Progettazione e Architettura


Riforma professioni,
Ordini al contrattacco

Massimo Frontera

La battaglia per la liberalizzazione delle professioni è solo rinviata. Intanto i giovani sentono l'Ordine lontano e poco utile


Una proposta di riforma degli Ordini professionali che affronti tutti i temi caldi, dalle tariffe all'accesso alla professione, alla formazione. È questa la contromossa degli Ordini professionali, dopo l'ultimo convulso episodio della tentata liberalizzazione degli Ordini inserita a sorpresa nel maxi-emendamento della manovra estiva.
Una sortita vissuta dai professionisti come l'ultimo blitz di colpire il sistema ordinistico per le vie brevi, per così dire, cioè senza né comunicare né condividere modalità e obiettivi, bensì avvalendosi del decreto legge abbinato all'effetto sorpresa.
A distanza di pochi giorni dal tentato "blitz", tutti gli Ordini professionali, insieme alle rispettive Casse, si sono ritrovati a Roma per concordare una linea comune nei confronti del Governo. L'occasione è stata l'assemblea straordinaria convocata da Cup e Adepp lo scorso mercoledì 27 luglio, a cui è intervenuto anche il ministro del Lavoro Sacconi.
«Ci sono due pilastri che accomunano tutte le professioni – ha detto il presidente degli architetti Leopoldo Freyrie – su questi pilastri dobbiamo costruire una proposta e fare una battaglia che sarà durissima e sapendo che alcune cose purtroppo non si fanno alla luce del sole ma nelle sale più buie del Paese». Importante anche rompere l'isolamento. «Siamo in un recinto sempre più debole – ha proseguito Freyrie –; su questa ghettizzazione abbiamo anche noi delle responsabilità perché ci siamo esclusi da proposte di sviluppo del Paese: dobbiamo invece parlare ai cittadini ma anche con le Università e i committenti, anche se si chiamano Confindustria». «L'importante – ha aggiunto il presidente degli architetti – è che l'analisi e la riforma non rispondano solo a logiche economiche».
«Ripartiamo dalle proposte che abbiamo presentato un anno fa al ministro Alfano su sua sollecitazione – propongono gli ingegneri per bocca del consigliere del Cni, Sergio Polese –. Quelle proposte restano valide, tanto più che siamo tutti d'accordo su questo».
Sulla stessa lunghezza d'onda Paola Muratorio, presidente di Inarcassa. «La difesa non è una strategia adatta ai tempi – ha detto – dobbiamo invece avere una strategia unitaria per proporci all'esterno. Come Adepp dobbiamo mettere delle cose in comune per far vedere all'esterno che sul tema dell'unificazione delle Casse (più volte annunciata dal ministro Sacconi, ndr) stiamo lavorando».
Un'apertura è arrivata dal ministro Maurizio Sacconi, sia pure in un contesto di riforma dell'assetto attuale. «Gli Ordini sono organi intermedi importanti da valorizzare nel nome del bene comune. Sono una risorsa e una forza anche quando se ne intravedono i limiti». Sacconi si è detto aperto a una discussione anche sulle tariffe minime: «È un tema inevitabilmente aperto, sia pure con un ancoraggio solido nella deontologia professionale». Il ministro si dice convinto che «la liberalizzazione delle professioni non sia un modo per dare un impulso all'economia». Segnala però un «difetto di accesso che dipende dal percorso di preparazione troppo lungo, che possiamo risolvere integrando il praticantato nella fase di studio: è una scelta che non può più essere rinviata». L'esame di Stato, poi, «dovrebbe diventare una verifica di tipo pratico».
Di queste tensioni al calor bianco arriva un'eco molto smorzata ai singoli professionisti.
«L'Ordine è necessario perché si batta per la figura dell'architetto e integrarla a livello europeo», dice Nicola Auciello, quarantunenne architetto con studio a Roma (na3). L'Ordine è utile, ma potrebbe fare molto di più. «Sul fascicolo del fabbricato – cita per esempio Auciello – le risposte alle questioni più importanti da parte dell'Ordine non ci sono state. C'è molto da lavorare sui servizi». «Per molti giovani ad esempio – prosegue – sarebbe utilissimo una maggiore assistenza nel campo legale e commerciale. Ma chi offre questo servizio presso l'Ordine ti aiuta fino a un certo punto e poi magari ti chiede di venire privatamente».
E le tariffe? «La tariffa oraria che consiglia l'Ordine, 57-58 euro, è impensabile sul mercato – risponde l'architetto 34enne veneziano, Federico Giacometti, (Mog architetti) –. Se tutto va bene riesci a stare dentro a 35. Facciamo solo un vago riferimento al tariffario».
«L'Ordine dovrebbe pretendere dagli enti locali delle interpretazioni univoche sulle norme – suggerisce Claudia Casini, trentaduenne ingegnere di Livorno –. Questo sarebbe fondamentale perché a volte noi ci troviamo a interpretare una norma e a metterci il timbro, ma a nostro rischio».
Un esempio? «Sulle categorie di intervento in edilizia – risponde Casini –. Tra ristrutturazione, manutenzione, restauro e risanamento conservativo c'è molta confusione».
«L'ordine non ci riguarda – dice tranchant il trentunenne vicentino Leonardo Tursi (On_Office) – non lo troviamo utile, procediamo molto liberamente; saremmo quasi favorevoli alla liberalizzazione in toto a 360 gradi. Non percepiamo nessuna forma di tutela e di vicinanza».
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