Progettazione e Architettura

Roma, Piazza Augusto Imperatore: a 13 anni dal concorso internazionale parte (forse) la sistemazione del giardino

Mariagrazia Barletta

In gara i lavori del II stralcio del progetto di riqualificazione della piazza, limitato al prato intorno al Mausoleo e a poco altro. L'affidamento del primo stralcio è invece ancora bloccato da un contenzioso

A tredici anni dall'aggiudicazione del concorso al gruppo Urbs et Civitas, guidato da Francesco Cellini, va in gara la sistemazione delle aree verdi attorno al Mausoleo di Augusto, a Roma. Tredici anni per arrivare alla gara per l'affidamento dei lavori del secondo stralcio del progetto di riqualificazione della piazza, dominata da uno tra i più importanti monumenti di epoca romana, nonché il più grande sepolcro circolare al mondo. E sebbene il progetto del giardino abbia conquistato un nuovo e (forse) decisivo traguardo, il primo stralcio del progetto di Cellini, dopo varie vicissitudini che hanno scomodato persino la Corte di Giustizia Ue, resta impantanato nei ricorsi. La proposta del team di Cellini, frutto di un concorso internazionale vinto a dicembre 2006, fu infatti divisa in due stralci funzionali. Il secondo, mandato in gara dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali lo scorso 30 dicembre (con un bando di importo di circa 4,3 milioni e con scadenza 13 marzo prossimo), riguarda la sistemazione a prato dell'area intorno al Mausoleo, comprensiva di un piccolo antiquarium, della valorizzazione dei resti della domus procuratoris (aderente al Mausoleo) e del basamento dell'obelisco sul lato est.

I lavori comprendono le opere di contenimento del terreno lungo il deambulatorio del Mausoleo (da realizzare con terre rinforzate) e le sistemazioni di largo degli Schiavoni e delle due vie che delimitano la piazza sui lati nord ed est. Il primo e più corposo stralcio riguarda invece la riconfigurazione dello spazio pubblico a sud del monumento funerario, un'area molto ampia, che va che dall'abside della chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo fino alla via di Ripetta, in corrispondenza dell'edificio dell'Ara Pacis. Si tratta di delicati lavori che includono opere di contenimento dei terrapieni derivanti dallo scavo per la realizzazione della piazza che si prevede ad una quota di -5,6 metri al di sotto dell'attuale quota stradale. Più nel dettaglio, la piazza, posta alla quota archeologica del I e II secolo, pavimentata con gli antichi lastricati restaurati, dovrà essere raccordata con due cordonate alle aree vicine. A distanza di quattro anni e nove mesi dall'avvio della gara per il primo stralcio (il bando fu lanciato ad aprile 2015, per un importo di 8,8 milioni di euro), i lavori per la nuova piazza non sono ancora iniziati. E, dopo una gara-odissea, l'aggiudicazione è ostaggio dei ricorsi.

Trenta mesi per arrivare all'aggiudicazione
Ci sono voluti trenta mesi per individuare l'impresa aggiudicataria del primo stralcio. E, trascorsi oltre due anni dall'assegnazione definitiva (avvenuta il 14 novembre 2017), ancora non si sa quale sarà l'impresa che realizzerà i lavori. Sull'ultimo ricorso il Consiglio di Stato si pronuncerà il 9 luglio 2020. Tante (troppe) le cause che hanno allontanato l'avvio del cantiere. La prima, relativa alla fase di gara, è legata alla presentazione, da parte delle imprese, di soluzioni migliorative per le opere di contenimento dei terreni. Soluzioni «finalizzate ad individuare tecniche e materiali alternativi a quanto previsto nel progetto esecutivo, al fine di ridurne l'invasività ed il rischio di danneggiare in modo irreversibile le murature antiche e storiche circostanti la zona di intervento ed eventuali manufatti che si trovassero nel sottosuolo», recita il disciplinare.

A marzo 2016 viene stilata la graduatoria provvisoria e al primo posto si classifica il raggruppamento guidato da Ircop che propone, per il contenimento dei terreni, una paratia continua formata da palancole di acciaio infisse nel terreno con sistemi idraulici. La tecnica viene considerata dal Rup invasiva e inidonea rispetto al contesto, così richiede alla commissione di riunirsi ancora per riverificare le offerte tecniche. Ircop resta prima. A quel punto il Rup sottopone la soluzione delle palancole alle Sovrintendenze di Stato e Capitolina. Entrambe la bocciano, ritenendola distruttiva per i resti che con molta probabilità intercetterebbe nel sottosuolo e rischiosa per i monumenti circostanti. Acquisite dal Rup le controdeduzioni del concorrente, la commissione tecnica si riunisce ancora tra gennaio e febbraio 2017 per riesaminare la proposta della prima classificata alla luce dei nuovi elementi acquisiti.

