Progettazione e Architettura

A Cefalù il resort c’è ma non si vede: ecco il villaggio mimetico firmato King Roselli Architetti

Mariagrazia Barletta

Completamente rinnovato il Club Med di lusso con un investimento di 90 milioni di euro

Nuove camere, in tutto 184, racchiuse da muri conformati a mo’ di onda, precedute, verso il mare, da bungalow di legno che sfruttano i vantaggi della prefabbricazione. Sulle scogliere affacciate sulla baia di Cefalù (Palermo), Club Med, la catena di resort del gruppo cinese Fosun International, ha inaugurato lo scorso 10 giugno il villaggio di lusso progettato da King Roselli Architetti, lo studio romano con una vasta esperienza in ambito alberghiero al fianco di grandi catene internazionali, fondato da Riccardo Roselli e Jeremy King. Lo storico villaggio, dalla vita sessantennale che comprende uno stop dell'attività durato 10 anni, ha riaperto i battenti con una nuova conformazione: le originarie capanne di paglia hanno lasciato il posto a più confortevoli alloggi in muratura e a bungalow di legno. Un intervento che ha contato su un investimento di 90 milioni di euro. «Il Club Med ha voluto portare avanti un discorso più di élite, per una clientela di alto livello, quindi ha deciso di chiudere il club e, attraverso un decreto della regione Sicilia, ha ottenuto di utilizzare la cubatura dei bungalow esistenti, trasformandola in parte in strutture in legno e in parte in unità residenziali», racconta Riccardo Roselli. «È un progetto nato più di 10 anni fa e che ci ha visto partecipi da subito con una gara che abbiamo vinto. Abbiamo lavorato a braccetto con la sovrintendenza che ci ha accompagnato fino alla fine di questa grande avventura», continua l'architetto.

A fronte della costruzione di nuovi volumi permanenti sul promontorio a picco sul mare, l'obiettivo principale è un inserimento coerente nell'ambiente. «Io la chiamo osmosi con il paesaggio», riferisce ancora Roselli. Cercare di nascondere le abitazioni in muratura alla vista dei naviganti è stato un delicato passaggio della fase progettuale. Queste «sono state realizzate in depressione rispetto ai livelli orografici proprio per evitare che si vedessero dal mare. Allo stesso tempo volevamo comunque che questo fosse un progetto non soltanto di mimesi, ma che avesse anche un carattere architettonico, in parte autoctono». Più nel dettaglio, gli alloggi in muratura sono contenuti all'interno di muri dall'andamento pressoché sinusoidale. In pianta i muri formano delle onde a all'interno delle anse che ne derivano sono state ricavate la camere. Il rimando ai muri a secco della tradizione costruttiva è palese. Nella parte esterna è stata utilizzata un'arenaria locale. «Sono muri che hanno ovviamente una parte in laterizio che garantisce la tenuta e poi ci sono queste pietre a spacco da quattro-sette centimetri, giustapposte in maniera irregolare e appoggiate una sull'altra in modo da ricordare il muro a secco. L'obiettivo finale era quello di non dare l'impressione che la pietra costituisse un semplice rivestimento, ma qualcosa di più forte». A parlare è ancora Roselli.

I tetti degli alloggi in pietra sono concepiti come un'ulteriore facciata. Questi, infatti, visibili dall'alto del promontorio, vengono trattati come tetti-verdi. «Adesso sono ancora un po' spogli, ma basterà una stagione e verranno completamente assorbiti dalla macchia mediterranea. Quello che si vedrà sarà solo l'andamento sinusoidale dei muri», sottolinea Roselli. Ne viene fuori un'architettura senza tempo. «È una definizione che a me fa piacere – risponde l'architetto -: vuol dire che siamo riusciti a dare l'impressione di volerci adattare completamente alle esigenze del sito. Quello che spero è che si senta questo amore per il luogo e questo voler mimetizzare il più possibile una costruzione organica all'interno del territorio». Lo studio romano si è occupato anche della realizzazione del masterplan della maxi-operazione che ha portato alla rinascita dello storico club, in cui si inserisce tra l'altro il recupero del palazzo nobiliare e della chiesa storica, che sorgono nell'area del villaggio. A curare l'interior design è stato l'architetto francese Sophie Jacqmin.


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