Progettazione e Architettura

Musei diffusi e rilancio turistico (con i fondi Ue): ecco le prime idee per valorizzare il bacino del Po

M.Fr.

All'Urbanpromo di Torino, il 12 novembre si parlerà delle prime idee pervenute in risposta alla call lanciata dai promotori del "Manifesto per il Po" il 2 ottobre scorso

L'appuntamento è fissato all'Urbanpromo di Torino, il prossimo 12 novembre, quando saranno presentati i primi risultati (necessariamente parziali) della "call" lanciata il 2 ottobre scorso per raccogliere idee, proposte e possibili azioni partecipate finalizzate alla tutela e allo sviluppo sostenibile del bacino del fiume Po. La novità - che sarà appunto illustrata in un appuntamento dedicato all'interno della XVI edizione di Urbanpromo-Progetti per il Paese (e successivamente a Pavia in un diverso contesto) - fa seguito al "Manifesto per il Po" promossa nel maggio 2017 a Milano da un gruppo di organizzazioni nazionali, regionali, locali (tra cui l'Istituto nazionale di urbanistica, Legambiente, Touring Club, Italia Nostra e Società italiana ecologia del paesaggio). Sono gli stessi promotori del Manifesto del 2017 ad aver lanciato la call che si è aperta all'inizio di ottobre e che si chiuderà il prossimo 30 gennaio.

La proposta si richiama all'esigenza avvertita dal vasto territorio toccato dal principale fiume italiano, di superare l'attuale frammentazione della governance di bacino che vede appunto diversi enti con responsabilità e poteri sull'area, per arrivare a un governo unitario in grado di produrre azioni finalizzate alla tutela, fruizione e valorizzazione delle ricchezze paesaggistiche, culturali e ambientali del territorio. «Ora quella ambizione - spiegano gli organizzatori dell'iniziativa - comincia a strutturarsi attorno un percorso e a delle scadenze tangibili, che culmineranno nei prossimi giorni, a Urbanpromo a Torino, e a Pavia». Oltre che alla manifestazione promossa dall'Inu e organizzata da Urbit presso la nuova sede Lavazza, della call sul Po si parlerà anche a Pavia, il 15 novembre, nell'iniziativa organizzata insieme ad Anci Lombardia e alla provincia di Pavia.

Per dare una idea della ricchezza del territorio - ma anche della "biodiversità" amministrativa - basta ricordare che il fiume si snoda per 650 chilometri in quattro regioni formando un bacino idrografico di 70mila Kmq, pari a circa un quarto del territorio nazionale. Territorio che include, tra le altre cose, otto parchi regionali e cinquanta aree protette di varia natura. L'intera "asta" del fiume è gestita da due istituzioni dedicate: l'Autorità di bacino distrettuale del Po e l'Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo) con competenze prevalentemente in materia idraulica e ambientale. «Il più grande fiume italiano per la sua unitarietà, per la continuità dei paesaggi che attraversa e compone, per la storia che lungo il suo corso si è dipanata, richiede invece un approccio integrato che ad oggi non esiste, come non esiste un soggetto investito della responsabilità del "sistema Po" nella sua interezza e complessità», si leggeva nel manifesto del 2017. Con la call si tenterà di fare un passo in avanti progettuale in una prospettiva strategica. L'invito a formulare proposte e proporre progetti per il Po - che scade a gennaio prossimo - è rivolto al mondo delle associazioni, agli enti locali e a tutti coloro che condividono le esigenze di tutela e sviluppo promosse dal Manifesto.

«Le proposte - spiegano i promotori - costituiranno un patrimonio di idee per definire o entrare a far parte di un Piano strategico che i sottoscrittori del Manifesto auspicano e l'Autorità di bacino distrettuale del Po, che sostiene l'iniziativa, si è impegnata a predisporre. Il Piano strategico infatti coordinerebbe le attività, che sarebbero in campo anche con l'obiettivo di attrarre i finanziamenti, a cominciare da quelli europei. Il Piano strategico inoltre potrebbe costituire al tempo stesso approdo e punto di partenza per la nascita dell'auspicata "governance unitaria" dei territori del Po, una sede dove i molteplici interessi e le svariate responsabilità possano trovare punti di contatto e coordinamento».

«Il Piano strategico - dice Meuccio Berselli, segretario generale dell'Autorità di Bacino distrettuale del Po - parte da un'idea: che il fiume non si limiti ad essere vettore che trasporta l'acqua, che pure è un bene preziosissimo e che produce economie rilevanti; si cercano piuttosto progetti ed idee di connettività tra i territori. Si parte ovviamente da quello che c'è già: il patrimonio storico e culturale, l'attrattività, le testimonianze dei grandi personaggi del passato che sono stati separati da una sponda all'altra perché non siamo mai stati capaci di fare rete. Il Po tra l'altro è diventato sempre più pescoso, è percorso da itinerari ciclabili meravigliosi, ci sono delle aree di riqualificazione fluviale in cui si potrebbe pensare ad attività ricreative, c'è la possibilità di un turismo slow».

Tra le proposte già pervenute in risposta alla call gli organizzatori segnalano l'idea - proposta da Silvano Dalpasso, urbanista e storico dell'arte - di una rete di musei diffusi per valorizzare il patrimonio storico, ambientale e artistico dei territori del Po, il progetto "Un Po di scienza" - proposta da Resilience Lab e Associazione Analisti Ambientali - che mette al centro la scienza e la conoscenza in campo ambientale e, infine, i progetti integrati di riqualificazione fluviale proposti dal Wwf.


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