Progettazione e Architettura

Barcellona, colori e allegria per la casa di accoglienza Kalida Sant Pau firmata Benedetta Tagliabue

Mariagrazia Barletta

Il centro si trova all'interno dell'ospedale disegnato da Domènech (opera modernista tutelata dall'Unesco) offre accoglienza e sostegno ai malati oncologici

Un'architettura come inno alla vita, a servizio di un pionieristico progetto ad altissimo contenuto sociale. All'interno del complesso ospedaliero della Santa Creu i Sant Pau di Barcellona, capolavoro modernista di Domènech i Montaner inserito nella «world heritage list» dell'Unesco dal 1997, ha aperto le porte ieri 9 maggio Kālida Sant Pau, un centro nato per offrire sostegno ai malati oncologici, disegnato da Benedetta Tagliabue e dal suo studio Miralles Tagliabue Embt. La piccola architettura è concepita come una casa accogliente dove, in un momento di fragilità, poter condividere sentimenti e preoccupazioni con chi vive le medesime paure ed essere supportati gratuitamente da personale specializzato, che opera in connessione con i medici dell'ospedale barcellonese, per un aiuto pratico, emotivo e sociale, complementare rispetto alle cure mediche oncologiche.

Nessun legame con l'estetica ospedaliera: le forme organiche concepite da Benedetta Tagliabue si lasciano plasmare e trovano, nel continuo riferimento alla ricchezza ornamentale del Modernismo, la capacità di esprimere gioia. Il concetto di valore curativo della buona architettura, caro ad Enric Miralles (scomparso nel 2000), guida il progetto: gli spazi, intimi e domestici, devono poter favorire i difficili processi che si svolgono tra quelle mura, tutti tesi alla trasformazione di situazioni di angoscia e paura in sentimenti di speranza e sicurezza. «Kālida Sant Pau è uno spazio dove le persone possono scoprire una forza della quale non si erano resi conto, in modo da massimizzare la capacità di far fronte alla propria situazione», sottolinea Benedetta Tagliabue. Dietro alla realizzazione di Kālida Sant Pau ci sono fondazioni private e una rete di donatori e volontari, compresi i medici. In prima linea c'è la Fundación Kālida, costituita proprio per creare all'interno di ospedali pubblici centri per il supporto a malati oncologici, sostenuta dalla fondazione attiva in campo sociale Nous Cims e dalla fondazione privata Hospital de la Santa Creu i Sant Pau impegnata in azioni benefico-assistenziali e nella valorizzazione del patrimonio modernista dell'ospedale barcellonese.

Kālida è il primo polo dell'Europa continentale inserito nella rete internazionale dei Maggie's centres. Si tratta di centri creati dall'omonima fondazione scozzese che dal 1996, affidandosi a grandi firme dell'architettura, del calibro di Zaha Hadid, Steven Holl, Rem Koolhaas, solo per citarne alcune, realizza accanto ad ospedali pubblici centri per il sostegno psicologico e morale ai malati oncologici. Oggi il modello, nato dalla volontà di Maggie Keswick Jencks, architetto e moglie dello storico dell'architettura Charles Jencks, si è diffuso e conta ben 21 centri nel Regno Unito, cui vanno ad aggiungersi un progetto a Hong Kong, un altro a Tokyo e piani di espansione in Norvegia, a Singapore e nei Paesi Bassi. Kālida beneficia del know-how e dell'esperienza dei centri Maggie e, come nelle strutture nate nel Regno Unito, la creazione di un ambiente domestico è prioritaria. Comfort e senso di protezione sono le qualità ricercate in un'architettura di soli 400 mq (200 mq per piano). La facciata in mattoni, forata in punti studiati, grazie a dei motivi ornamentali lascia filtrare la luce, calibrando le viste verso l'esterno e preservando il senso di intimità degli ambienti interni.

La cucina con la sala pranzo è il cuore dello spazio della "casa", la quale è dotata, tra l'altro, anche di angoli per la lettura e sale polifunzionali. Gli interni sono stati disegnati da un altro ben noto nome: Patricia Urquiola, che con il suo studio si è occupata dell'interior design coinvolgendo grandi aziende che hanno donato arredi, oggetti di design e rivestimenti. Consistente il contributo di grandi marchi italiani, quali: Arlex, Cappellini, Flos, Listone Giordano, Moroso e Mutina. Patricia Urquiola, spagnola ma con base a Milano, ha lavorato in dialogo con Benedetta Tagliabue. «Abbiamo lavorato sulla conformazione esagonale della pianta che già suggeriva una suddivisione degli spazi in base alle diverse attività. A partire da lì abbiamo visualizzato spazi funzionali e configurazioni aperte che danno origine a un ambiente eterogeneo ma funzionale, al quale si attribuiscono differenti livelli di intimità», sottolinea Urquiola. I progetti di architettura e di interior design sono stati donati dai due studi.

I CREDITI DEL PROGETTO


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