Progettazione e Architettura

Il progettista è anche in giuria
L'Authority boccia il maxi bando

Massimo Frontera

L'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici censura la stazione appaltante anche perché il vincitore aveva redatto il progetto posto a base di gara


Pasticciaccio romano sul cosiddetto Centro Carni. L'esito del maxi-bando di progettazione lanciato nel 2009 per un valore di oltre due milioni di euro è stato impietosamente bocciato dalla recente delibera dell'Autorità di vigilanza sugli appalti pubblici. L'aggiudicazione viene stigmatizzata dall'Authority per un duplice motivo: tra i redattori del progetto preliminare posto a base di gara figurava sia l'impresa risultata vincitrice, sia addirittura un giurato della commissione di gara.
L'episodio è emblematico della leggerezza con cui i committenti selezionano le giurie e come queste ultime valutano i progetti e i progettisti in concorso. A maggior ragione, l'infortunio, conferma la necessità di una legge sull'architettura, a tutela della qualità e della trasparenza. Iniziativa, come è noto, promossa con forza da questo giornale.
Il cosiddetto Centro Carni, è stato concepito come una grande struttura di potenziamento del centro agroalimentare romano, localizzato a est della capitale, al servizio degli operatori dell'industria alimentare del Centro Italia. Il bando, pubblicato lo scorso 21 novembre 2009 sulla «Gazzetta» europea (e il 2 dicembre successivo sulla «Gazzetta» italiana), è stato aggiudicato nel dicembre 2010 all'Ati composta da Europrogetti e Teco (Studio tecnico associato di ingegneria e architettura). La stazione appaltante Car Scpa è una società con una maggioranza di soggetti pubblici – Comune di Roma (31%), Regione Lazio (20%), Provincia di Roma (3,09%) – più la camera di commercio (35,68%), banche e altri privati.
Il bando metteva in gara la progettazione definitiva, la direzione lavori e il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e in fase di esecuzione. La base d'asta era pari a 2.209.452,30 euro. L'offerta economica dell'Ati aggiudicataria (secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa) è stata pari a 1.612,900,18 euro, cioè con un ribasso di quasi il 27 per cento.
Subito dopo l'aggiudicazione è scattato il ricorso del secondo classificato, lo studio Valle di Roma, che ha promosso un ricorso al Tar Lazio chiedendo l'annullamento dell'aggiudicazione, per illegittimità, e segnalando la cosa all'Authority.
«Risulta agli atti – si legge nella delibera 43/2011 dell'Authority di via Ripetta – che il progetto preliminare posto a base di gara è stato redatto, per la componente architettonica dall'Ati aggiudicataria e, per la parte impiantistica, da uno dei commissari di gara, l'ing. Massimo Pompili».
Per scoprirlo non è servito Sherlock Holmes; è bastato guardare alcune tavole del progetto preliminare, dove «è chiaramente indicato il nome dell'ing. Massimo Pompili come redattore della progettazione impianti» e il nome della società Europrogetti, «come redattrice della progettazione architettonica».
Netto il giudizio dell'Autorità. «Da quanto sopra esposto – recita la delibera – appare chiara la violazione dell'articolo 84 comma 4 del Dlgs 163/2006 che stabilisce che i commissari, diversi dal presidente, non possono aver svolto incarichi inerenti all'affidamento di cui si tratta». Censurato anche il doppio ruolo di progettista e concorrente: «La direzione generale Vigilanza lavori, ritenendo che anche la partecipazione alla gara dell'Ati risultata aggiudicataria violasse il principio generale di tutela della concorrenza e della parità di trattamento, ha richiesto un parere all'ufficio affari giuridici, che ne ha confermato la violazione». www.avcp.it


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