Progettazione e Architettura

Architetti, scontro frontale sulla riforma della professione che elimina le specializzazioni

Massimo Frontera

La bozza del Consiglio nazionale: nella figura unica dell'architetto confluiranno paesaggisti, pianificatori e conservatori

(articolo aggiornato il 2 aprile 2020)
Mentre il mondo è in guerra contro il Coronavirus, nella più ristretta cerchia degli architetti italiani si sta combattendo un'altra guerra, tutta interna alla professione, ma non meno cruenta e senza esclusione di colpi di quella contro il Covid-19. Motivo? La bozza di testo di riforma della professione proposto dal Consiglio nazionale. Questa guerra non è ancora deflagrata ma sta montando in modo sommerso con lettere infuocate inviate ai vertici degli ordini locali o commenti postati sui siti associativi. E che si riverberano sul Consiglio nazionale, che - va ricordato - si avvicina al rinnovo delle cariche sociali ed è pertanto in pieno clima elettorale.

Il casus belli è il testo base di riforma della professione redatto dall'apposito gruppo operativo "Ordinamento" e trasmessa a tutti gli ordini con una lettera di accompagnamento firmata da presidente del Consiglio nazionale, Giuseppe Cappochin, dal coordinatore del dipartimento "Riforme e politiche per la professione", Massimo Crusi, e dal Consigliere Fabrizio Pistolesi. La lettera, del 3 marzo avvia una prima fase di consultazione che dovrebbe concludersi il 30 marzo, termine che, per i noti motivi, è quasi certamente destinato a slittare.

Di sicuro però non slittano le polemiche, perché - tra i tanti temi affrontati dalla riforma - c'è n'è uno fortemente "divisivo". La proposta di riforma configura una complessiva reunion di tutti i professionisti dell'architettura nell'alveo dell'unica figura di "architetto", cancellando le specializzazioni di pianificatore, paesaggista e conservatore che si sono affermate negli ultimi anni. Come riassume l'Assurb (Associazione urbanisti e pianificatori territoriali) in una lettera inviata il 20 marzo scorso a tutti gli ordini e al Consiglio nazionale - in cui definisce la proposta «irricevibile», chiedendone il ritiro - «la bozza prevede la soppressione delle tre figure professionali di pianificatore territoriale, paesaggista e conservatore dei beni architettonici ed ambientali della Sezione A nonché entrambe le figure professionali di pianificatore iunior e architetto iunior della Sezione B, facendo confluire le competenze di dette figure nell'unica figura professionale dell'architetto con percorso formativo universitario quinquennale indistinto».

Che fine fanno le specializzazioni
Dopo essere assorbiti dall'unica definizione di architetto, pianificatori, conservatori e paesaggisti potranno ritornare a essere definiti come tali, sia pure a valle di un percorso attuativo di tipo regolamentare. «È riconosciuta agli architetti - si legge infatti nel testo (articolo 5) - la possibilità di ottenere e indicare il titolo di specialista secondo modalità che sono stabilite, nel rispetto delle previsioni del presente articolo, con regolamento adottato dal Ministro della giustizia previo parere del CNA». «Il titolo di specialista - prosegue il testo - si può conseguire all'esito positivo di percorsi formativi almeno biennali o per comprovata esperienza nel settore di specializzazione». Tali profili specialistici saranno anch'essi definiti dal regolamento attuativo.

Più avanti si dice inoltre che «il conseguimento del titolo di specialista per comprovata esperienza professionale maturata nel settore oggetto di specializzazione è riservato agli architetti che abbiano maturato un'anzianità di iscrizione all'albo degli architetti, ininterrottamente e senza sospensioni, di almeno dieci anni e che dimostrino di avere esercitato in modo assiduo, prevalente e continuativo attività professionale in uno dei settori di specializzazione negli ultimi cinque anni». Infine, «l'attribuzione del titolo di specialista sulla base della valutazione della partecipazione ai corsi relativi ai percorsi formativi nonché dei titoli ai fini della valutazione della comprovata esperienza professionale spetta in via esclusiva al Cna. Il regolamento di cui al comma 1 stabilisce i parametri e i criteri sulla base dei quali valutare l'esercizio assiduo, prevalente e continuativo di attività professionale in uno dei settori di specializzazione». Questo per quanto riguarda i nuovi iscritti. Gli attuali iscritti (sezione A o B) come paesaggisti, conservatori e pianificatori si ritrovano nella «sezione B a esaurimento», salvo chi matura il titolo necessario entro cinque anni dalla riforma.

