Progettazione e Architettura

Passerella per le star del cinema, parco di design per i veneziani: la piazza del Lido di C+S guarda oltre la Biennale

Mauro Salerno

Ad agosto passerella per le star di Hollywood, tutti gli altri giorni dell’anno spazio urbano di alto design a disposizione delle famiglie veneziane. È il curioso, ma del tutto pianificato destino della nuova Piazza del Cinema al Lido di Venezia, progettata dai C+S Architects (Carlo Cappai, Maria Alessandra Segantini) al termine della decennale e defatigante vicenda legata alla necessità di ampliare e riqualificare gli spazi necessari al Festival del Cinema. Si era partiti a metà degli anni Duemila con un concorso per disegnare un nuovo palazzo. Si è arrivati ora al traguardo di una piazza che restituisce uno spazio immacolato e un parco verde, finalmente vista mare, a tutta la città. Esito all’inizio tutt’altro che scontato, ma alla fine vincente.

Un progetto di «architettura a volume zero», dicono gli stessi architetti, capace di restituire «umanità alla piazza delle star» offrendo agli abitanti del Lido qualcosa che avevano perduto: uno spazio pubblico dove passare del tempo immersi nella bellezza, non solo naturale.

È bastato un anno e mezzo per passare dal progetto (gennaio 2017) alla fine dei lavori, l’estate scorsa, con il debutto in concomitanza della mostra del Cinema di agosto. Il cantiere, gestito da Sacaim (Gruppo Rizzani de Eccher) è costato in tutto 13,5 milioni, serviti a riqualificare, tra piazza e parco, uno spazio di 20.100 mq, di cui 12.400 pavimentati.

«Quando abbiamo cominciato a lavorare al progetto - spiega Alessandra Segantini - ci siamo detti che la cosa più giusta da fare era fare una piazza che fosse sì funzionale al Palazzo del Cinema, e quindi a quei 20 giorni in cui Venezia diventa la vetrina del cinema mondiale, ma che fosse anche uno spazio vivibile per intero dai cittadini del Lido».

Alla fine l’obiettiuvo è stato raggiunto. Basta passare di là in un giorno qualunque dell’anno, magari baciato dal bel tempo o anche limitarsi a scorrere le immagini delle foto che corredano questo articolo, per scoprire che la piazza è usata tutto il giorno e a ogni ora si offre da scenario per protagonisti diversi. «La mattina - racconta sempre Segantini - ci trovi le mamme con le carrozzine, alle 18 gli skaters. Al pomeriggio i bambini che giocano con la fontana d’acqua e più tardi gli adolescenti sulle grandi sedute tonde o gli anziani che si godono un po' d’ombra sotto gli alberi d’estate».

I buoni progetti di architettura servono proprio a questo: a innescare nuovi modi di usare parti della città prima trascurate. Ne sanno qualcosa anche i romani, che grazie all’Auditorium di Renzo piano hanno riscoperto un quadrante cittadino prima in degrado. O i milanesi che, messe da parte le proteste di retroguardia, ora si godono i nuovi spazi ( e i frutti anche economici dello sviluppo della città) sotto i grattacieli.

La nuova piazza del Cinema è uno spazio che fa della cura del dettaglio la sua qualità. Si tratta di un grande piano bianco interrotto solo dal gioco di disegni («i plettri», li chiama Cappai) creati dai diversi andamenti della pietra Apricena con cui è rivestita l’area. «Affida ai dettagli sottili dell'orientamento delle pietre, del loro trattamento superficiale, ai tagli per lo smaltimento delle acque, ai tasselli della fontana invisibile che occupano la parte centrale della piazza e ai preziosi dettagli dei corrimani e parapetti di ottone le parole che permettono di far dialogare il contemporaneo e la storia», spiegano i progettisti.

Nel grande spazio immacolato d’estate vengono ospitati eventi e attrezzature funzionali al mondo che ruota attorno al Fertival del Cinema. Ma questo grande «tappeto bianco», con quota rialzata per permettere finalmente la vista del mare, alla fine riesce anche a valorizzare la presenza degli edifici storici, come il Casinò e il palazzo del Cinema (da poco rimessi a nuovo proprio per non sfigurare di fronte al bagliore della piazza).

«Quando mi trovo a presentare questo progetto - continua Segantini - dico sempre che è un progetto di restauro. Perché, anche se è un intervento del tutto nuovo, di fatto restaura la memoria della grandeur del Lido di inizio ’900». Importante è anche il ruolo affidato al giardino storico. «Con il primo scavo erano stati eliminati tutti gli alberi e noi abbiamo lottato per ripiantarli tutti», dicono gli architetti.

Il disegno del verde si insinua e si innesta nel resto della piazza. Quella forma non è frutto del caso: «Traccia la presenza invisibile del terzo edificio mai costruito sulla piazza», spiega Segantini. Pini marittimi già adulti concorrono alla creazione di zone d’ombra insieme a sedute generose che si offrono ai molti che sono tornati a frequentare questo luogo. «Ci piacerebbe - conclude Cappai - che il nostro progetto diventasse il primo tassello di un intervento di riqualificazione di tutto il lungomare del Lido, uno spazio che nasconde enormi potenzialità».


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