Progettazione e Architettura

A Viareggio prima messa per la nuova chiesa «operaia» firmata Tamassociati

Mariagrazia Barletta

Il nuovo complesso dedicato alla Resurrezione (frutto di un concorso) - raccontano i progettisti - nasce dalla sostituzione della chiesa realizzata negli anni Ottanta nel quartiere operaio di Varignano

È stata inaugurata lo scorso 8 giugno la chiesa con centro parrocchiale del quartiere Varignano a Viareggio. Il nuovo complesso ecclesiastico, dedicato alla Resurrezione, è stato progettato dallo studio Tamassociati e nasce dalla demolizione di una chiesa degli anni Ottanta. Preservare l'identità della precedente struttura, una «chiesa "operaia" in un quartiere operaio», restando fedeli ai concetti di memoria, sostenibilità e sobrietà e fondando i processi decisionali sulla partecipazione e l'ascolto, sono i principi chiave impostati dalla committenza e sposati in pieno dallo studio che per Dna orienta la progettazione verso la sostenibilità e una semplice bellezza sempre in sintonia con le identità culturali locali. Il complesso nasce dall'esperienza sperimentale dei "Percorsi diocesani", ossia i concorsi per nuove chiese banditi dalle diocesi sotto la guida esperta del Servizio nazionale per l'edilizia di culto della Conferenza episcopale italiana (Cei). Il concorso del Varignano, lanciato dalla diocesi di Lucca, si era concluso con la scelta dei vincitori nell'estate del 2015, insieme alle competizioni per nuovi complessi parrocchiali a Cinisi (Palermo) e a Forlì, assegnati rispettivamente allo studio Kuadra e al team guidato da Romano Pretolani. La chiesa viareggina, con i locali del ministero pastorale e la canonica, in X-Lam, è stata realizzata in tempi record: «Il cantiere lo abbiamo iniziato a settembre 2017 con tutte le demolizioni, le opere propedeutiche, ma la costruzione vera è partita a febbraio 2018, quindi la durata dei lavori è di un anno», racconta Massimo Lepore, alla guida di Tamassociati con Raul Pantaleo e Simone Sfriso.

Preservare la storia e l'identità locali
La vecchia chiesa, demolita per far posto al nuovo centro parrocchiale, era giunta nel nuovo millennio in condizioni di forte degrado, ma era anche espressione fedele della storia e dell'identità del Varignano. Il punto di partenza del progetto di Tamassociati è dato proprio dalla vecchia chiesa, verso la quale la comunità aveva dimostrato un radicato attaccamento, che resta inspiegabile solo se ci si ferma superficialmente alle fattezze estetiche dell'edificio: un parallelepipedo verde, prefabbricato, simile ad un capannone industriale, velocemente giunto al termine del suo ciclo di vita, dopo che la corrosione delle strutture in ferro ne aveva compromesso la solidità. Ma, la forza della memoria e della storia vanno ben oltre le ragioni estetiche e statiche. La chiesa era infatti parte integrante della storia del Varignano, «un quartiere periferico all'interno della città di Viareggio, posto oltre l'asse ferroviario, oltre l'asse dell'Aurelia, che quindi ha sempre vissuto una certa marginalità rispetto alla città storica e balneare, e che è stato anche un luogo di prima accoglienza per tutte le migrazioni legate al lavoro, sto parlando ovviamente degli anni Sessanta e Settanta», spiega Massimo Lepore.

«Nella nostra esperienza – continua riferendosi al lavoro di Tamassociati - non c'eravamo mai trovati di fronte ad un edificio che fosse insieme chiesa e fabbrica, perché la precedente chiesa era un edificio posto in una zona industriale e voleva essere rappresentazione e misura di quel contesto. Potrei definirla una chiesa "operaia" in un quartiere operaio». «Ogni luogo – sottolinea l'architetto - è fatto anche da una stratificazione di vissuto, di senso, di ricordi, e la chiesa del Varignano ha sempre rappresentato un senso di accoglienza in un quartiere che ha fatto dell'accoglienza e dell'integrazione di diversità e di alterità la sua cifra. Quindi quel luogo, che tra l'altro ospitava il tavolo delle associazioni del Varignano, ricoprendo quindi non solo una funzione religiosa, ma anche civile, era nel cuore di tutti». «Abbiamo cercato di rinnovare quella storia, quell'esperienza, ancorandoci a tutti quegli elementi valoriali, cercando però di ridisegnarli, progettarli attraverso un percorso che desse loro dignità e bellezza, e soprattutto sostenibilità», riferisce ancora l'architetto.

