Progettazione e Architettura

A Milano deamicisarchitetti rende contemporanee le residenze storiche di via Canonica

Mariagrazia Barletta

La cura del dettaglio caratterizza l'intervento che ha comportato anche la ricostruzione di un piano dell'edificio distrutto da un bombardamento

Citazioni del passato, di architetture appartenenti a contesti e tempi diversi e contemporaneità si fondono in un insolito mix nelle nuove residenze Canonica a Milano, un intervento sul costruito che fa del dettaglio un «prerequisito del progetto». Autore delle contaminazioni tra forme eterogenee e tipologie edilizie, tra ricordi personali e memoria collettiva è deamicisarchitetti, studio milanese fondato nel 2005 da Giacomo De Amicis insieme a Bruna Rivolta, molto attivo in campo residenziale e non solo. «Il nostro studio è piuttosto trasversale nelle tipologie delle commesse trattate. Da principio la prevalenza dei nostri incarichi era legata al settore residenziale. Negli anni ci siamo specializzati nel settore terziario-uffici», racconta Giacomo De Amicis. «Nel nostro portfolio - continua - abbiamo anche realizzazioni legate al mondo dello sport, della ricettività e del paesaggio, sia in ambito privato che pubblico. Attualmente siamo impegnati prevalentemente nel settore terziario, servizi e residenziale». Tra i lavori in corso vi sono la «ridefinizione degli spazi lavorativi di una grande società giapponese su diverse sedi: Milano, Napoli, Roma, Treviso», la «riconversione di uno storico cinema milanese in spazi a uso sportivo» e il «recupero di residenze storiche a Milano e nel Varesotto». Di recupero si tratta anche per le residenze di via Canonica, situate non lontano dal parco Sempione. Il progetto ha previsto la ristrutturazione dell'edificio con affaccio su strada, del quale sono state consolidate le strutture originarie ed è stato ricostruito l'ultimo piano cancellato dai bombardamenti dell'ultima Guerra mondiale. Sul retro, in corrispondenza della corte, un piccolo edificio è stato ricostruito ed un altro recuperato riutilizzando una struttura già consolidata nei primi anni del 2000.

De Amicis: «Il dettaglio è un prerequisito nei nostri progetti»
La cura del dettaglio è il fil rouge dell'intervento. «Il dettaglio nei nostri progetti è un prerequisito. Aver cura del dettaglio significa aver dedicato la giusta attenzione a ogni singolo particolare per rendere compiuta l'architettura nel suo complesso. È come la punteggiatura all'interno di un testo scritto: a seconda di come viene posta cambia il significato delle frasi e la lettura dell'insieme», riferisce De Amicis. «Molto spesso - continua - noi architetti portiamo nei nostri progetti il nostro vissuto: quel pavimento visto in Grecia o quel tetto in scandole visto in Alto Adige. Ci interessa questo processo in cui forme e memorie si contaminano l'un l'altro perché è portatore di ricchezza semantica e motore di nuovi linguaggi, a patto poi di essere in grado di ricostruire l'insieme dentro un nuovo significato, pertinente con il luogo specifico». Sul fronte sud della corte la meridiana è una reminiscenza delle antiche case milanesi ed è legata a ricordi di vita dell'architetto De Amicis. La sua ombra si staglia su una parete rivestita di graniglia di vetro giallo, tipica delle residenze liguri degli anni Sessanta. «Anche i ricordi di una committenza cresciuta nel cortile in pietra, tra edifici a ballatoio, vanno rispettati», aggiunge l'architetto.

Citazioni del passato rivisitate in chiave contemporanea
«La nostra progettazione per le residenze Canonica è una mescola di citazioni di un passato remoto rilette in chiave contemporanea», spiega ancora De Amicis. «Viene conservata – continua - la facciata su strada con le tipiche persiane vecchia Milano che in chiave contemporanea si tingono di nero su una superficie di facciata di intonaco martellinato. Il basamento, che nell'edificio originario presentava un'irregolarità nelle aperture e un disegno nient'affatto rigoroso, viene rimodulato secondo una scansione precisa che inquadra le finestre dei due piani superiori e definisce la suddivisione di facciata dell'ultimo piano. L'ultimo piano è tutto nuovo, non c'è un rimando al passato, svetta verso il cielo cercando di diventare immateriale con grandi finestroni che riflettono le nuvole e un coronamento in ottone che brillando al sole perde corpo e sostanza». «A disegnare lo spazio interno, sopra il cortile, un ballatoio fatto come una volta, con grandi lastre di pietra serena poggiate su un'esile struttura in ferro a sbalzo dai muri perimetrali degli edifici. Il parapetto del ballatoio prende le mosse da una struttura semplice ma interessante che è presente in tanti spazi pubblici milanesi: dai parapetti di piazza Carbonari alla recinzione della piscina Solari (di Arrigo Arrighetti nda)». Il cortile – continua l'architetto - «diviene un salotto all'aperto in pietre di fiume, come una volta, ma spaccate a metà e posate a file parallele per ribadire il suo essere contemporaneo. A disegnare lo spazio interno, sopra il cortile, un ballatoio fatto come una volta, con grandi lastre di pietra serena poggiate su un'esile struttura in ferro a sbalzo dai muri perimetrali degli edifici».

La ricchezza espressiva come contaminazione tra vecchio e nuovo
La ricchezza espressiva delle rinnovate residenze è conseguenza diretta della fusione tra antico e nuovo. «La scelta di contaminare vecchio e nuovo – spiega De Amicis - si inserisce all'interno di una convinzione più generale per la quale si ritiene che riscrivere la storia di un edificio modificandolo e trasformandolo sia spesso più interessante della sua cancellazione e sostituzione, come ha reso evidente, anche a scala urbana, l'esito di molte delle trasformazioni delle aree dismesse milanesi che sono spesso risultate più innovative e integrate nel tessuto proprio laddove non è stata praticata la completa sostituzione degli edifici preesistenti», conclude l'architetto.


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