Progettazione e Architettura

La sfida della crisi e i nuovi talenti


Ma ci dovrebbero soprattutto essere momenti di coraggio inaspettato da parte di quei pochi committenti, pubblici e privati, che potrebbero avere ancora la possibilità di investire in architettura.
Il caso clamoroso è rappresentato dall'Expo, atteso nell'anno a venire al lancio dei concorsi pubblici e su cui si giocano ancora attese residue.
Mentre un barlume di speranza arriva invece da una parte del mondo cooperativo che, con le due esperienze di AAA architetti cercasi, e l'affidamento di alcuni incarichi nel calderone di Cascina Merlata a giovani studi emergenti di architettura, sta dimostrando che si dovrebbe operare diversamente in un ambito come l'housing sociale, che può diventare uno straordinario laboratorio per l'architettura e la società italiana.
Continuo a pensare che la crisi sia una straordinaria, potenziale occasione per un Paese arretrato come il nostro, ma su questo tavolo dovrebbe affacciarsi una politica purtroppo inconsapevole delle potenzialità rappresentate dalla qualità in architettura (e un assessore architetto a Milano non fa primavera).
Dove per qualità io non penso a una dimensione linguistica o formale, ma a un approccio al progetto che punti alla riduzione del consumo di suolo, a un pensiero innovativo sullo spazio pubblico low-cost, alla decrescita come risorsa culturale condivisa, e a un'inedita ecologia sociale che influenzi il progetto delle nostre città.
Quindi, ripensando all'anno appena terminato, mi viene da osservare soprattutto piccoli segni realizzati e operazioni in corso d'opera che vale la pena veder maturare.
Trattengo negli occhi un elegante ristrutturazione nel cuore di Milano di Filippo Taidelli, un rifugio estremo e pop agganciato a un ghiacciaio di Stefano Testa, un asilo aeroportuale a Bari di Laboratorio Permanente, la scuola blu-afgana del trio romano Ian+ con Ma0 e 2a+p/A, le sperimentazioni necessarie di Temporiuso, e le attrezzature autostradali a Bressanone di Modus.
Attendo la fine del cantiere bolognese di Labics, le sperimentazioni social housing di Diverserighe studio e di Tamassociati tra Bologna e Venezia, la cantina Antinori di Archea, il completamento di Portello-Fiera e il nuovo museo delle culture di Chipperfield a Milano, i lavori nel martoriato territorio messinese di Marco Navarra/Nowa, alcune opere in incubazione di Metrogramma, Elastico e C+S, nonché il completamento di una piccola, pazza villa di Cherubino Gambardella tra Napoli e Roma.
Guardo con poca eccitazione agli ultimi giorni della blob congressuale di Massimiliano Fuksas, alle stazioni dell'alta velocità, e alle troppe torri senz'anima milanesi. Mentre mi piacerebbe poter visitare presto una vera, importante opera prima, progettata e costruita da alcuni degli studi italiani che hanno bisogno di lavoro vero e sporco per crescere definitivamente come Salottobuono, Baukuh, Luca Diffuse, Lorenzo Capobianco, Laboratorio Permanente, Francesco Librizzi, Yellow Office e di tante altre realtà italiane su cui bisogna investire con coraggio e consapevolezza.
Guardando all'ossessiva, magnifica produzione di disegni di Beniamino Servino capisco come il disegno italiano abbia il potere di generare teoria libera e visionaria, e ritrovo questo afflato in San Rocco oltre che nelle tavole digitali/blog di Luca Diffuse.
Devo ringraziare "Chernobyl" di Francesco Cataluccio e "Cattedrali" di Luca Doninelli, che considero i migliori libri d'architettura e città di quest'anno.
Sogno il Sud Italia come vero laboratorio eretico progettuale contro la crisi, e un governo centrale che promulghi finalmente la Legge per l'Architettura.


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