Progettazione e Architettura

Rigenerazione, cinque motivi per eliminare subito gli ostacoli all’intervento sulle città

Silvia Viviani (*)

L’INTERVENTO. Perché è necessario intervenire sulla tecnica urbanistica per aprire la strada ai grandi interventi di trasformazione

Da oggi saremo alla Triennale di Milano per la quattro giorni di Urbanpromo “Progetti per il Paese”. Arrivato alla quindicesima edizione, l'appuntamento annuale di Inu/Urbit, con mostra e fitto programma di convegni, permette di confrontare esperienze e punti di vista sulla rigenerazione urbana, orizzonte della contemporaneità. Ecco cinque punti su perché e come rinnovare la tecnica urbanistica.

1. La fragilità delle forme urbane contemporanee
Più della metà della popolazione italiana abita in città che si sgranano dal nucleo antico verso le periferie, fino a insediamenti a bassa densità insediativa, in una progressiva rarefazione della trama urbana pubblica e nella commistione di abbandoni e di vuoti, di addensamenti puntuali, commerciali e produttivi, infrastrutture e lacerti agricoli. I paesaggi urbani sono densi di degradi, mentre quelli rurali e naturalistici soccombono, per la mancanza di manutenzione, al soqquadro climatico, che ne fa scempio violento e duraturo.

2. Le criticità dell'attuale sistema di pianificazione
Un assetto istituzionale da riformare compiutamente rende poco praticabile l'approvazione di una legge di riordino per il governo del territorio, che, pure, almeno per i princìpi, non è mai stata tanto necessaria quanto in questo momento storico. Vi sono difficoltà ad aggregarsi intorno a un linguaggio universale, mentre la legislazione nazionale introduce correttivi di solo livello edilizio. Lo strumento di pianificazione locale è denominato in sette modi diversi in tredici regioni diverse; gli strumenti attuativi assumono le denominazioni più inutilmente disparate; i piani d'area vasta hanno cogenza debole e intenti d'influenza sull'urbanistica locale. Permane la conflittualità nel contemperamento degli interessi generali contenuti nelle pianificazioni ambientali, paesaggistiche, urbanistiche, in capo a livelli diversi di governo pubblico (Stato, Regioni, Comuni), che rende lente e faticose le procedure e incerti i loro esiti. La pubblica amministrazione è ancora organizzata per settori non comunicanti, di tipo verticale.

3. La sinergia di un insieme coordinato di azioni
L'urbanità contemporanea comprende l'accessibilità a tutto ciò che compone il capitale della città, un insieme di infrastrutture fisiche e immateriali per gli scambi e i flussi di dati, prodotti e persone; servizi per l'abitare, la salute e l'istruzione, per la produttività e le nuove economie. La rigenerazione urbana, lungi dall'essere una mera categoria tecnica, è un sistema coordinato di azioni, che comprende edilizia, infrastrutture, mobilità e reti tecnologiche, bonifica dei suoli e delle acque, incremento delle dotazioni vegetali, valorizzazione dei paesaggi, servizi urbani e abitativi, pratiche di crescita civica, così che si attivi il contributo di una moltitudine di soggetti (economici, culturali, sociali, politici) al successo delle intenzioni di cambiamento delle condizioni urbane.

4. La necessità di modificare i parametri edilizi e urbanistici
Gli strumenti disponibili sono stati definiti per l'espansione delle città. Oggi, l'intervento di rigenerazione deve saper affrontare le differenze dei luoghi, in geometrie variabili di spazio, tempo e attori. È necessario modificare i parametri non idonei al progetto della città esistente, quali la densità edilizia e le distanze; eliminare la predeterminazione di quantità, assetto e usi; rinnovare gli standard urbanistici, una conquista sociale da difendere e da attualizzare.

5. L'opportunità di intervenire tramite programmi integrati
La promozione di programmi integrati di rigenerazione urbana potrebbe avviarsi con l'individuazione di aree nelle quali operare tramite partenariato pubblico privato e integrazione delle risorse provenienti da canali di finanziamento diversi, coordinando l'allocazione dei fondi europei e quella degli investimenti privati. Superando i concetti di centro e periferia, le aree di intervento potrebbero essere individuate tramite indicatori di disagio urbano, ove sono compresi stati di rischio, domanda di casa, insicurezza, difficoltà ad accedere ai servizi, al trasporto pubblico e alla rete digitale, carenza di spazi verdi e di qualità estetica. Devono essere ammesse la demolizione e ricostruzione di complessi edilizi energivori, inefficienti e insicuri. I bonus fiscali per la riqualificazione energetica dovrebbero essere potenziati ampliandosi dal livello edilizio a quello urbano. Il pagamento degli oneri concessori deve essere parametrato su nuovi requisiti assegnati agli interventi, per la gestione e la manutenzione del patrimonio pubblico esistente, il contrasto al dissesto idrogeologico, la resilienza ai cambiamenti climatici, l'erogazione di servizi urbani tecnologicamente avanzati.

(*) Presidente dell'Istituto Nazionale di Urbanistica


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