Progettazione e Architettura

Tra le vigne di Bolgheri atterra (e si integra nel paesaggio) la cantina-astronave disegnata da Asv3 per Antinori

Mariagrazia Barletta

A pochi chilometri da Castagneto Carducci (Livorno) è stata completata la cantina del Bruciato progettata dallo studio guidato da Fiorenzo Valbonesi

La regione è la Toscana, patria di vini di indiscussa fama e di cantine d'autore che negli ultimi decenni hanno impegnato grandi nomi dell'architettura, come Renzo Piano, Cini Boeri, Archea Associati, Tobia Scarpa, Mario Botta, Alvisi Kirimoto. Il committente: una famiglia che lega il suo nome alla tradizione vitivinicola toscana, produttrice di eccellenza nel panorama enologico italiano e internazionale. Il progetto è una cantina dove i dettagli, le soluzioni tecnologiche, le forme: tutto è al servizio del "sacro" rituale della vinificazione. Nella prestigiosa Doc di Bolgheri, nella tenuta di Guado al Tasso della famiglia Antinori: una piana di circa mille ettari, di cui 320 piantati a vigneto, a una manciata di chilometri da Castagneto Carducci (Livorno), è stata completata la cantina del Bruciato progettata da asv3-officina di architettura. L'edificio, protetto da una «corazza» metallica, piegata per schermare e raffrescare il centro di produzione del pregiato "nettare", costruisce un nuovo paesaggio, sintesi tra artificio e natura.

Asv3, piccolo studio di Cesena, guidato da Fiorenzo Valbonesi, già docente di tecnologia dell'architettura all'Università di Firenze, da circa venti anni è ben presente nel settore dell'architettura del vino. Nove le cantine realizzate su progetto di asv3 tra Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo, Puglia e Toscana. Tre quelle in avanzato stato di definizione, tra cui la quinta cantina che Valbonesi firma per i Marchesi Antinori. Per l'intervento da poco terminato nella tenuta di Guado al Tasso, che oltre alla realizzazione della cantina del Bruciato ha comportato anche la riqualificazione di un edificio, lo studio cesenate è stato affiancato, per la progettazione strutturale, da Niccolò De Robertis (Aei progetti) che ha seguito anche la direzione dei lavori.

La «corazza» per dissipare calore
«La cantina del Bruciato si trova nella parte più pianeggiante della zona di Bolgheri, in linea d'aria siamo a due, tre chilometri dal mare. Trovandoci in pianura, non avevamo la possibilità di realizzare una cantina ipogea, anche perché la falda acquifera è molto alta: è ad un metro e ottanta sotto la quota attuale del terreno e le acque sono anche salmastre, quindi costruire sottoterra avrebbe comportato un dispendio di risorse certamente alto», spiega Fiorenzo Valbonesi. Dunque la cantina non ha potuto beneficiare della presenza del terreno per contenere i consumi energetici. «Tutte le cantine - continua l'architetto - sono energivore: nel periodo di vendemmia il mantenimento al fresco del vino comporta costi violenti e allora abbiamo scelto di fare un edificio il più passivo possibile, ossia una costruzione altamente performante in sé, alla quale abbiamo aggiunto una sorta di dissipatore di calore costituito da quella "corazza" che la protegge dall'irraggiamento». Il riferimento è alla "pelle" in zinco-titanio, microforata, che va a conformare i moduli sfaccettati che caratterizzano i lati lunghi della cantina (la pianta ha la forma di un rettangolo di 90 per 60 metri). La lamiera microforata, come una doppia "pelle", si distacca dalle retrostanti pareti verticali, nascondendo gli infissi di policarbonato alveolare. La lamiera, lasciando passare l'aria attraverso i suoi fori, fa sì che si generino moti convettivi con la conseguente dissipazione del calore verso l'alto. Viene a crearsi, inoltre, una circolazione naturale d'aria che favorisce la ventilazione degli ambienti interni. Completa la strategia energetica la presenza di grandi masse coibentanti sia in copertura che nelle pareti verticali.

La facciata di "massi" nascosta da collinette di terreno
La modularità, tipica di un edificio di tipo industriale (sui lati lunghi i pilastri seguono un passo costante di cinque metri), detta la scansione delle volumetrie metalliche sfaccettate, che nobilitano l'edificio cercando un'integrazione tra costruito e paesaggio naturale. Lungo le facciate sembra che i moduli sfaccettati, che ricordano dei grandi massi, si alternino in due sole variabili. In realtà ogni "masso" differisce dall'altro perché diversa è l'altezza delle campate retrostanti. I moduli «sono come gli anni del vino: ogni annata produce un vino diverso», afferma con tono scherzoso Valbonesi. L'edificio con la sua doppia falda si mantiene più basso in corrispondenza dell'area di conferimento delle uve, dimensionata sulla base delle lavorazioni e della movimentazione dei mezzi, per poi crescere verso il centro per far spazio a serbatoi alti circa 12 metri. Poi decresce nella parte finale, dove sono ubicate le barricaie che non necessitano di grandi elevazioni. Per portare la luce anche nella parte centrale dell'edificio, necessità importante giacché le finestre perimetrali sono schermate dalla lamiera in zinco-titanio, lo studio asv3 ha optato per un tetto a shed. La sequenza di shed che segue l'andamento a doppia falda, se osservata da una posizione leggermente elevata rispetto all'edificio, è associabile all'immagine dei filari di una vigna di collina. Su tre lati la cantina è contornata da collinette che descrivono in planimetria sequenze di archi di cerchio. «Tutto il terreno che è stato mosso è rimasto in loco e quindi sono state create come delle escrescenze del terreno, quasi come se fossero delle antiche dune di sabbia che poi la macchia mediterranea va a colonizzare», racconta Valbonesi. «Questo edificio - continua l'architetto riferendosi alla nuova cantina - lentamente verrà fagocitato dalla cintura esterna di piante messe a dimora: lecci, corbezzoli e pini marittimi». Lo studio asv3 – officina di architettura ha anche progettato la riqualificazione di un edificio degli anni Sessanta posto di fronte alla nuova cantina. All'interno è stata ricavata la mensa per gli operai, con servizi annessi, ed è stata aggiunta una tettoia per il ricovero di attrezzature da campo. Inoltre l'edificio esistente è stato ampliato con il nuovo centro aziendale per la gestione agricola della tenuta.


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