Progettazione e Architettura

Casa del Fascio a Predappio/2. Il sindaco Frassineti: un museo per fare i conti con il fascismo, una volta per tutte

Massimo Frontera

Dobbiamo conoscere in profondità un passato che ha coinvolto tutti, dice il sindaco uscente della cittadina romagnola, che spiega come sarà il museo simbolo nel paese natale del duce

(Nell'immagine Giorgio Frassineti)
Una specie di "girone dantesco" che racconta il fascismo, con i più avanzati strumenti multimediali, dagli entusiasmi degli inizi fino al colonialismo, alle leggi razziali, alla guerra, attraverso un percorso che parte dal piano più alto e poi scende fino al livello più basso e più buio, per trasmettere anche fisicamente il senso di oppressione del regime autoritario in cui si è avvitato il Paese. Questo, in estrema sintesi, lo schema del museo del fascismo che il primo cittadino di Predappio, Giorgio Frassineti, ha portato avanti nel corso dei suoi due mandati da sindaco, arrivando al traguardo dell'aggiudicazione della progettazione, avvenuta il 15 maggio scorso (a favore del raggruppamento guidato da Studio Valle Progettazioni). Dopo tanta fatica, Frassineti ora deve passare il testimone, prima di poter firmare il contratto di incarico (per rispetto del termine di stand still imposto dal codice degli appalti). Predappio, infatti, è tra i comuni che in occasione delle elezioni europee del 26 maggio rinnoverà anche la giunta. Frassineti, Pd, governa il paese natale del duce dal 2009. In questo periodo ha concepito il progetto di un museo dedicato alla storia del fascismo nella sede fortemente simbolica della ex "Casa del Fascio e dell'Ospitalità".

Sindaco Frassineti, che fine farà il progetto? Non teme che il suo successore decida di fermarlo?
Non è detto che dai risultati elettorali non vengano fuori delle amare sorprese. Tuttavia, entrambi i candidati a sindaco hanno detto che porteranno avanti il progetto. Staremo a vedere.

Il suo progetto ha suscitato polemiche a non finire, con attacchi venuti anche da aree della sinistra. Perché?
Le contestazioni che mi hanno fatto più male sono quelle dell'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia, ndr) e della Cgil: a me, che ho ancora addosso la puzza di patatine fritte di vent'anni di feste dell'Unità. Invece la comunità ebraica è d'accordo con me. Noemi Di Segni (presidente dell'Unione comunità ebraiche, ndr) mi ha scritto per dirmi che appoggia il mio progetto. Nel 2016 il governo austriaco mi ha premiato antifascista dell'anno nel 2016, unico italiano. In Italia evidentemente c'è la paura di affrontare questi temi.

Intende dire fare i conti con il passato?
Il nostro passato non possiamo buttarlo via. Dobbiamo capirlo. Il mio ufficio è esattamente dove dormiva l'adolescente Mussolini. Lavoro a un tavolo con sopra un enorme fascio littorio. Che faccio, butto via il tavolo, che ha messo lì il primo sindaco comunista di Predappio? Le potrei raccontare migliaia di aneddoti per farle capire come siamo legati al nostro passato. L'unica strada è andare avanti, come facciamo noi romagnoli, che poi è il problema della sinistra oggi. Dobbiamo avere coraggio: giocare d'attacco, saper parlare ai giovani. Chi gioca in difesa prende gol.

Perché il museo proprio nella casa del Fascio?
Delle 11mila case del Fascio realizzate in Italia questa di Predappio è l'unica che si chiama casa del Fascio e "dell'Ospitalità", perché doveva accogliere le migliaia di persone che sarebbero venute in quella che, nel Ventennio, era una specie di Betlemme d'Italia, e dove si doveva andare almeno una volta nella vita. Per questo l'edificio è sproporzionato rispetto al paese che lo ospita.

