Progettazione e Architettura

Nuvola, niente danno erariale per i compensi a Fuksas: non spetta alla Corte dei Conti giudicare il progettista

Mauro Salerno

La sentenza della Corte di cassazione chiarisce anche che sugli ex vertici dell'ente Eur la giurisdizione spetta al giudice ordinario

L'archistar romana Massimiliano Fuksas non correrà il rischio di vedersi contestato il danno erariale per i compensi milionari riconosciuti per la progettazione e la direzione artistica del nuovo centro congressi dell'Eur, noto a tutti come la Nuvola. La Procura regionale della Corte dei Conti, che aveva messo nel mirino i costi e le parcelle sostenuti dall'Eur Spa per la costruzione dell'opera (oltre 250 milioni) aveva chiesto a Fuksas di restituire circa 3,5 milioni di compensi valutati come non dovuti, su un onorario complessivo vicino ai venti milioni.

I magistrati contabili avevano citato l'architetto ritenendo che l'incarico di direttore artistico non fosse previsto da alcuna normativa, trattandosi dell'affidamento «di scelte di dettaglio (colori, dimensioni, finiture) che sono normalmente di competenza dell'autore del progetto esecutivo», lo stesso Fuksas, il quale «ha rinviato le proprie scelte alla diversa sede della direzione artistica in corso d'opera», con una «duplicazione di attività».

A "salvare" il portafoglio dell'architetto romano è stata la Cassazione. Per la Suprema Corte la Corte dei conti non può mai chiamare in causa il progettista di un'opera pubblica, contestandogli il danno erariale, a causa dell'eventuale illegittimità o sproporzione dei compensi ricevuti. «In quanto - si legge nella sentenza n. 22712/2019 depositata ieri -, diversamente, si verrebbe ad inammissibilmente riversare in capo al professionista l'obbligo, che non gli fa carico, di sindacare, in relazione ai canoni di buona amministrazione, la congruità della proposta addirittura anticipando il futuro giudizio del giudice contabile».

In soldoni (verrebbe da dire, visto l'argomento), quale che sia la somma in gioco, spetta eventualmente all'amministrazione, non certo al progettista segnalare che una parcella è supervalutata oppure non dovuta. Di qui l'impossibilità di contestare il danno erariale all'architetto chiamando in causa la Corte dei Conti.

Pericolo scampato anche per gli ex vertici della società che in quanto «ente privato», nonostante il controllo interamente pubblico, sfugge alla giurisdizione dei giudici contabili.


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