Progettazione e Architettura

Candore e semplicità per la chiesa padana del Buon Ladrone di Inoutarchitettura, Lado architetti e Lamber + Lamber

Mariagrazia Barletta

Linee essenziali e tanto bianco nel nuovo tempio inaugurato a San Lazzaro di Savena (Bologna)

Hanno iniziato il progetto da under 30, ora di anni ne hanno meno di 40. Circa dieci anni fa hanno ideato un'architettura la cui forma è ricavata dall'idea archetipa di chiesa. L'immagine ha preso forma concreta lo scorso giugno, con l'inaugurazione della chiesa di San Disma (o del Buon Ladrone) nella frazione di Mura San Carlo a San Lazzaro di Savena (Bologna). I progettisti sono i titolari degli studi emiliani Inoutarchitettura (Mario Benedetto Assisi e Valentina Milani), Lado architetti (Luca Ladinetti) e Lamber + Lamber (Fiorella e Mario Lamber), inseriti da New Italian Blood, nel 2012, nella "top ten" dei più promettenti giovani architetti italiani (Inoutarchitettura con una casa unifamiliare vicino a Skopje fu selezionato per concorre al Mies van der Rohe Award 2015). Il talento sta aprendo la strada a giovani professionisti anche in uno degli ambiti più complessi e delicati della progettazione architettonica. Va ricordato che negli ultimi anni si sono cimentati nella progettazione di spazi sacri gli studi Kuadra (vincitore nel 2015 del concorso per una chiesa a Cinisi, in fase di costruzione), Cavejastudio (che pochi mesi fa si è aggiudicato una chiesa a Locri e prima ancora un complesso parrocchiale a Forlì), i palermitani di AM3 che nel 2017 (allora erano under 35) vinsero la ricostruzione della chiesa del Villaggio Mosè, frazione di Agrigento.

Sobria e solenne è la chiesa di San Lazzaro di Savena, una sorta di candido monolite plasmato da pareti che si piegano verso l'interno dell'assemblea. Nelle pieghe si aprono alti varchi che danno accesso allo spazio interno. La pianta, di forma quasi stellare, ospita nelle nicchie i principali spazi liturgici, quali: il battistero e la cappella feriale. L'aula è attraversata da uno squarcio: una spaccatura continua, centrale, in asse con l'altare, che corre dalla parete di ingresso al soffitto, fino all'area absidale. La luce enfatizza lo spazio, oltre ad avere un significato che si connette intimamente al messaggio di redenzione collegato a San Disma. I fuochi liturgici: l'altare, l'ambone e il fonte battesimale, per la loro consistenza materica, emergono dal fondo candido delle pareti. Per essi i progettisti hanno scelto la selenite: un gesso cristallino caratteristico delle colline bolognesi. Il complesso parrocchiale si sviluppa sul lato est della chiesa trovando spazio in due nuovi volumi e nel recupero di un fabbricato esistente. Tra gli edifici è ricavata una grande corte: uno spazio pubblico alberato dove affacciano le aule per la catechesi. I progettisti, insieme a monsignore Amilcare Zuffi e agli artisti Paolo Mennea e Flavio Senoner hanno lavorato sulla connessione tra le tre componenti essenziali della progettazione dello spazio sacro: arte, architettura e liturgia, pensandole come «facce di un unico corpo», specificano gli architetti con una nota congiunta.

I crediti del progetto


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