Allungatisi i tempi della procedura e, quando finalmente si era pronti per l'aggiudicazione, mancavano i soldi: l'opera era stata definanziata. Riassegnate le risorse, l'aggiudicazione all'Impresa Costruzioni Ing. Enrico Pasqualucci diventa esecutiva. Arrivano i ricorsi di Ircop che, prima nella classifica provvisoria era scivolata al quarto posto, e di Italiana Costruzioni arrivata seconda. Confermando la sentenza di primo grado, il Consiglio di Stato respinge il ricorso di Ircop (sentenza n. 70 del 2019), che contesta la legittimità della scelta della commissione.

Il contenzioso fermo all'appello, dopo l'intervento della Corte Ue
Il secondo ricorso viene presentato al Tar Lazio da Italiana Costruzioni contro Roma Capitale e nei confronti dell'impresa aggiudicataria, per l'annullamento, previa sospensione, della determinazione con cui la Sovrintendenza capitolina ha disposto l'aggiudicazione dei lavori. L'impresa Pasqualucci propone il ricorso incidentale contestando la mancata esclusione di Italiana Costruzioni dalla gara. Il Collegio ne riconosce la fondatezza e lo esamina prioritariamente «attesa la sua portata escludente laddove tocca la stessa fase preliminare dell'ammissione della ricorrente alla gara sotto il contestato profilo dei requisiti di moralità». Il ricorso incidentale viene accolto e la sentenza (n. 7651 del 2018) dispone l'annullamento degli atti di gara nella parte in cui non hanno provveduto ad escludere Italiana Costruzioni dalla procedura per l'affidamento dei lavori. «L'accoglimento dell'impugnazione incidentale rende improcedibile il ricorso principale proposto dall'Italiana Costruzioni, venendo con tutta evidenza meno la legittimazione a ricorrere in capo alla esponente società», si legge nella pronuncia.

Italiana Costruzioni ricorre al Consiglio di Stato per la riforma della sentenza del Tar, considerandola erronea, tra l'altro, nella parte in cui ha omesso di esaminare il ricorso principale a seguito dell'accoglimento del ricorso incidentale escludente. Secondo la ricorrente ciò violerebbe i principi affermati dalla Corte di Giustizia (decisione del 5 aprile 2016, causa C-689/13). Il Consiglio di Stato a marzo 2019 sospende il giudizio e rimette la questione alla Corte di Giustizia. Più precisamente, già a maggio 2018, l'Adunanza plenaria aveva chiesto alla Corte di Giustizia quale fosse la corretta interpretazione delle direttive comunitarie sulle procedure di ricorso in materia di appalti relativamente al tema della valutazione di un ricorso principale presentato da un concorrente destinatario di un ricorso incidentale escludente reputato fondato, considerando anche la partecipazione alla gara di più imprese non evocate in giudizio. I giudici chiamati a pronunciarsi sul ricorso di Italiana Costruzioni ritengono la questione d'interpretazione, sollevata dall'Adunanza plenaria, di rilievo anche per la decisione riguardante la gara di piazza Augusto Imperatore e sospendono il relativo giudizio.

Sovrintendenza verso la stipula del contratto
«La sentenza 07651/2018 del Tar Lazio (su ricorso di Italiana Costruzioni, nda), ancorché impugnata, è, pur tuttavia, pienamente esecutiva e nessuna richiesta cautelare è stata avanzata dall'appellante», si legge nella determinazione dirigenziale della Sovrintendenza Capitolina, protocollata il 10 maggio 2019. Data l'esecutività della sentenza del Tar Lazio, a febbraio 2019, la Soprintendenza avvia le azioni propedeutiche alla stipula del contratto con l'impresa Pasqualucci, viene verificato tra l'altro (con esito positivo) il possesso dei requisiti. «Atteso il rilevante interesse pubblico sotteso, si è ritenuto opportuno procedere con l'emissione dei successivi atti propedeutici alla stipula del contratto, previo inserimento nello stesso di una clausola a salvaguardia dell'Amministrazione», si legge nella determinazione. Clausola formalmente sottoscritta dall'impresa lo scorso aprile. La sospensione del giudizio da parte dei giudici amministrativi arriva a marzo 2019 e a maggio la Soprintendenza conferma il rilascio del nulla osta alla stipulazione del contratto dell'appalto a favore dell'impresa Costruzioni Ing. Enrico Pasqualucci.

La sentenza della Corte di Giustizia europea
La Corte di Giustizia europea si è espressa lo scorso 5 settembre sulla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato, che verteva, dunque, sull'interpretazione dell'articolo 1, paragrafo 1, terzo comma, e paragrafo 3, della direttiva 89/665/CEE riguardante l'applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici. Secondo l'interpretazione della Corte «un offerente che abbia proposto un ricorso come quello di cui al procedimento principale non può, sulla base di norme o di prassi procedurali nazionali, quali quelle descritte dal giudice del rinvio, essere privato del suo diritto all'esame nel merito di tale ricorso». Ora si attende la pronuncia del Consiglio di Stato. Terminati i lavori in corso per il restauro del Mausoleo, e volendo augurare il meglio al monumento e al suo contesto, bisogna sperare che i primi visitatori che faranno ingresso nell'antica tomba (l'apertura è prevista entro l'anno), saranno accolti tra il caos di due cantieri in piena attività.


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