privato».
Cos'è che non ha funzionato? La risposta arriva all'istante e senza incertezze. «L'appalto sul progetto preliminare è stata la madre di tutti i problemi», dicono Peluffo e Femìa. «Tutti hanno subito le conseguenze di questo errore. Alla fine si sono confermate tutte le paure che avevamo». Il progetto è stato più volte rivisto, togliendo elementi ogni volta che gli imprevisti di cantiere prefiguravano degli extracosti.
«Per noi è stata un'esperienza dolorosa – proseguono –; è stato un fatto negativo con tanti rischi che forse non si sarebbero corsi se si fosse scelta una procedura più sensata».
Peraltro, l'appalto sul progetto preliminare, oltre a essere altamente tossico per la qualità progettuale si è rivelato un favorevolissimo terreno di coltura per aumenti di costo non sempre trasparenti, come le cronache di quest'ultimi due anni si sono incaricate di dimostrare sui tanti appalti imperniati sul modello "Balducci".
Fra tanta amarezza, i 5+1AA hanno almeno un motivo di soddisfazione: a marzo di quest'anno lo studio genovese ha finalmente incassato il compenso del loro progetto consegnato nel 2005.


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