L'edificio ora è inutilizzato e in stato di abbandono.
Questo edificio è stato danneggiato dalla "damnatio memoriae", ed è il simbolo di un Paese che non riesce a fare i conti con il suo passato. Ma la furia iconoclasta ha senso quando cadono i regimi, non dopo 70 anni. Oggi non ha senso avere paura di un edificio storico, bisogna invece portare la discussione sul piano critico, per capire cosa è stata la storia d'Italia in quel periodo, soprattutto in chiave moderna. Predappio ha sempre avuto nemici fortissimi, che si chiamavano: pregiudizio, isolamento, banalizzazione della storia. Per combattere questi nemici io non conosco un'arma più potente della cultura. Perché la cultura sconfigge l'ignoranza. Bisogna far vedere cosa è stato il fascismo, farlo vedere agli italiani, senza nascondere niente. Esistono tanti luoghi e simboli, anche tragici, su cui riflettere; e io credo che il paese sia maturo per fare finalmente i conti con il fascismo.

E quindi?
Questo edificio, da simbolo del fascismo deve diventare simbolo della storia del fascismo, dello studio del fascismo, perché quello che è successo non debba più accadere. Noi vogliamo essere all'interno di una topografia europea che restituisca il senso del Novecento, anche negli aspetti più tragici, e pertanto Predappio si candida a raccontare quel pezzo di storia che è incancellabile. Siamo stati fascisti in Italia, c'è poco da fare.

Che paese è Predappio?
Un paese di 6.500 abitanti con gente normale. Non è il paese delle manifestazioni di nostalgici che si vedono su youtube. È un paese vivo e solidale. Negli ultimi cinque anni ho raccolto 300 profughi, siriani, nigeriani, del Bangladesh. A Predappio non c'è un parcheggio a pagamento, una famiglia su dieci vive in una casa del comune, ogni anziano riceve un sussidio dal comune e siamo all'84% della raccolta differenziata. Non c'è nessuno di Predappio che fa il saluto romano. Siamo gente normale che si è dovuta fare carico di questo pesantissimo carico storico che ci è stato dato. E siamo sempre stati lasciati soli. Io mi sono fatto una domanda: è musealizzabile oggi il fascismo? Ingenuamente pensavo che l'idea di un museo sarebbe stata accolta a braccia aperte. È successo il putiferio. Noi vogliamo restituire a Predappio la dignità che meritiamo, perché la paura qui ha fatto nascere i negozi che vendono svastiche e manganelli, e nessuno li chiude. Questo vuol dire che la legge Scelba e la legge Mancino non sono adatte ad affermare dei principi. E poi mi viene da ridere: si fa a pugni per le manifestazioni di Forza nuova a Bologna. Ma dico: Forza Nuova è candidata alle europee! Allora le cose sono due: o non la candidi, e allora reprimi le manifestazioni, ma se la candidi, come fai a negargli la piazza? Da questa contraddizione di fondo non se ne esce: l'unica arma di distruzione di massa dell'ignoranza è la cultura, la ricerca, l'università, lo studio della storia. E la fatica di spiegare cosa è stato il fascismo, anche se poi arriva quello che ti dice che il fascismo ha fatto cose buone e ti cadono le braccia.

Da dove è partito?
Ho fatto una fatica bestiale a ottenere il trasferimento dell'immobile dal Demanio al comune, con il federalismo culturale. Noi di Predappio siamo stati i primi, insieme al comune di Torino, a chiedere l'applicazione di quella norma, ma ci sono voluti tre anni.

E i soldi?
Ho avuto 3,5 milioni di euro dal governo (stanziati dal precedente ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, ndr), un milione me lo ha dato la regione, 500mila euro me li ha dati la Fondazione Cassa di risparmio di Forlì e 500mila euro ce li ho messi io. Mi mancano 3 milioni, anzi approfitto di parlare con un giornalista di un giornale letto da molte persone con grandi disponibilità economiche: se mi vogliono dare una mano, io sono qui.

