Progettazione e Architettura

Ponte di Genova/1. Non rimuovere il «Morandi» dalla nostra memoria storica

Paolo Rocchi(*)

Il docente di consolidamento: la conservazione (almeno parziale) può essere fonte di informazioni sulla durabilità di questo tipo di struttura, di cui restano pochi esempi

La Società Autostrade per l'Italia, ha annunciato nei giorni scorsi, che la parte ancora esistente del ponte Morandi sul Polcevera, sarà totalmente demolita ed al suo posto verrà costruito un nuovo ponte in acciaio, anche se ancora non è dato sapere da chi e con quali procedure.
Se ciò risultasse assolutamente necessario, non resterebbe che prendere atto, con dolore, di questa linea, sulla quale, tuttavia, i responsabili istituzionali e politici dovranno ovviamente esprimersi in ultima analisi e che avrebbe come principale elemento positivo, quello di realizzare, in breve tempo, una struttura contemporanea utile, affidabile e, si immagina, bella da vedere. Con ciò rispondendo - sia pure in una nuova contingente declinazione - alla Triade Vitruviana tutt'ora valida (Utilitas, Firmitas, Venustas).

Per contro, tuttavia, si cancellerà del tutto e per sempre, ogni traccia di un’insigne opera di Ingegneria - della cui tipologia restano pochissimi esempi - nonché la memoria collettiva della tragedia stessa. Pertanto ci si chiede se - ferme restando le prioritarie ragioni della massima sicurezza, espresse anche dal procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, - non sia possibile conservare qualche parte della struttura che, tra l'altro, costituisce una fonte per gli accertamenti in corso nonché per quelli auspicabili, da svolgersi nel tempo e finalizzati all'utilissimo approfondimento degli studi sulla durabilità di questo tipo di struttura. Esprimo con fondata ragione ed esperienza, questo punto di vista, avendo operato per circa 20 anni nel Laboratorio di prove sui materiali dell'ex Istituto di Scienza e Tecnica delle Costruzioni della Facoltà di Architettura della Sapienza - Università di Roma.

Infine non sembra inutile sottolineare come, in un caso straordinario come codesto, l'individuazione del Gruppo di Progettazione del nuovo Ponte - sia esso di tipo totalmente sostitutivo ovvero di tipo “integrativo” - dovrebbe preferibilmente avvenire utilizzando lo strumento del “Concorso Internazionale di Idee” procedura che consente la massima, qualificata e trasparente partecipazione, in risposta ad una sentita e diffusa aspettativa della popolazione. Ci si domanda comunque, vivente l'ing. Riccardo Morandi, quale piega avrebbero potuto prendere le cose. Di tutto ciò abbiamo argomentato informalmente con colleghi universitari, professionisti, associazioni culturali del settore, ordini professionali e ci proponiamo di organizzare, quanto prima, un incontro sul tema, scevro da posizioni aprioristiche.

(*) Professore ordinario fuori ruolo di “Consolidamento degli edifici storici” Sapienza- Università di Roma e Fondatore e presidente onorario dell'Assircco (Associazione Italiana Recupero Consolidamento Costruzioni)


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