Progettazione e Architettura

Reggio Emilia, sotto la ruggine del capannone dismesso nascono gli uffici contemporanei firmati Andrea Oliva

Francesca Oddo

L'intervento di rigenerazione promosso da Comune Regione per realizzare nuovi uffici e laboratori del tecnopolo nelle ex Officine meccaniche reggiane

Il programma di riqualificazione e riuso delle ex Officine Meccaniche Reggiane, destinate a ospitare un nuovo tecnopolo chiamato "Parco Innovazione, Conoscenza e Creatività ", procede e compie un altro importante passo. Dopo il recupero del "Capannone 19" (3.700 mq per 5,5 milioni finanziati dal Comune di Reggio Emilia e dalla Regione Emilia Romagna), è finalmente pronto anche il "Capannone 18" (circa 13 mila metri quadri per oltre 15 milioni di euro in buona parte finanziati attraverso il "Piano Nazionale per le Città" del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), dove si sono già insediate (e altre si insedieranno prossimamente) diverse imprese attive nei settori dell'ambiente, dell'automotive, dell'automazione e della robotica, del digital marketing. Entrambi gli interventi si inseriscono in un più ampio programma di rigenerazione urbana promosso da Stu Reggiane, società di trasformazione urbana pubblico-privata costituita dal Comune di Reggio Emilia e da Iren Rinnovabili. Sono frutto di un concorso bandito dal Comune di Reggio Emilia nel 2010 e vinto da Andrea Oliva, impegnato negli ultimi anni in un significativo intervento mirato a restituire alla città una grande area da tempo in disuso, destinata nel secolo scorso alla produzione di materiale rotabile ferroviario, bellico e di aeroplani.

L'approccio di Oliva mira al racconto della memoria attraverso un recupero che riduce al minimo le demolizioni e che al tempo stesso è capace di accogliere nuova vita al suo interno. Il suo progetto propone la convivenza "sotto lo stesso tetto" della storia e del presente, ancora, punta alla narrazione della prima attraverso la sua nuova anima. È come un libro nel quale il presente si riaggancia continuamente al passato, in un continuo e sapiente gioco di riferimenti, rispolverando un'identità sopita e rinvigorendola attraverso una nuova linfa vitale. Trait d'union è il lavoro, che allora come oggi anima gli spazi di entrambi i capannoni che il team di Oliva chiama "a grandi basiliche" per la loro tipologia aggregata a transetti laterali. Il "Capannone 18", lungo 174 metri, è composto da tre navate di altezza diversa: la minore a sud, a falda unica di 8 m, la maggiore al centro, a doppia falda di 16 m e, a nord, quella a due spioventi di 15 m, ritmate da una prospettiva di 28 portali in acciaio chiodato a caldo che un tempo ospitavano la realizzazione giustapposta di enormi serbatoi e grandi locomotive a vapore.

L'intero complesso è tamponato sull'esterno da murature in mattoni che, collegate da archi a sesto ribassato e paraste, sorreggono le capriate in acciaio. «Il Capannone 18 rivela all'interno la sua storia, come una grande sala affrescata dove si moltiplicano le prospettive e i punti di vista -racconta Oliva-. La fabbrica, dopo la bonifica dall'amianto e il consolidamento strutturale, ha ritrovato il suo aspetto originale; le prospettive interne, proprio per loro dimensione, appartengono alla più ampia scala urbana, a tratti persino paesaggistica. La struttura così riconfigurata richiama quella di un quartiere, di uno spazio urbano appunto, pur mantenendo l'identità e la postura dell'officina nei suoi elementi strutturali storici». Gli uffici e i nuovi laboratori che oggi popolano il "Capannone 18" trovano spazio in una serie di blocchi in legno e policarbonato protagonisti di uno scenario flessibile e reversibile, capace di dialogare con i segni della storia senza mai sopraffarli. Intorno e fra di essi si articolano terrazze, spazi pubblici, sbalzi e ponti che richiamano il paesaggio urbano.

Prossimo step per Andrea Oliva è la riqualificazione e il riuso del "Capannone 17", i cui lavori inizieranno nel prossimo autunno. Nel complesso il programma di rigenerazione urbana del quartiere storico Santa Croce-Reggiane (previsto su 148 mila metri quadrati rispetto alla superficie totale delle ex Officine Meccaniche Reggiane ) comporta un investimento pubblico-privato di circa 50 milioni di euro, costituito principalmente dal contributo ottenuto attraverso il "Bando della Presidenza del Consiglio per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie", dalla partecipazione di Iren Rinnovabili e dal cofinanziamento da parte di soggetti pubblici e privati. Esso rappresenta uno dei maggiori investimenti sul territorio reggiano degli ultimi decenni, funzionale a un nuovo modello di sviluppo produttivo e tecnologico al passo con gli hub europei.


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