Progettazione e Architettura

A Venezia conto alla rovescia per l’M9, il museo dedicato al «secolo breve» firmato Sauerbruch Hutton

Mariagrazia Barletta

Apertura al pubblico fissata per il 1 dicembre. Un tuffo - multimediale - nei grandi eventi e nelle conquiste che hanno segnato la storia contemporanea

È come una grande enciclopedia digitale, ma interattiva ed emotivamente coinvolgente. Racconta la storia dello scorso secolo: il terrorismo, le Grandi Guerre, la vita quotidiana, i modelli di consumo, la corsa al progresso, le grandi innovazioni tecnologiche, l'evoluzione politica e istituzionale del Paese, le trasformazioni urbane e del paesaggio. È il Museo del Novecento, meglio conosciuto con la sigla M9, che apre a Mestre il primo dicembre. Un museo di ultima generazione, innovativo, che affida tutta la narrazione alle tecnologie multimediali. La particolarità sta nell'aver costituito un nuovo distretto, esteso su 9mila metri quadri, che mette insieme funzioni culturali e commerciali per mirare all'autosufficienza economica e rigenerare un pezzo di città. Antico e nuovo si fondono, si arricchiscono di spazi pubblici, di nuovi percorsi che si integrano nell'impianto urbano di Mestre. Un distretto permeabile e altamente sostenibile sotto il profilo ambientale. D'altronde erano questi i due punti cardine del progetto con cui lo studio berlinese Sauerbruch Hutton vinse il concorso ad inviti nel lontano 2010, spuntandola su nomi ingombranti (Massimo Carmassi, David Chipperfield, Pierre-Louis Faloci, il duo Luis Mansilla e Emilio Tuñón, e Eduardo Souto de Moura).

Sono due gli edifici costruiti ex novo all'interno della nuova cittadella della cultura e dell'innovation retail, voluta e finanziata interamente dalla Fondazione di Venezia (nata dalla Cassa di Risparmio di Venezia), che vi ha investito 110 milioni e l'ha realizzata tramite la sua società strumentale, Polymnia Venezia. L'edificio principale, di nuova costruzione, è il museo, la cui direzione è affidata a Marco Biscione, ex direttore del Mao, il Museo d'arte orientale di Torino. Il museo è all'interno di un volume compatto che alterna all'esterno superfici in calcestruzzo a vista con una colorata texture di ceramica policroma, in tutto 13 colori che catturano le tonalità degli intonaci di Mestre. Il colore intensifica la percezione ed è quasi una costante nelle architetture di Matthias Sauerbruch e Louisa Hutton. All'interno dello spazio museale, “scatole nere”, senza aperture verso l'esterno, creano le giuste condizioni per la fruizione dei contenuti dell'esposizione permanente divisa in otto sezioni, che si sviluppa al primo e al secondo piano.

Qui, scenari immersivi, realtà virtuale, installazioni multimediali, pannelli interattivi mettono in scena le grandi trasformazioni culturali, sociali, economiche e ambientali del Novecento. Il visitatore può montare e rimontare oggetti che hanno cambiato la vita degli italiani, provare l'emozione di trovarsi in una piazza affollata ad ascoltare grandi oratori, sentirsi schiacciato dalla brutalità della guerra entrando, ad esempio, in un ambiente che simula un rifugio antiaereo. Può sperimentare i ritmi di una catena di montaggio e immergersi nelle abitazioni di un tempo. La narrazione è tutta multimediale e mette insieme materiale proveniente da 150 archivi: 6mila foto, 820 video, 500 record di materiale iconografico, tra cui periodici e quotidiani, 400 file audio. Sono stati coinvolti cinque studi per la progettazione delle installazioni multimediali: Carraro Lab, Clonwerk-Limiteazero, Dotdotdot, Karmachina-Engeneering Associates e Nema FX. Il progettista degli allestimenti è Stefano Gris (Studio Grisdainese).

Al terzo piano c'è la grande “scatola bianca”: è uno spazio per mostre temporanee ed eventi, illuminato dalla luce zenitale proveniente dal tetto a shed. Il piano terra ospita un auditorium-cinema con 200 posti dotati di visori per proiezioni di realtà virtuale. L'altro edificio di nuova costruzione ha le stesse caratteristiche del museo, stesso rivestimento in ceramica colorata, ma più piccolo e destinato ad ospitare spazi per il retail. Attività commerciali animeranno anche gli ambienti del convento tardo cinquecentesco di Santa Maria delle Grazie, recuperato sempre su progetto dello studio berlinese. I tre quarti degli spazi sono stati già assegnati, e, a quanto pare, vi faranno ingresso aziende nazionali ed internazionali ed eccellenze del territorio, chiamate a sperimentare nuove modalità di esposizione, interazione e vendita. La grande corte dell'ex convento è diventata una sorta di piazza coperta, adatta ad ospitare eventi culturali o rivolti alle aziende. Massima attenzione anche alle performance energetiche: 63 sonde geotermiche soddisfano interamente il fabbisogno legato al riscaldamento del museo e garantiscono il 40 per cento dell'energia necessaria al raffrescamento; 276 i pannelli fotovoltaici installati.

I CREDITI DEL PROGETTO


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