Progettazione e Architettura

Milano non è solo torri: design a energia zero nei sei appartamenti ricostruiti da LPzR dopo le demolizioni

Mariagrazia Barletta

L'intervento di sostituzione edilizia con bonus volumetrico curato dallo studio per una società di sviluppo immobiliare

Non solo torri e grandi complessi: a Milano le nuove residenze albergano anche in minuti interventi. Mentre vanno avanti le grandi operazioni immobiliari, come Uptown a Cascina Merlata, si avvicinano al traguardo del taglio del nastro impegnativi interventi come le residenze Carlo Erba di Peter Eisenman, Degli Esposti Architetti e Guido Zuliani, nòvAmpère a Città Studi di Beretta Associati con Mab Arquitectura, "Cohabitat Lambrate" dell'Atelier(s) Alfonso Femia e i lussuosi "Giardini d'inverno" dello studio Caputo Partnership International (nuovi appartamenti sono previsti anche nella rinnovata torre Galfa).

Ma, accanto alle grandi operazioni, si concludono anche piccole azioni di ricucitura con progetti di residenze che danno spazio a studi di più piccole dimensioni, come Modourbano, deamicisarchitetti (si veda l'articolo pubblicato lo scorso 28 agosto) e il giovane studio LPzR.

Dalla sua fondazione a Milano, nel 2006, lo studio LPzR ha tratto linfa vitale - e soddisfazione - dalla realizzazione di residenze di piccola scala (il progetto K19 ha fatto il giro delle riviste sparse per il globo) e ha da poco concluso due interventi, uno in pieno centro a Milano (in via Londonio) e l'altro in viale Beatrice d'Este. «Lo sviluppo immobiliare, che cerchiamo sempre di portare avanti con un occhio di riguardo per la qualità architettonica, è stato senz'altro il nostro core business», riferisce Gabriele Pranzo-Zaccaria, socio e fondatore dello studio LPzR. Quanto alla committenza, si tratta «prevalentemente di piccole società di sviluppo immobiliare», aggiunge l'architetto.

Gli interventi da poco terminati sono partiti, però, alcuni anni fa, rispetto ai quali le opportunità offerte dai piccoli interventi sembrano essere mutate: «Il grande mercato ormai a Milano è completamente preso da fondi, assicurazioni, etc.., noi siamo in un mercato un po' più residuale che devo anche dire sta scomparendo, quindi ci stiamo facendo qualche domanda per il futuro perché, intanto Milano è stata riqualificata in buona parte, quindi le aree nelle quali si può intervenire sono sempre meno, e poi perché quelle interessanti ormai sono in mano a grandi società e quindi anche a grandi nomi. Per noi è un momento che si preannuncia difficile», ammette Pranzo-Zaccaria. La piccola committenza ha permesso allo studio milanese di sperimentare: dal citato K19 alle innovative residenze in via Eraclito, alla trasformazione di un laboratorio artigianale in abitazioni in zona Bovisa, solo per citare alcuni lavori conclusi. Significativo l'ultimo lavoro di via Londonio, nei pressi del parco Sempione, un piccolo edificio per sei appartamenti che Gabriele Pranzo-Zaccaria, Federico Reyneri, Camelia Stefan di LPzR hanno progettato per la società Interspace (il project management è di Icef Sviluppi Immobiliari).

Il nuovo edificio nasce da un intervento di demolizione e ricostruzione con incremento volumetrico, ottenuto, tra l'altro, sfruttando le normativa regionale sugli scomputi volumetrici per edifici non energivori. L'edificio è «a consumo energetico quasi zero e questo perché il mercato milanese è molto competitivo: quando si lavora al centro si lavora sulla qualità più facilmente che in altri contesti proprio perché il mercato è tutto posizionato in alto e giustamente gli acquirenti pretendono molto», spiega Pranzo-Zaccaria. Il nuovo volume funziona da ricucitura, raccordando due edifici di altezza diversa: da un lato una scuola di fine Ottocento alta tre piani e dall'altro un condominio di otto piani. L'edificio si raccorda alle linee di gronda dei due fabbricati adiacenti ed esibisce un linguaggio contemporaneo.

Nessuna gerarchia tra i prospetti: sia quello su strada che quello interno hanno pari dignità. «Per noi il progetto è come ritornare al grado zero, per ripensarlo daccapo: ci creiamo difficoltà da soli perché ogni volta ci piace affrontare il progetto affrontando nuove soluzioni, nuovi materiali». Nel caso di Londonio 11, a caratterizzare i prospetti sono sia il rivestimento bicolore di gres porcellanato (dall'effetto piuttosto naturale) che la presenza di cornici metalliche e specchiature bianche. «Abbiamo utilizzato un sottile profilo di alluminio, che dal punto di vista costruttivo è una soluzione non standard per le facciate ventilate, quindi ha richiesto anche un certo sforzo per trovare la soluzione». Le cornici danno movimento alle facciate generando un gioco di chiaroscuri. A coronamento dell'edificio vi è un volume aggettante rivestito da un involucro di alluminio composito. Contiene un duplex con terrazzo di copertura con vista sui tetti, su cui è stata realizzata una piscina. Nella facciata interna si aprono inoltre profonde logge; mentre lo schema irregolare delle bucature è rivendicato dai progettisti come espressione dell'idea di architettura come forma d'arte, seppure le aperture siano comunque inserite in una sorta di maglia ordinatrice.

Quanto alle soluzioni per il risparmio energetico, fondamentale è stato lo studio dei dettagli dell'involucro (altamente performante) per evitare dispersioni termiche e mantenere la continuità degli isolamenti in corrispondenza dei nodi costruttivi. Basilari anche l'utilizzo di un sistema di ventilazione meccanica controllata ad altissimo rendimento e l'installazione di pannelli fotovoltaici combinati con lampade a Led gestite dal sistema domotico. L'edificio «è quasi sufficiente dal punto di vista energetico», riferisce ancora Gabriele Pranzo-Zaccaria. Tornando ai lavori in corso, lo studio si sta aprendo la strada in ambito direzionale: «Un paio di multinazionali sono diventate nostre clienti. In particolare in zona Ventura-Lambrate dobbiamo rifare la filiale di una multinazionale tedesca», conclude l'architetto.


© RIPRODUZIONE RISERVATA