Progettazione e Architettura

Il tocco leggero di Isozaki per la biblioteca di Maranello

A quattro anni dalla chiusura del concorso e a due anni dall'inizio del cantiere è stata inaugurata lo scorso 19 novembre la prima opera pubblica di architettura contemporanea voluta dal sindaco (architetto) di Maranello, Lucia Bursi, intenzionata a replicare la buona pratica dell'industria Ferrari che nel campus di Maranello ha collezionato firme di peso (Fuksas, Piano, Nouvel).
È la nuova biblioteca di Maranello progettata da Arata Isozaki e dal suo partner italiano, lo studio Andrea Maffei Architects. Un un piccolo intervento di grande qualità che riqualifica un edificio industriale nel cuore della cittadina modenese. Si articola su due livelli (di cui uno interrato) per una superficie di 1.175 mq. L'importo lavori a base di gara era di 1,4 milioni, a cui sono stati aggiunti gli arredi, con 850mila euro finanziati dalla Fondazione Cassa di risparmio di Modena.
Uno spazio rarefatto ma perfettamente inserito nel tessuto urbano. Un'architettura organica, avvolta da pareti vetrate, dove si potrà leggere come se si fosse seduti in un giardino, vedendo il cambiare delle stagioni e il passare delle ore.
Il concorso ha visto in gara 150 gruppi, tra italiani e stranieri. Ai vincitori la progettazione definitiva, l'esecutiva e la direzione lavori. L'opera reinterpreta il luogo con particolare attenzione al costruito e allo stesso tempo apre alla contemporaneità. Ancora, il progetto è stato impostato fin dal concept per essere all'avanguardia rispetto al controllo dell'impatto ambientale e alla riduzione dei consumi. «Per il risparmio energetico, oltre ai pannelli solari – ha precisato l'architetto Andrea Maffei – è stato previsto un impianto geotermico con sonde profonde 100 metri».
Le pareti sono state ridefinite come muri verdi ricoperti di edera rampicante verso l'interno, e che insieme agli specchi d'acqua accompagnano parte del perimetro vetrato e si offrono come nuovi orizzonti per chi frequenterà questo nuovo spazio pubblico.


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