Progettazione e Architettura

Gli architetti all'Expo: c'è ancora tempo per i concorsi

Mauro Salerno


Gli architetti tornano all'attacco sui concorsi per l'Expo. Le indiscrezioni su nuovi incarichi a chiamata diretta dopo il progetto delle porte di ingresso affidato a Daniel Libeskind (vedi «Progetti e Concorsi» n. 22/2011) hanno riacceso i riflettori sui piani relativi alla realizzazione del sito che dovrà ospitare l'esposizione universale del 2015. Un tema tornato d'attualità anche alla luce del cambio ai vertici del Comune di Milano, con un ruolo forte nella giunta Pisapia per Stefano Boeri, tra gli autori del masterplan dell'Orto planetario su incarico della giunta Moratti, di recente entrato in polemica con i vertici della società proprio a causa della retromarcia sui concorsi di architettura oltre che sul valore dei terreni da acquisire per organizzare la manifestazione.
Per gli architetti un cambio di passo è ancora possibile.
«Il progetto Expo deve tornare d'attualità», dice Daniela Volpi, presidente degli architetti milanesi. «Siamo stati delusi due volte dalla società Expo. La prima quando c'è stata la retromarcia sui concorsi, con la motivazione di affrettare i tempi». La seconda? «A novembre – rivela ora Volpi – l'Expo ci ha chiesto una consulenza per far sì che i bandi rivolti alle imprese contenessero anche dei criteri di selezione capaci di premiare la qualità dei progetti e favorire la partecipazione dei giovani progettisti. Abbiamo aderito nella convinzione che l'Expo potesse trasformarsi in un laboratorio di sperimentazione di nuove procedure di affidamento dei lavori pubblici».
Risultato? «Abbiamo presentato un nuovo tipo di bando ideato insieme ai costruttori di Assimpredil che permetteva di tutelare la qualità progettuale e la partecipazione delle imprese con un impegno economico ridotto». Un mix tra il concorso di progettazione e l'appalto integrato, «formulato come un appalto in due fasi, con la prima destinata al giudizio sulla qualità del progetto, indipendentemente dall'offerta economica. La seconda riservata a un gruppo ristretto di 10-15 imprese disposte a portare avanti il progetto». «La proposta – continua Volpi – era piaciuta alla società dell'Expo, accontentava sia noi che le imprese, avrebbe dovuto certo essere affinata, ma da allora sono passati otto mesi e non ha fatto un solo passo avanti». «Chiaramente – è la conclusione – è mancata la volontà di approfondire quegli elementi tecnici che avrebbero anche potuto portare a un'innovazione procedurale nel sistema degli appalti. Invece tutto si è fermato e ora possiamo dire di essere stati tenuti in ballo per otto mesi del tutto inutilmente».
«C'è ancora tempo per fare i concorsi», incalza Mario Cucinella. Il progettista bolognese noto in tutto il mondo per le sue architetture sostenibili, è tra la voci più critiche sulla gestione dell'operazione Expo. «In Francia affidano lavori da 150 milioni sulla base di gare di progettazione ben definite che vengono chiuse in tre mesi. Il fatto è che da noi c'è poca attitudine a confrontarsi con la cultura e il progetto. È una vecchia abitudine italiana, viene più facile affidare tutto alle imprese».
Il «peccato originale» per Cucinella è stata «la scelta di non fare una gara per il masterplan. Dovremmo chiederci perché gli incarichi per fare questo tipo di lavori vanno sempre a finire nelle mani delle stesse persone. Alla fine – conclude – l'Expo non è una grande idea ma una rinuncia al confronto sulle idee e i progetti. Ora rincorriamo i disastri senza capire che c'era un problema a monte».
Sulla stessa linea d'onda anche il milanese Alessandro Zoppini, tra i protagonisti della stagione olimpica che ha rilanciato l'immagine di Torino nel mondo. «Non è il tempo che manca. A Torino abbiamo realizzato l'Oval in 18 mesi». Dunque c'è ancora spazio per fare le gare. «Torino è stato l'unico grande evento italiano degli ultimi anni gestito senza le logiche dell'emergenza. Il risultato di immagine e il lascito per la città è stato evidente, al contrario di quanto è successo con i Mondiali di nuoto, all'Aquila o con il G8 alla Maddalena, solo per fare gli ultimi esempi». Ma a Torino, ricorda l'architetto «tutto è stato gestito con gare trasparenti, senza incarichi diretti o in house».


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