Progettazione e Architettura

L'Italia? Un mercatolocale, incapacedi valorizzare i giovani

Paola Pierotti

L'archistar con base a Los Angeles: sono poche le occasioni di lavoro in Italia, è anche poco sfruttata l'enorme ricchezza culturale che offre il Paese

L'architettura in Italia? «Un mercato locale, al massimo europeo». I giovani talenti? Ce ne sarebbero «ma non vengono valorizzati». Thom Mayne, 67 anni, fondatore dello studio Morphosis con cantieri in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, guarda al Belpaese come un luogo dalla «ricca cultura», ma dallo scarso appeal quando si tratta di cercare occasioni di lavoro. E non si tratta di uno sguardo totalmente disinteressato visto che l'archistar americana è in corsa nella maxi-competizione per l'headquarter Eni. «Il tessuto connettivo dell'architettura è globale. E gli architetti vanno e devono andare dove ci sono le opportunità».
Architetto, in Italia hanno lavorato tante archistar, lei ha realizzato la sede di una banca in un piccolo paesino udinese e adesso è in lizza per l'headquarter dell'Eni, nient'altro. Come mai?
In Italia ci sono effettivamente pochissime occasioni di lavoro rispetto a quelle che ci sono in altre parti del mondo. Qui il mercato è molto locale. Peccato, perché da voi ritengo ci sia un grosso potenziale per una presenza internazionale dell'architettura.
Il concorso Eni?
Questo è effettivamente il mio primo concorso italiano. Il tema ci ha interessato perché Morphosis lavora su progetti attenti alla scala urbana (tra l'altro abbiamo appena pubblicato un libro «Combinatory Urbanism» che raccoglie la nostra ricerca elaborata negli ultimi dieci anni su questi temi). Al concorso Eni siamo in partnership con i romani di Nemesi, abbiamo creato sinergie positive tra aspetti globali e locali, valorizzando la specificità del luogo e della cultura.
Secondo indiscrezioni siete tra gli studi selezionati per partecipare al concorso della Bocconi per realizzare un centro sportivo nell'area dell'ex centrale del latte (vedi pagina 3). Lo conferma?
Al momento non possiamo confermare la nostra partecipazione.
In Italia c'è una nuova generazione di progettisti che a causa della crisi cerca nuove strade all'estero. Qual è secondo lei la differenza tra gli architetti italiani e i colleghi stranieri?
Conosco numerosi giovani talenti che si sono formati nelle scuole italiane, è un peccato che poi non ci siano per loro opportunità concrete. In ogni caso la situazione in Italia non è molto diversa da quella del resto del mondo occidentale. Tutti si trovano ad affrontare le stesse sfide.
La crisi ha colpito anche i grandi studi di architettura, come ha reagito Morphosis?
Il contesto economico è una condizione globale e ha colpito tutti gli architetti e quanti lavorano nel settore delle costruzioni. La recessione ci ha costretto ad aumentare i nostri sforzi in tutto il mondo. Morphosis è un'azienda di medie dimensioni, utilizziamo momenti come questi per aumentare la nostra produzione creativa e sicuramente uno dei fattori che ci ha aiutato in questo clima economico è la nostra reputazione per la produzione di progetti complessi, di lavori con alte performance, riuscendo a superare i vincoli dei budget.
Qual è la carta vincente che vi ha permesso di continuare a lavorare anche in questi anni più faticosi?
La nostra società fa un lavoro di nicchia: vendiamo un prodotto specifico e sembra non si registri un calo di domanda per questi lavori economicamente efficienti, frutto di una ricerca e di un progetto che nasce integrato fin dal concept. L'architettura è una pratica creativa, deve saper reagire e deve sapersi adattare ai cambiamenti sociali, economici e politici. Questa elasticità è una specificità intrinseca alla nostra professione.
Tra le ultime opere-simbolo di Morphosis c'è l'edificio newyorkese Cooper Union. Com'è nato il concept di questo progetto?
Eravamo particolarmente interessati allo scambio sociale e creativo tra le diverse discipline. In fase di programmazione abbiamo voluto creare delle relazioni tra architettura, ingegneria e arte. Così, ad esempio, per aumentare la connettività, l'interattività e il dialogo all'interno dell'edificio abbiamo realizzato uno spazio pubblico verticale.
Sempre a New York siete stati coinvolti nel progetto NYC2012 Villaggio Olimpico, qual è stato il vostro approccio al tema?
Abbiamo cercato di interrogarci sul potenziale sviluppo urbano di un sito particolarmente sensibile. Quando iniziamo ogni progetto ci poniamo il maggior numero di domande e cerchiamo risposte possibili anche in termini politici e culturali.
Sa che a Milano per l'Expo 2015 ci sono molte polemiche a causa delle lentezze delle procedure e per la scelta di voler privilegiare la leadership delle imprese piuttosto che quella dei progettisti? Cosa ne pensa?
Negli anni è stato provato che con le grandi esposizioni o con gli eventi sportivi come le Olimpiadi le opere di maggior successo sono uscite grazie alla trasparenza dei concorsi, che per decenni sono stati globali. Non va trascurato comunque che con queste occasioni si generano preziose opportunità anche per gli architetti e per i costruttori locali. Attraverso i concorsi, facendo un confronto con altre soluzioni possibili, si capisce la natura del progetto che dovrà essere costruito.
Si fa il nome di David Chipperfield come curatore della prossima Biennale di architettura di Venezia. Cosa ne pensa di questa scelta? E secondo lei qual è la mission di una grande mostra di architettura com'è la Biennale?
Se fosse davvero Chipperfield sarei curioso di vedere come riuscirà a lasciare la sua impronta. Chissà quali saranno le sue scelte. Guardo con attenzione alla possibilità di differenziazione che la Biennale offre: ogni volta un curatore può offrire prospettive diverse dello stesso tema. La Biennale fa un lavoro di monitoraggio continuo sul progetto architettonico diverso da quello che si fa negli studi. Nel tempo la Biennale si è affermata come il luogo d'incontro più importante per gli architetti. È una mostra che riflette il pensiero corrente, un luogo di incontro, un'opportunità per il dialogo all'interno di un ambiente estremamente favorevole.
Come è nato Morphosis e come è strutturato l'ufficio?
In 40 anni di attività la nostra struttura è cresciuta e cambiata radicalmente, anche in ragione della complessità dei progetti. Ci siamo evoluti da uno studio con poche persone impegnate su piccoli progetti, per lo più residenziali, a un'azienda che ora lavora ad ampio spettro per operazioni che abbracciano l'architettura e l'ingegneria. Abbiamo creato un ufficio che integra le caratteristiche organizzative e strutturali di una grande impresa, con i valori artigianali e creativi, più personalizzati, che sono propri di una piccola azienda. Il tutto con una visione unitaria che opera sotto la mia leadership. Personalmente mi occupo di tutti gli aspetti del progetto, dal concept al cantiere.
Dal suo punto di vista, quali sono i Paesi più interessanti per l'architettura contemporanea?
Mi piace lavorare ovunque ci sia un lavoro interessante. Ritengo che oggi sia utile investire dove le economie sono più vivaci, in Cina ad esempio, dove l'economia è effettivamente in rapida crescita. Lì sono aperti a nuove idee, l'architettura viene concepita come materia integrata con le infrastrutture, la sostenibilità e l'economia. In ambienti come questi c'è spazio per la sperimentazione.
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