Le reazioni dei diretti interessati
La proposta del Consiglio nazionale ha suscitato reazioni di netta contrarietà alla riforma tra i diretti interessati, in particolare i pianificatori. «La bozza di riforma - scrive l'Aiap, Associazione italiana di architettura del paesaggio - sembra andare in direzione opposta rispetto alle richieste di specializzazione e riconoscimento delle competenze (professional skills) che caratterizzano il sistema delle professioni a livello europeo ed internazionale».
Markus Hedorfer, presidente di Assurb, ricorda e sottolinea «la condanna unanime maturata nell'ambito del Consiglio nazionale dell'associazione: abbiamo usato parole come irricevibile, anacronistica, antistorica nonché culturalmente inconsistente».
«È con grande stupore ma anche con relativa irritazione che ho letto Bozza di "riforma" della figura dell'architetto. Non mi sembra vi sia nessuna riforma ma una semplice riscrittura del Regio Decreto del 1925 in termini contemporanei», si legge in una lettera inviata al presidente dell'Ordine di Macerata dal pianificatore territoriale Pier Giuseppe Vissani.

Sul sito dell'Inu (Istituto nazionale di urbanistica, che ancora non ha preso una posizione ufficiale) fioccano reazioni al vetriolo. Giuseppe De Luca, docente di urbanistica e pianificazione e vicedirettore del dipartimento di Architettura dell'Università di Firenze, promette - in una lettera inviata al presidente dell'ordine locale - di contrastare ovunque possibile l'attuazione di questa riforma perché la ritiene un passo indietro rispetto a «un contenzioso storico che ha portato a innalzare il livello e una riconoscibilità di una professione che prima era considerata "ancella" alla figura dell'architetto». Più colorito Saverio Mecca, sempre dell'Ateneo fiorentino, che parla di «fuga dal futuro», definendo la bozza di riforma «un documento pessimo sul piano tecnico, politico e della visione» e «un arretramento culturale grave da parte del Consiglio nazionale degli architetti».
Daniele Rallo, ex presidente di Assurb, parla di «riforma senza cultura».

Anche Francesco Musco, docente allo Iuav, sottolinea l'aspetto dello scollamento con la realtà, ricordando che «la professione dell'architetto è cambiata; e che il Dpr del 2001 ha introdotto le sezioni specialistiche, e sono cambiati i settori della formazione: oggi chi studia architettura ha competenze limitate nel settore dell'urbanistica, rispetto a prima». Infine, Musco avanza dubbi anche sulla opportunità di avviare una discussione su un tema impegnativo come la riforma della professione «nella fase più acuta della crisi da epidemia di coronavirus».

Gli altri punti della riforma
La figura unica dell'architetto, che ha catalizzato l'attenzione dei professionisti specializzati, non è però l'unico aspetto affrontato dalla proposta del Cna. In particolare, come sintetizza il presidente Cappochin nella citata lettera del 3 marzo scorso agli ordini territoriali, la proposta di riforma, tra le altre cose, «si ispira alla legge francese sull'architettura e valorizza il progetto architettonico come elemento tipico delle prestazioni professionali degli architetti», «ripristina livelli minimi di compenso, anche alla luce della giurisprudenza europea», «introduce il tirocinio professionale come percorso di accesso alla professione, consentendo la semplificazione dell'esame di Stato», «rafforza i rapporti tra Ordini e Università», «valorizza le funzioni sussidiarie degli Ordini», «istituisce l'Osservatorio permanente sulla tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico della Nazione», «istituisce la Scuola superiore dell'Architettura», «riorganizza e razionalizza la funzione disciplinare, introducendo anche la possibilità di rito sommario per illeciti quali la violazione dell'obbligo di formazione continua».

Il testo della proposta del Cnappc di riforma della professione di architetto


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