Progettazione e Architettura

Expo da star: dopo Libeskind in campo Majowiecki

Mauro Salerno

Si doveva fare un concorso, forse finirà con un'altra chiamata diretta. All'Expo gli annunci delle competizioni internazionali di architettura lasciano il posto alle più prosaiche consulenze. E dopo la star dell'architettura, entra in campo il numero uno dell'ingegneria italiana. Se a Daniel Libeskind è stato affidato il compito di disegnare le porte d'ingresso all'esposizione del 2015, il milanese Massimo Majowiecki, strutturista di fama, noto anche per aver firmato lo stadio Olimpico di Roma, è stato contattato per studiare il sistema di realizzazione delle tende, pensate per ospitare i padiglioni nazionali con i giardini e le coltivazioni destinati a rendere concreta l'idea dell'Orto planetario.
L'operazione non è ancora stata formalizzata. Ma né il professore milanese con studio a Bologna (e una cattedra di Architettura strutturale allo Iuav) né la società dell'Expo negano che ci siano stati contatti che in futuro potrebbero portare a un vero e proprio incarico. L'oggetto, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere proprio il sistema costruttivo prefabbricato delle tende-padiglione che in un primo momento l'Expo aveva annunciato di voler mettere in gara con la formula del concorso di idee. «Sto dando una mano a capire la fattibilità del progetto – ammette Majowiecki –, visto che richiede un certo grado di specializzazione».
Una specializzazione che secondo la società dell'Expo permetterebbe addirittura di by-passare la necessità di una gara pubblica, qualora si decidesse di passare dai contatti ai contratti. «In casi particolari è possibile – rispondono –, ad esempio quando si richiedono altissimi gradi di professionalità, o in altri casi, prodotti molto particolari non facilmente rintracciabili sul mercato».
La notizia arriva proprio mentre gli architetti riuniti a Roma nella Conferenza nazionale degli Ordini provinciali esprimono una posizione fortemente critica sulla scelta dell'Expo di abbandonare la strategia della concorrenza trasparente, attraverso le competizioni di architettura. «L'Expo 2015 – si legge in una nota – deve trasformarsi, attraverso l'utilizzo di concorsi, in un'occasione di valorizzazione e di crescita della cultura del progetto».
Gli architetti contestano anche che «contrariamente agli iniziali programmi» l'Expo abbia deciso di «adottare in modo esclusivo e generalizzato la procedura dell'appalto integrato per la realizzazione delle opere connesse all'evento espositivo». Una retromarcia giustificata con la necessità di affrettare i tempi che, secondo i calcoli degli addetti ai lavori, non sarebbe affatto motivata, visto che all'appuntamento del 2015 mancano ancora quattro anni.


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