Perfetto, sono aperte le adesioni. Il progetto?
Il progetto museale di massima l'ho fatto con l'Istituto Parri, quindi non tacciabile di nostalgie o dietrologie, poi siamo andati avanti. C'è voluto un altro anno e mezzo per il bando di gara della progettazione. E lascio la carica di sindaco senza poter vedere la firma del contratto di incarico, perché il codice appalti impone di aspettare 30 giorni. Il costo complessivo è di sette milioni, circa cinque per la parte edile e due milioni per la parte espositiva. Come dicevo, me ne mancano la metà. Pensi che anche in Germania, a Monaco, hanno fatto un museo nell'edificio dove aveva la sede il partito nazista e il governo ha stanziato 20 milioni di euro. Io per avere 500mila euro devo inginocchiarmi sui ceci, e poi polemiche a non finire. Ma nonostante tutto, la cosa che mi preoccupa di più non sono i soldi, ma la gestione: cosa mettiamo dentro al museo. È lì che ci giochiamo la credibilità.

Come viene gestito ora il progetto?
Ho un comitato scientifico, coordinato da Marcello Flores. Ma dobbiamo anche dare vita a Centro studi, perché un museo senza centro studi non si vende. Stiamo cercando alleati, stiamo preparando la convenzione con l'Istituto Luce per poter utilizzare tutti i loro materiali.

So che poi nascerà una fondazione, di cui lei dovrebbe essere presidente...
Vedremo. Per ora, insieme a una società dell'Università di Bologna, abbiamo dato vita a un centro di attività, di cui sono presidente, che si chiama "Progetto Predappio" e che ha anche un sito per raccontare il progetto. Finita questa fase, faremo la fondazione, ma ci vorranno almeno altri tre anni. Completata la progettazione, si dovrà fare la gara per i lavori e poi la gara per la gestione.

Come sarà il museo?
Sarà come un girone infernale. Ci saranno quattro livelli. Si inizia prendendo l'ascensore e andando all'ultimo piano, e poi si scende seguendo un percorso concentrico che racconta tutte le fasi del fascismo dall'inizio e in tutti i suoi aspetti culturali, sociali, economici. Sono partito dalla domanda che si sono fatti Antonio Gramsci e Walter Benjamin: come abbiamo fatto a essere così ciechi da non accorgerci che stava arrivando quel tipo di fascismo. È una domanda attualissima in chiave europea. Per rispondere bene si deve partire dall'inizio, non si possono raccontare solo le stragi, le leggi razziali, la guerra. Ci sono già musei che raccontano questo. Io voglio fare un museo che racconta il momento esatto e i motivi per cui questo Paese ha abbracciato il fascismo, per capirne i rischi e i pericoli attuali.

Torniamo al girone dantesco.
Allora, seguendo il percorso di questo girone, dall'alto verso il basso, si arriva alla fine nello scantinato, dove non ci sono neanche le finestre; ed è lì che racconteremo le leggi razziali, il colonialismo, le efferatezze, la guerra. Alla fine non vedi l'ora di uscire e di prendere la porta di uscita, che è poi quella che conduce alla Costituente. E quando esci, l'ultima cosa che ti viene in mente è andare a comprare un accendino con la faccia di Mussolini. Il visitatore sarà accompagnato nel percorso da ologrammi di studiosi. Almeno questo è quello che abbiamo pensato oggi. Magari con la tecnologia di domani si potrà fare molto di più.

Quanto è grande l'edificio?
L'edificio è su tre livelli per 2.400 mq calpestabili, ma si arriverà a 3mila mq perché il progetto prevede la realizzazione di un ammezzato all'ultimo piano. Quindi ci saranno quattro livelli in tutto.

Nient'altro?
Sì, il nuovo indirizzo del museo e del centro studi sarà via Giacomo Matteotti n.1

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