Progettazione e Architettura

Addio a Campos Venuti, l'urbanista-riformista: firmò i Prg di Roma e Madrid

Mau.S.

Più di dieci anni fa, in occasione dell'approvazione del nuovo Piano regolatore metteva in guardia contro i ritardi di Roma nei trasporti

È scomparso a 93 anni, l'architetto e urbanista di fama internazionale, Giuseppe Campos Venuti. Bolognese di Roma, come amava definirsi, è stato protagonista della svolta urbanistica della città emiliana - di cui era da tempo residente - negli anni Sessanta.

Già assessore all'urbanistica nella giunta guidata Giuseppe Dozza, Campos Venuti, nel corso della sua vita, è stato nominato dal 1990 presidente onorario dell'Istituto nazionale di urbanistica; nel 1999 è stato insignito della medaglia d'oro del Presidente della Repubblica ai benemeriti della scienza e della cultura; dal 2000 al 2001 ha ricoperto la carica di presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici mentre nel 2006 ha ricevuto, dalla città di Bologna il Nettuno d'oro, premio dedicato a chi contribuisce alla crescita della città mentre nel 2012 è stato nominato Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana.

Da urbanista ha firmato i Prg di Roma, di Madrid e di gran parte delle città emiliano-romagnole. Di idee riformiste, sempre vicino alla sinistra, non ha mai avuto uno studio professionale privato, lavorando sempre come consulente di amministrazioni pubbliche.

Cordoglio, per la morte dell'architetto e urbanista, è stato espresso dall'ex presidente della repubblica Giorgio Napolitano, dal sindaco della città emiliana Virginio Merola e dal presindete della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini.
«L'eredità più grande che ci lascia è una straordinaria tensione al fare, - - ha detto il ministro delle In rastrutture Paola De Micheli - la capacità di trasformare la teoria e i progetti in fatti concreti con ricadute tangibili nella vita delle persone». «La capacità di combinare sapientemente l'energia del militante, il carisma del docente universitario e il talento del pianificatore - è il ricordo di Michele Talia, presidente Inu, di cui anche Campos Venuti è stato priima dirigente e poi presidente - lo hanno reso protagonista, al tempo stesso potente e poliedrico, del dibattito urbanistico».

Recuperiamo qui una delle sue ultime interviste, in cui oltre dieci anni fa, il 14 febbraio 2008, in occasione dell'approvazione del nuovo Prg di Roma vaticinava il rischio di un declino per Roma.

INTERVISTA

Senza variante anti-espropri Roma bloccata»
«Il Prg è un fatto storico ma il nuovo sindaco dovrà intervenire per evitare la paralisi» - «A Madrid c'erano 5 linee metrò nell'83, ora sono 12. Roma è passata da una a due»

di Giorgio Santilli

«L'approvazione del Piano regolatore di Roma è un fatto storico perché manda in soffitta il pessimo piano del 1962. Ma il progetto originario del nuovo Prg è stato pesantemente danneggiato dall'aggressione di Rifondazione comunista che, ricattando Veltroni, ha preteso di disseminare espropri di aree per cinquemila ettari: per pagare gli espropri e realizzare quanto previsto ci vorrebbero 5,7 miliardi di euro che Roma non avrà mai e che, anche se li avesse, farebbe bene a spendere per la realizzazione delle nuove metropolitane».

Giuseppe Campos Venuti, 81 anni, numero uno degli urbanisti italiani e padre del Prg romano lanciato da Francesco Rutelli e portato a termine da Walter Veltroni, saluta l'evento storico. Ma mette in guardia il futuro sindaco sulle trappole che il piano nasconde dopo il lungo iter di approvazione. «È una felice coincidenza - dice Campos Venuti - che la gestione del piano torni ora a Rutelli, che però dovrà ripristinare subito i meccanismi perequativi cancellati dal ricatto di Rifondazione comunista per gestire il piano nei prossimi cinque anni. Con quei meccanismi sarà possibile acquisire gratuitamente dai proprietari l'80% delle aree da edificare in cambio di diritti edificatori limitati per costruire edilizia privata ma anche servizi pubblici o parcheggi. Altrimenti, con gli espropri, lo sviluppo sarà bloccato per mancanza di risorse e, alla fine dei cinque anni, il magistrato ci dirà che quel terreno torna privato e non potrà più essere edificato. Proprio un bel successo per un partito di sinistra, come dice a parole di essere Rifondazione: un bel premio alla rendita».

