Progettazione e Architettura

Biennale di Architettura 2020, Baratta sceglie Hashim Sarkis

Mariagrazia Barletta

L’architetto libanese sarà il curatore della XVII edizione della Biennale, che aprirà al pubblico il 23 maggio 2020

A meno di un mese dalla chiusura della «Freespace» di Yvonne Farrell e Shelley McNamara, e con largo anticipo rispetto alle scorse edizioni, arriva il nome del curatore della Biennale di Architettura che si terrà a Venezia nel 2020. Si tratta di Hashim Sarkis, architetto libanese e preside della School of Architecture and Planning al Massachussetts Institute of Technology (Mit) di Boston. La nomina è arrivata ieri dal Cda della Biennale di Venezia, che l'ha deliberata su proposta del presidente Paolo Baratta.

Sarkis è docente e ricercatore, e svolge la professione di architetto con il suo studio Hashim Sarkis Studios (HSS), con basi a Cambridge, nel Massachussetts, e a Beirut, in Libano. Ha una laurea in architettura e una in belle arti conseguite alla Rhode Island School of Design, oltre che un master e un dottorato in Architettura ottenuti alla Harvard University. Ha insegnato alla Rhode Island School of Design, alla Yale University, all'American University di Beirut e al Metropolis Program di Barcellona.

Lo suo studio HSS si è distinto nell'ambito dell'edilizia sociale e residenziale, nella progettazione di parchi e di edifici direzionali (tra questi il municipio di Biblo, in Libano), nella pianificazione e progettazione urbana. Come Alejandro Aravena, curatore della Biennale di Architettura del 2016, anche Sarkis è noto per il suo impegno nel sociale, che si esprime con la sua attività di ricerca, con i suoi progetti e anche con un ruolo attivo in organizzazioni non profit. Un impegno costante per la qualità dell'abitare caratterizza i suoi progetti, molti dei quali realizzati nel Massachusetts e in Libano. Risolvere questioni legate alle classi più svantaggiate è un tema che spesso ha tenuto impegnato Hashim Sarkis.

Tra i progetti che vanno in questa direzione, vi sono le ottanta unità abitative realizzate per i pescatori di Tiro, città costiera libanese, a sud di Beirut. Un complesso residenziale che crea ordine in uno spazio costruito in modo caotico, dando vita ad alloggi dotati di un'ampia varietà di spazi collettivi. Ne viene fuori un'elevata qualità dell'abitare. Il progetto ha fatto il giro del mondo, arrivando, tra l'altro, ad essere esposto al Museum Of Modern Art di New YorK, nella mostra «Small project. Big Change» e al padiglione Usa alla Biennale di Venezia del 2014. Insieme ad organizzazioni non profit ha realizzato servizi, tra cui un community center, per i contadini di alcuni villaggi nel Nord del Libano.

Attualmente, inoltre, è “programs director” e membro fondatore di Plan B, un'organizzazione senza scopo di lucro impegnata sul tema del miglioramento della qualità dell'ambiente costruito in Libano e in Medio Oriente. Sarkis ha anche diretto l'Aga Khan Program alla Graduate School of Design della Harvard University, un programma per lo studio dell'architettura e delle questioni urbane legate alle società islamiche.
L'architettura e la ricerca come strumenti per affrontare questioni di rilevanza sociale, dunque, costituiscono una costante nell'attività del futuro curatore della Biennale 2020.

Facile, dunque, prevedere in che direzione andrà la prossima Biennale di Architettura: abbandonati i ragionamenti teorici, tramontati con i “fondamentali” di Rem Koolhaas, probabilmente si proseguirà verso l'utilità sociale dell'architettura. Ipotesi avvalorata dalle parole pronunciate da Baratta e dallo stesso Sarkis in seguito alla nomina. «Con Hashim Sarkis, La Biennale si dota di un curatore particolarmente sensibile ai temi e alle urgenze che la società, nelle diverse contrastanti realtà, pone per il nostro abitare», ha dichiarato Paolo Baratta. «Il mondo sta lanciando nuove sfide all'architettura - ha commentato Sarkis -. Sono impaziente di lavorare con architetti provenienti da tutto il mondo per immaginare insieme come affrontare queste sfide». Il Cda ha deliberato anche le date dell’esposizione: l’apertura al pubblico è fissata al 23 maggio, la mostra chiuderà il 29 novembre 2020.


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