Progettazione e Architettura

Nell’antica abbazia sui monti della Val Venosta si nasconde la biblioteca dark firmata Werner Tscholl

Mariagraza Barletta

Lo spazio ipogeo è stato ricavato sotto la corte-giardino del complesso benedettino nel territorio di Burgeis (frazione di Malles)

Werner Tscholl ritorna nella monumentale abbazia benedettina di Monte Maria e nasconde una biblioteca di due piani sotto alla corte-giardino. Sopra Burgeis (Burgusio), frazione di Malles, in Alta Val Venosta, Tscholl, sperimentatore di architetture ipogee, si confronta con la storia quasi millenaria di una tra le più importanti emergenze architettoniche dell'Alto Adige. Una storia scritta nelle pietre, ma anche nelle pagine di 130mila libri e nel prezioso materiale archivistico accumulato in nove secoli di storia. A distanza di alcuni anni dalla realizzazione di un piccolo museo e di una foresteria negli antichi laboratori dei frati, l'architetto venostano porta a termine nell'abbazia il delicato lavoro per la creazione della biblioteca ipogea, nuovo scrigno per un patrimonio di inestimabile valore, che consta di documenti antichi e di circa 130mila volumi. Trovare una sintesi tra antico e nuovo e conservare in condizioni termo-igrometriche ottimali il materiale cartaceo facilmente deperibile, sono alcuni punti fermi del progetto da poco concluso e già selezionato per concorrere al prestigioso premio Mies van der Rohe.

La sala lettura è stata ricavata, in seguito al restauro, all'interno di una cappella sconsacrata del XIII secolo. Uno dei muri perimetrali (quello affacciato sulla corte), non originale, ma realizzato nel secolo scorso, è stato rimosso e sostituito da una grande vetrata candida e translucida che conserva il ricordo sbiadito della parete bianca intonacata che l'ha preceduta. Una scelta frutto della valutazione critica dell'architetto che distingue tra antico e vecchio, tra ciò che ha valore storico e ciò che ne è privo. A vantaggio della nuova funzione, ne viene fuori un ambiente luminoso, adatto alla lettura. Sulla corte, addossato alla nuova parete traslucida, un piccolo volume di vetro custodisce la scala che conduce ai piani interrati della biblioteca, i cui ambienti sono illuminati dall'alto, grazie a fenditure protette da lastre di vetro. Una luce zenitale e radente che valorizza le antiche e vibranti tessiture murarie.

In seguito allo scavo, vengono riutilizzate la parte sotterranea della chiesetta duecentesca e la torretta difensiva di epoca barocca. Viene inoltre portata alla luce la porzione interrata della cinta muraria emergente che cinge la corte. Tutti elementi che diventano parte integrante dei nuovi ambienti della biblioteca. Tra le stratigrafie del passato, senza toccarle, Tscholl inserisce una struttura in cemento, una stanza a due piani che nel soffitto reca un'iscrizione tratta dal “Registrum”, antica narrazione della storia di Monte Maria scritta da Goswin, monaco vissuto tra gli spazi dell'abbazia nel XIV secolo. Quella sul soffitto è una sorta di epigrafe che ricorda lo sforzo del monaco nel trascrivere, in un volume (cartaceo), i fatti del suo tempo e la storia dell'abbazia, incoraggiando i successori a seguire il suo esempio. A raccogliere il testimone, qualche anno fa, è stato l'abbate Markus, decidendo di custodire una parte della storia dell'abbazia in un nuovo volume, questa volta, però, architettonico, appunto la biblioteca ideata, poi, da Tscholl.

L'iscrizione è il simbolo della fusione tra la storia antica (racchiusa nei libri) e quella contemporanea (la biblioteca ipogea); è l'emblema della sintesi tra antico e nuovo cercata dall'architetto. Ciò che è antico rimane intatto, tanto da non essere toccato dalle nuove strutture. Grazie ad un rispetto reverenziale, le tracce del passato restano inalterate, cristallizzate nel momento della scoperta, ossia nell'attimo della rivelazione concretizzatasi con lo scavo. In questo modo anche le future generazioni possono apprezzare quelle tracce nella loro interezza ed autenticità. Un approccio, questo, caro a Tscholl, utilizzato anche nel museo dell'abbazia e nella realizzazione del museo della montagna di Messner, ricavato tra le rovine di Castel Firmiano. Come in questi due precedenti progetti, così nella biblioteca: Tscholl inserisce strutture in acciaio nero, concepite come delle ombre che lasciano primeggiare gli antichi muri. Il contemporaneo si inserisce come un nuovo livello che, però, con materiali e stile moderni, si pone in continuità con l'antico, riprendendone l'atmosfera.

Per entrare in sintonia con le vibrazioni delle superfici antiche, Tscholl, come sempre accade nelle sue rivitalizzazioni dell'esistente, utilizza materiali non raffinati. Nel caso della biblioteca prevalgono il cemento grezzo delle strutture e l'acciaio nero di scaffalature e scale. Anche l'architettura ipogea ha illustri precedenti nell'opera dell'architetto altoatesino. Ne è un esempio l'edificio della Selimex a Laces, portato a compimento nel 2005, dove tutta la parte della produzione orto-frutticola è nascosta al di sotto di un lago artificiale dal quale emergono solo gli uffici dell'azienda. Più di recente l'architetto ha terminato una casa nella roccia a Castelbello (Bz), mentre, sempre a Burgeis, dopo aver risistemato la scuola di agraria nel castello di Fürstenburg, ha terminato la creazione di aule ipogee: circa 1400 mq incuneati in una collina a pochi metri dalla fortezza. Sempre a Burgeis, Tscholl ha firmato il convitto a servizio della scuola di agraria.


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