Cosa dovrebbe fare il prossimo sindaco per rendere gestibile e attuabile il Prg?
Varare una variante generale per ripristinare i meccanismi perequativi cancellati dal blitz di Rifondazione e chiedere alla Regione Lazio una legge urbanistica moderna, come quella di quasi tutte le Regioni italiane, che legittimi gli interventi di perequazione, evitando ricorsi.

Questo appanna il successo del nuovo Prg?
Il piano regolatore è stato approvato e questa è la cosa più importante: mandiamo in soffitta l'orribile piano del 1962 che aveva avuto bisogno di un decreto del ministro Sullo per essere approvato, perché l'allora commissario prefettizio della città Diana era scomparso. E soprattutto conteneva due errori capitali: lo sviluppo era immaginato tutto sulla mobilità su gomma, con la previsione dello sviluppo lungo l'asse attrezzato; ed era immenso, con la previsione di cinque milioni di stanze per una città che contava due milioni di persone.

Perché questa approvazione arriva solo dopo 46 anni?
Nel 1980, quando il sindaco comunista, molto amato dai romani, Petroselli mi offrì il posto di assessore all'Urbanistica, dissi che avrei accettato solo se si fosse riscritto il Piano regolatore. La sua risposta fu: "non ci sono le condizioni politiche". Questo dice una cosa molto interessante: che la sinistra non aveva allora la forza politica necessaria per approvare un nuovo Prg a Roma. Questo spiega ancora meglio l'intelligenza e il coraggio di Rutelli di lanciare questo Prg nel 1993. E la forza di Veltroni nel portarlo avanti fino all'approvazione. La notte dell'imboscata di Rifondazione in Consiglio comunale sulle controdeduzioni, io decisi, d'accordo con Veltroni, di dimettermi, per rimarcare la ferita, mentre lui, che è un grande politico realista, accettò quelle condizioni, avendo capito che diversamente gli sarebbero saltati sia il Prg che la giunta.

Qual è il disegno del nuovo Prg?
È un disegno fortemente innovativo cominciato proprio da Rutelli con la "cura del ferro", cioè l'utilizzo dei binari Fs per fra viaggiare i treni di tre linee di ferrovia metropolitana; e poi continuato con la cancellazione di 40 milioni di metri cubi previsti dal vecchio Prg, per far posto ai parchi verdi dentro Roma. Ma il fattore più innovativo del Prg è quello delle nuove centralità che danno un centro e un'identità alle città, contenute in un territorio esteso più della provincia di Milano.

Che idea di città c'è dietro?
C'è l'abbandono dell'idea della città ministeriale, fatta di impiegati che gravitano tutti sullo stesso centro ed entrano o escono dall'ufficio tutti alla stessa ora, per far posto a un'idea di città del terziario avanzato, disseminato fra le periferie. Si trasforma e si attrezza il territorio per rispondere alle esigenze di questa nuova città. In questo senso vanno anche le nuove metropolitane e lo sviluppo tutto localizzato intorno al ferro. Però attenzione perché noi abbiamo un ritardo fortissimo.

Come si può rappresentare questo ritardo?
Faccio questo confronto. Firmai il piano regolatore di Madrid nel 1983 e la città disponeva allora di cinque linee della metropolitana, mentre Roma ne aveva una sola. In questi 25 anni, Roma ha costruito un'altra linea, Madrid ne ha costruite sette. Quindi il Prg va bene, ma ci vuole una legge per Roma Capitale che consenta il finanziamento di infrastrutture con la partecipazione dei privati.


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