Progettazione e Architettura

La sede Immergas
premiata da Piano

Una macchina tecnologica e un oggetto di design. Un edificio-laboratorio trattato come un concentrato di innovazione che ha fruttato al giovane team di progettisti – Iotti+Pavarani con sede a Reggio Emilia – un carico di riconoscimenti: dal premio al miglior giovane studio promosso dall'Associazione di architettura e critica (Aiac), sponsorizzato da Renzo Piano, al premio nazionale Inarch-Ance consegnato a maggio.
Un risultato non da poco, soprattutto se si considera l'ampliamento della sede Immergas – produzione e vendita di caldaie a Brescello – come la prima opera di una certa dimensione per il duo emiliano, balzato agli onori delle cronache di architettura, grazie al progetto per il nuovo stadio di Siena, concorso vinto nel 2004 e mai portato in cantiere.
La Domus Technica, come è stato battezzato il progetto, è un centro di formazione avanzata dove Immergas fa toccare con mano i risultati raggiunti nel campo dei prodotti di nuova generazione, a ridotto consumo energetico o alimentati da fonti rinnovabili. Il risultato è qualcosa di diverso e di più di un semplice showroom per l'esposizione di prodotti. L'edificio è pensato come uno spazio di lavoro, trasformato in una sorta di macchina tecnologica dalle scelte distributive, tecniche e impiantistiche operate dai progettisti. La struttura copre 900 mq, su due livelli, in un'area di 4.500 mq. L'opera è stata realizzata in sostituzione di una vecchia cascina in una zona affacciata su una statale che ha consentito all'azienda di sfruttare il progetto anche come veicolo di marketing per rilanciare l'immagine dell'azienda.
Un basamento rivestito in lamiera nera di zinco-titanio radica l'edificio al terreno. La parte superiore è rivestita invece con lastre in vetro Uglass. Il volume conquista così un'immagine traslucida e compatta, capace di rievocare la vocazione industriale del contesto, e al tempo stesso di riscattarlo con l'arma della sperimentazione tecnologica. Lo spazio è articolato su due piani all'interno di volumi sfalsati. Cuore dell'edificio sono la sottostazione tecnologica (dove viene stoccata l'energia) e i locali dove, a scopo dimostrativo, si producono kilowatt con sistemi di ultima generazione (alta potenza, nuove tecnologie, solare e geotermico). Al primo piano c'è una sala per incontri informali e una terrazza con parti pavimentate, altre a tetto verde, altre ancora in cui sono integrati pannelli fotovoltaici e solari. Tutto l'edificio è praticabile, compresa la copertura.
Di sera, un particolare sistema di illuminazione, alimentato da moduli fotovoltaici, trasforma l'edificio, costato 1,7 milioni, in un corpo di luce: icona in 3D di una struttura che produce e controlla l'energia.


© RIPRODUZIONE RISERVATA