Progettazione e Architettura

Per il federal building di Torino il Demanio sceglie il progetto di Iotti+Pavarani con Fm Ingegneria

Mariagrazia Barletta

Aggiudicato in sei mesi il concorso di idee per il masterplan che ha raccolto 25 candidature

Lo studio Iotti + Pavarani Architetti fondato da Paolo Iotti e Marco Pavarani, si è aggiudicato il concorso di idee per il masterplan che va a delineare i connotati del nuovo federal building destinato a prendere il posto della caserma Amione a Torino. Ad affiancare il noto studio di architettura di Reggio Emilia, è la società F&M Ingegneria, di cui è fondatore e Ad Sandro Favero, insieme alla sua divisione F&M Impianti. Si è conclusa in soli sei mesi la competizione lanciata lo scorso giugno dall’Agenzia del Demanio, coordinata dalla Fondazione per l'architettura/Torino, per trasformare il compendio in una cittadella della pubblica amministrazione. I risultati sono stati resi noti ieri, 13 dicembre, in una conferenza al Castello del Valentino.

A decretare i vincitori è stata la giuria presieduta da Dario Di Girolamo (esperto di gestione di immobili pubblici) e composta da Giacomo Leonardi, Luisa Papotti, Carmelo Maricchiolo e Guendalina Salimei, indicati rispettivamente dalla Città di Torino, dal Mibac, dal ministero della Difesa e dall'Ordine degli Architetti di Torino. Molto apprezzata «l'interpretazione architettonica e urbanistica» del tema proposto e lo sviluppo di tutte le «tematiche compositive, energetiche e ambientali». Definita «di grande equilibrio» la soluzione individuata per il parco interno pubblico, digradante, che alterna superfici minerali a verde. I progettisti, infatti, scelgono di sistemare i nuovi volumi lungo il perimetro dell'isolato, liberando l'interno del compendio, che diventa un grande parco pubblico in connessione anche con la porzione di fabbricato da conservare, in quanto sottoposta a vincolo storico-artistico.

Lo storico edificio di inizio Novecento, nato come fabbrica della Società Ceirano automobili Torino (Scat) fa da fondale al parco. «Completo ed efficace lo studio dei percorsi, strutturato attraverso una promenade urbana di connessione su cui affacciano gli spazi aperti del quartiere. Questa scelta distributiva, particolarmente efficace, si rivela capace di generare un nuovo polo attrattore nel cuore dell'intervento», continua il verdetto. Massima attenzione anche alla progettazione di spazi orientati al benessere dei lavoratori. Gli uffici affacciano sul giardino interno attraverso loggiati e ampie vetrate. La partitura e il ritmo della facciata dell'edificio Scat vengono ripresi nei prospetti dei nuovi volumi, creando un equilibrato confronto tra antico e nuovo.

Il bando - va ricordato - chiedeva di ridisegnare un lotto di quasi 28mila metri quadrati nel quartiere Campidoglio (circa tre chilometri ad ovest del centro storico), dove oggi c'è una caserma comprensiva di più fabbricati. La parte vincolata (non oggetto del concorso), con l'edificio Scat in stile Art Nouveau, è da conservare e valorizzare, mentre i restanti fabbricati sono destinati alla demolizione per far posto al federal building. La valorizzazione della caserma Amione si inquadra, infatti, nel piano federal building del Demanio, voluto e ampiamente avviato (già 38 i federal building che risultavano in cantiere all'avvio del concorso) dall'ex direttore, Roberto Reggi e che coinvolge diverse città italiane. Consiste nel concentrare gli uffici della Pa in edifici pubblici da recuperare, con l'obiettivo evidente di ridurre i costi di gestione, energetici e delle locazioni passive. La caserma Amione, nello specifico, è destinata ad ospitare pubbliche amministrazioni centrali, con i rispettivi 2mila dipendenti. Si prevede un investimento di 60 milioni di euro a fronte di un risparmio, a regime, di oltre 8 milioni di euro l'anno. Parallelamente è previsto il trasferimento delle funzioni legate alle Forze armate e al Museo di Artiglieria dall'ex caserma Amione alla caserma Dabormida, in corso Unione Sovietica.

Al vincitore vanno 102mila euro a titolo di completo rimborso per l'elaborazione del masterplan, previa integrazione dello studio di fattibilità con ulteriori studi, tra cui un'analisi della fattibilità finanziaria e i documenti per la variante di piano. L'esito del concorso e la conseguente acquisizione del masterplan e degli elaborati dello studio di fattibilità servono, infatti, per poter avviare la conferenza di servizi, che deve recepire le esigenze progettuali ratificandole nello strumento urbanistico. «Perché il risultato di una trasformazione del territorio sia di qualità - sottolinea il presidente della Fondazione per l'architettura/Torino, Alessandro Cimenti - è essenziale che il processo sia di qualità e il concorso, se condotto seriamente, in due gradi e con una giuria competente, è lo strumento che meglio può garantirlo. L'ampio numero di proposte pervenute (25 progetti candidati per un totale di 74 partecipanti, nda), l'accuratezza progettuale e la rilevanza dei nomi dei professionisti che hanno scelto di cimentarsi in questo concorso dimostrano il valore della procedura scelta. Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto e ci auguriamo che questa esperienza possa essere da esempio per la gestione di future trasformazioni urbane». Il progetto vincitore, i progetti finalisti e quelli degli altri candidati sono esposti in una mostra allestita al Castello del Valentino.


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