Progettazione e Architettura

Rinasce il parco della Reggia ducale di Rivalta con la proposta del team guidato da Openfabric

Mariagrazia Barletta

Avincere il concorso del Comune di Reggio Emilia è stato lo studio di Francesco Garofalo (con Casana Architettura e Paesaggio e F&M ingegneria). Progetto di fattibilità suddiviso in due fasi

Fa rinascere una pluralità di tracce del passato, per poi generare variegate occasioni d'uso. Mette insieme storia e contemporaneità il progetto di valorizzazione del parco della Reggia ducale di Rivalta, che si è aggiudicato il concorso di progettazione bandito dal Comune di Reggio Emilia. Il raggruppamento vincitore (l'aggiudicazione è ancora provvisoria) è guidato daOpenfabric, lo studio, con base a Rotterdam, diretto da Francesco Garofalo. Ad affiancarlo ci sono gli architetti partner di Casana Architettura Paesaggio, Alessandro Parodi e Fabrizio Polimone e F&M ingegneria, la nota società specializzata nei settori dell'ingegneria civile, delle infrastrutture, del project management, con sedi in Italia (Venezia e Milano), ma anche in Germania, Oman, Emirati Arabi e Qatar, di cui è fondatore e Ad Sandro Favero. Più nel dettaglio, la riqualificazione della Reggia ducale di Rivalta è parte di un piano di valenza nazionale. Si inserisce infatti nel progetto - finanziato dal Miur - di valorizzazione del sistema dei beni culturali estensi, che abbraccia le province di Ferrara, Modena, Reggio Emilia e la Garfagnana.

È di 6,8 milioni di euro l'importo messo a disposizione per valorizzare il parco della Reggia ducale, che sorge a circa cinque chilometri dal centro storico di Reggio Emilia. Si tratta del parco, nato con il Palazzo settecentesco di Francesco III d'Este e di Carlotta Angle d'Orleans, costruito sul modello delle residenze principesche europee. Oggi del Palazzo rimane solo un’ala (anch'essa oggetto di recupero nell'ambito del piano nazionale finanziato dal Miur), mentre del parco restano solo il sedime del viale principale, il perimetro murario, le fruttiere, il belvedere in parziale rovina, due vasche, una ovale e l'altra quadrilobata e una porzione dell'esedra di ingresso. È alle numerose tracce impresse dalla storia che fa riferimento il progetto vincitore: dagli sfarzi settecenteschi al passato rurale, fino alla più recente vocazione di luogo di svago e di intrattenimento. Viene riproposta, ma reinterpretandola in chiave contemporanea, la matrice dell'impianto originario del parco, ben nota grazie a rilievi effettuati nel Settecento, la cui restituzione grafica è ben conservata. In particolare, il rimando alla conformazione monumentale si concretizza nel parterre d'ingresso e nella suddivisione dello spazio in quadranti.

Sul tracciato del perimetro dell'antico parco, i vincitori hanno proposto un parco lineare che racchiude una vasta area rurale interna, caratterizzata da percorsi diagonali, canali irrigui e pergolati. I vincitori - decretati dalla commissione presieduta dallo storico dell'architettura, Luca Molinari - così come gli altri partecipanti, hanno basato il loro lavoro sugli esiti di un percorso partecipato, curato dal Politecnico di Torino. Ma, la particolarità più interessante del concorso sta nell'aver sperimentato la possibilità, inserita nel Codice degli appalti, e introdotta dal Correttivo (Dlgs 56 del 2017), di suddividere il progetto di fattibilità tecnica ed economica in due fasi. In pratica, per i partecipanti alla gara la consegna è meno gravosa rispetto ai tradizionali concorsi, in quanto chi concorre elabora un progetto di fattibilità in forma alleggerita. È, invece, il solo vincitore, dopo la proclamazione, a sviluppare la seconda fase del progetto di fattibilità tecnica ed economica, portando a compimento l'intero primo livello di progettazione. «Con l'architetto Parodi e lo studio Openfabric, che data la natura del progetto, hanno svolto gran parte dell'attività, siamo d'accordo nel dire: ben venga questa modalità di concorso perché facilita la partecipazione da parte di studi di varie dimensioni. È chiaro che gli emergenti sono facilitati perché non hanno una mole documentale importante da consegnare», riferisce Gisella Rizzi, partner di F&M Ingegneria e responsabile della sede milanese dell'azienda.

«Inoltre - aggiunge l'ingegnere - in questo caso specifico, oltre al fatto di non dover consegnare un preliminare a rigor di legge (progetto di fattibilità tecnica ed economica secondo il nuovo Codice nda), c'è stata anche una prima fase in cui è stato chiesto un numero molto limitato di elaborati. Poi il progetto preliminare, nella formula ridotta, chiamiamola così, è stato sviluppato solo dai cinque preselezionati. Questo è positivo anche perché nel momento in cui si fa un concorso, il committente ha già individuato la fattibilità del progetto, nel senso che il sito è stato analizzato nelle sue criticità, quindi richiedere a chi sta partecipando di affinare una serie di aspetti per poi lasciare che vengano approfonditi una volta assegnato il progetto, direttamente con i vincitori, è un'ottimizzazione, in questo caso più che positiva. È chiaro che un'opera di un altro tipo di complessità o con impatti maggiori, avrebbe avuto bisogno di ulteriori approfondimenti in fase di concorso, ma in questo caso la scelta era appropriata». «Ora si stanno definendo, con i dirigenti del comune, le modalità per completare il progetto di fattibilità, il preliminare, per poi andare all'esecutivo (l'esecutivo accorperà anche il definitivo, nda)». «La firma del contratto - conclude - è in itinere».


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