Progettazione e Architettura

A Teramo l’ex ospedale psichiatrico diventa una cittadella della cultura, con il progetto di Abdr-Promedia

Mariagrazia Barletta

Oltre allo studio romano, nella cordata guidata dall’engineering Promedia, c’è anche lo studio di Franco Braga, Mda AA e Giorgio di Ventura

Dopo il lancio del concorso di idee, prende concretamente forma il progetto per la cittadella della cultura di Teramo, destinata a far rinascere gli spazi dell'ex ospedale psichiatrico Sant'Antonio Abate. Lo scorso 31 gennaio i vincitori della competizione, bandita dall'Università di Teramo a giugno 2018, hanno firmato il contratto che affida loro la redazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica, del definitivo e dell'esecutivo, con i quali si deciderà il futuro del complesso immobiliare, che occupa, ai margini del centro storico, un'area di oltre 11mila metri quadri, di cui circa 3.500 consistenti in spazi aperti da riqualificare, aprire al pubblico e connettere alla città. A vincere il concorso e a sviluppare l'idea proposta è la cordata di cui fanno parte il noto studio Abdr di Roma, la società teramana di ingegneria Promedia (capogruppo), lo studio Braga, Mda Architetti Associati di Teramo e Giorgio Di Ventura (geologo). Chiuso definitivamente nel 1998, fondato alla fine dell'Ottocento su preesistenze architettoniche, anche medievali, il compendio è destinato a diventare sede di attività accademiche e congressuali. E non solo. Si prevede anche l'inserimento di spazi museali e di attività legate all'Azienda sanitaria locale. Ora si dovrà correre, il contratto prevede infatti la chiusura di tutta la progettazione in 150 giorni. Ai fini della realizzazione del progetto, per ora sul piatto ci sono 30 milioni di euro finanziati tramite il Patto per lo sviluppo della Regione Abruzzo, siglato con la presidenza del Consiglio a maggio 2016.

«Indipendentemente dal programma funzionale, per prima cosa il progetto cerca di dare risposta a un tema squisitamente di progettazione urbana». A raccontare l'idea proposta al concorso è Paolo Desideri, co-fondatore con Maria Laura Arlotti, Michele Beccu e Filippo Raimondo del pluripremiato studio Abdr, autore, solo per citare alcuni progetti, della stazione Tiburtina dell'Alta Velocità, a Roma, e del Teatro dell'Opera a Firenze. Il tema urbano, di cui il professore parla, «è la trasformazione di una rilevantissima quantità di spazio chiuso in uno spazio aperto», dove «aperto vuol dire spazio prevalentemente attraversabile, prevalentemente permeabile e pubblico». È questa la «prima strategia che mette in campo il progetto, garantendo, attraverso lo spazio pubblico, la messa a sistema delle volumetrie che oggi appaiono prevalentemente separate, scorporate, non dotate cioè di quella continuità spaziale che caratterizza viceversa l'esperienza fluida dell'attraversamento, tipica della condizione pubblica. Questo tema è la stella polare che guida tutte le scelte, anche poi quelle, scendendo di scala, relative alla specifica ridestinazione e reinvenzione funzionale», ci tiene a precisare l'architetto.

I tre macro-blocchi funzionali
Il progetto si articola in «tre macro-blocchi programmatici». Uno è il polo dell'Università di Teramo, il secondo è a servizio dei «grandi eventi», il terzo è il «polo territoriale».
«Per quanto riguarda il polo universitario - riferisce ancora Desideri -, abbiamo la nuova facoltà di Scienze della comunicazione». «Poi abbiamo una serie di blocchi che sono destinati a diversi corsi di studio. L'ipotesi inserita nel bando, sulla quale abbiamo preso le misure, è quella della collocazione, all'interno di questa struttura di Scienze della comunicazione, dei corsi di Management and business communication e del Dams. Quindi questo è il polo universitario che direi è quello prevalente».

Il polo «grandi eventi», invece, «assolve una doppia funzione, da un lato è autonomo, dall'altro, però, è anche strettamente connesso al polo universitario grazie alla continuità dello spazio pubblico che ho raccontato prima. Nel polo grandi eventi abbiamo innanzitutto questo importante teatro con la sua torre scenica. Teoricamente - lo vedremo con lo sviluppo del progetto - potrebbe addirittura ospitare piccoli spettacoli operistici». La parte emergente del volume è una nuova costruzione. «È una piccola citazione di noi stessi in realtà, un piccolo marchio di fabbrica perché fa un po' il verso al teatro di Firenze. Naturalmente stiamo parlando di dimensioni che non sono paragonabili». Previsti nello stesso polo anche: un centro diurno per malati psichici, il museo della psichiatria e un centro di formazione artistica per portatori di disabilità mentali.

In ultimo, il «polo delle strutture territoriali» destinato prevalentemente alle attività dell'Asl. Si tratta di un «polo per strutture di servizio territoriale, che dovranno anche raccordarsi con l'università e con l'amministrazione comunale. Questa è un'altra grande scommessa: stiamo parlando di un intervento nel quale il progetto dovrà mettere in equilibrio le richieste e la presenza di tre attori istituzionali, che sono: l'università, il comune e l'unità sanitaria locale. È evidente che la qualità, come avviene per ogni progetto pubblico, è legata non solo alla qualità tecnica del progetto, ma anche molto all'interlocutore amministrativo, quindi alle procedure e alle capacità degli attori istituzionali di dare indicazioni chiare e di essere attori del progetto in maniera specifica. La rapidità con cui l'amministrazione sta procedendo ci lascia comunque ben sperare», conclude Desideri.


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