Progettazione e Architettura

Sul lago di Como la villa dal volto di pietra grigia firmata Lorenzo Guzzini

Mariagrazia Barletta

Per ottenere un rapporto con le tipologie rurali di mezzacosta la scelta per il rivestimento è caduta sulla pietra morena della Lombardia, molto simile alla pietra locale, ossia alla pietra di Moltrasio, in esaurimento per la progressiva chiusura delle cave

Costruire non solo con la materia, ma anche con la luce e le ombre. Unire indissolubilmente tradizione e contemporaneità, in modo da catturare l'anima dei luoghi e traghettare il saper fare artigianale nel nuovo millennio. Sono queste - in estrema sintesi - le ambizioni di Lorenzo Guzzini, architetto under 40 e apprezzato scultore, che ha da poco terminato villa Molli, una dimora affacciata sul Lago di Como, nei pressi di Sala Comacina. Interessato alla commistione tra arte e architettura, si laurea all'Accademia di Architettura di Mendriso, nel 2010 giunge a Como (dopo un intermezzo a Londra), dove, oltre a dare sfogo a ricerche sull'interazione tra luce e materia attraverso sculture di gesso, inizia a progettare "casa G", che gli ha valso, tra vari riconoscimenti, la menzione d'onore nell'ambito del premio "giovane talento dell'architettura 2014" bandito dal Consiglio nazionale degli architetti. Da allora Lorenzo Guzzini ha realizzato altre residenze unifamiliari in area comasca, in ultimo Villa Molli a mezzacosta sul Lago di Como (disegnata per la parte ingegneristica con il supporto di Claudio Sosio De Rosa).

«La villa nasce dall'analisi del luogo, diviso in tre livelli di costruzione. Nella parte bassa, in riva al lago, c'è il tessuto denso dei paesi. Salendo, a mezzacosta, vi è la fascia che una volta era dedicata all'agricoltura, dove ci sono ancora dei cascinali a forma di torre. Poi la montagna sale ripidamente e c'è il bosco. Posizionandosi la villa in questa fascia intermedia, mi sono ispirato agli antichi cascinali». Ma la morfologia della casa trae origine anche da motivazioni molto più concrete. Si divide in due torrette, unite, in corrispondenza del piano terra, da un volume basso contenente il soggiorno e la cucina. La divisione in due volumi principali è dettata da questioni di viste, interne ed esterne. «Dietro la casa c'è una passeggiata molto importante che collega diversi paesi. La casa ne segue l'inclinazione e i due tetti restano al di sotto del livello stradale. In più, i due volumi sono separati in modo da far sì che i passanti, guardando dalla strada verso il basso, possano vedere il lago», spiega ancora l'architetto. Inoltre la divisione in volumi ha permesso di massimizzare gli affacci interni verso l'Isola comacina. La zona giorno (un unico ambiente contenente cucina, sala pranzo e salotto) , seguendo l'andamento del declivio, è divisa in tre livelli. Un espediente che non solo ha permesso di limitare gli scavi, ma che, considerate la profondità e le grandi dimensioni dell'ambiente - «la luce è di quasi nove metri», riferisce Guzzini -, consente a chi si trova distante dalla grande vetrata di percepire comunque il paesaggio esterno: «il cono prospettico si allarga e anche chi è in fondo all'ambiente vede la superficie del lago».

Il legame con le tipologie rurali di mezzacosta è non solo volumetrico, ma anche materico. «L'esterno è rivestito di pietra morena della Lombardia», spiega ancora l'architetto. «Ha una colorazione - continua - che si avvicina molto alla pietra locale, ossia alla pietra di Moltrasio che piano piano sta finendo perché tantissime cave sono state chiuse». Una scelta che è servita a uniformarsi al paesaggio. Il rivestimento alterna ricorsi di blocchetti di pietra alti dieci centimetri a lastre alte due centimetri e leggermente aggettanti rispetto al filo del paramento. Viene a crearsi un particolare effetto rigato. La stessa logica di alternanza di blocchi e lastre si ripete sul tetto, che rivisita le tradizionali coperture a scandole, ma ottimizzandone il materiale, assume una forma scalettata. «Difficilmente le scelte che prendiamo sono estetiche, l'estetica arriva dopo l'ottimizzazione funzionale o strutturale», precisa l'architetto. La lavorazione è artigianale. «Ci tengo particolarmente a sviluppare dettagli di architettura contemporanea con chi è memore di tecniche di costruzione da generazioni. In questo caso abbiamo chiamato posatori della Valtellina con esperienza più che decennale, ma abbiamo spiegato loro che avrebbero dovuto applicare il saper fare ad un dettaglio di architettura contemporanea», riferisce Guzzini, che continua: «Noi come studio facciamo ancora tutto in modo artigianale, combattiamo affinché certe tradizioni restino e sentiamo di chiedere a tutti gli artigiani di fare uno sforzo in più dedicandosi all'architettura contemporanea. Disegniamo tutto: dagli infissi al dettaglio dell'incastro delle pietre, ai mobili. Cerchiamo di fare tutto su misura coinvolgendo artigiani con esperienza».

È soprattutto all'interno della casa che l'architetto trasferisce le sperimentazioni su luce e materia che caratterizzano le sue opere scultoree. «Il soffitto è di cemento facciavista, le pareti sono di intonaco di calce, il pavimento è uno spatolato in cemento e la soletta è lasciata in cemento armato a vista. Ci tengo che i materiali siano naturali, autentici e vivi», conclude. Rimbalzi di luce, superfici vibranti caratterizzano gli interni, dove dilatazioni e contrazioni di ambienti, passaggi da zone di luce ad altre più in ombra, generano percezioni particolari esaltando le geometrie degli spazi.


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