Sobrietà concettuale e costruttiva
A fronte della storia e dell'identità del luogo, la sobrietà concettuale e costruttiva, tra l'altro anche espressione dei valori su cui si basa notoriamente il lavoro dello studio Tamassociati, diventa l'unica strada percorribile. «Il tema della semplicità, della nobile semplicità che diventa bellezza – a parlare è ancora Massimo Lepore - era stato un input espresso dalla committenza e in particolare da don Marcello Brunini, il parroco che è una persona coltissima e di grande spessore e profondità, ma era anche un'indicazione che nasceva dal luogo: il contesto non chiamava in alcun modo una monumentalità, perseguirla sarebbe stato un affronto. Un progetto che potesse il più possibile essere antiretorico, secondo noi, diventava anche il progetto che meglio potesse dialogare con il contesto e con i suoi abitanti». Così, il programma funzionale, che comprendeva una grande aula liturgica, spazi per le attività parrocchiali e la canonica, viene contenuto in un unico edificio e questo anche per «una questione di razionalità costruttiva, di sostenibilità e di contenimento dei costi energetici », precisa Lepore. Ne viene fuori una figura geometrica di massima semplicità che fa eco alla vecchia chiesa.

X-Lam e sostenibilità
La grande aula della chiesa, che può contenere 400 fedeli, e i locali del ministero pastorale sono stati realizzati in X-Lam. «Demolire la chiesa significava lasciare la comunità priva di un punto di riferimento, quindi una soluzione come questa consentiva un tempo di costruzione molto contenuto», riferisce Lepore. Il nuovo complesso ospita diverse attività per la comunità, con spazi dedicati anche alle associazioni di quartiere, ci sono inoltre la canonica e le aule per la catechesi, un chiostro interno e il sagrato che ospita il nuovo campanile, distaccato dalla chiesa e pensato come un landmark urbano. Sin dalle prime fasi concorsuali il progetto si è avvalso del contributo del liturgista Alessandro Toniolo e dell'artista Marcello Chiarenza che ha sviluppato un ricco programma iconologico che interpreta il tema dell'ascesa. Dietro all'altare, su idea del maestro Chiarenza, è stata realizzata un'opera del fotografo Andrea Avezzù, trattasi di una stampa digitale su vetro realizzata con colori ceramici fissati mediante procedimento di tempra termica. La vetrata artistica, di 13 metri per 4,5 costituisce il fondale del presbiterio ed è frutto di un'interpretazione fotografica che vede fondersi in un unico elemento più parti del celebre cielo dipinto da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova, tra il 1303 e il 1305. Il tema dell'ascesa viene «declinato, con varie soluzioni, dal battistero alla vetrata, agli elementi scultorei», sottolinea Lepore. Sull'aula affacciano il battistero, la penitenzieria, l'edicola mariana, una navata laterale, il presbiterio stesso, che sono tutti ambienti che "sfondano" il volume principale della chiesa, rivestita di legno. Comfort ambientale, durabilità delle strutture, basso costo di esercizio: sono alcuni degli obiettivi che lo studio Tamassociati si è posto, in linea anche con le richieste della committenza, che già in fase di concorso chiedeva un «bilancio energetico e un piano di manutenzione in maniera che si potessero valutare i costi manutentivi del fabbricato», riferisce ancora l'architetto. È stato realizzato un edificio altamente performante, dotato di semplici tecnologie per il ricambio e il trattamento dell'aria primaria, alimentate da un campo fotovoltaico da 27 kW posto in copertura, che «genera anche un surplus che può essere usato per altre funzioni tecniche della chiesa». Il sistema, nascosto alla vista, con il controllo dinamico di temperatura e tasso di umidità, garantisce sempre le migliori condizioni di comfort ambientale all'interno dell'aula e la migliore conservazione dell'involucro edilizio nel tempo.

Un bando-modello
Massimo Lepore racconta anche l'esperienza del concorso, che può essere considerata una best practice. «Il concorso – riferisce – aveva previsto una fase propedeutica in cui la commissione giudicatrice, l'ente banditore, i tecnici responsabili del procedimento, venivano formati all'interno di un percorso, i "Percorsi diocesani" appunto, affinché fossero messi nelle condizioni ottimali per comprendere, giudicare e anche trasferire tutte le informazione di valore, i dati sensibili e d'ingresso, utili ai progettisti. Quindi il documento di progettazione preliminare, quello che nella vita professionale corrente non è altro che il regolamento del bando, ossia un articolato tecnico-giuridico molte volte occasione di contestazioni e ricorsi, in questo caso era un documento tecnico-progettuale molto evoluto e chiaro, che permetteva di approcciare il progetto secondo delle direttrici molto ben identificate che rappresentavano anche il potenziale programma e la summa dei desiderata che venivano espressi dalla committenza-comunità». Attraverso un processo di ascolto, i desiderata della comunità erano infatti confluiti nel Dpp.

I CREDITI DEL PROGETTO


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