Progettazione e Architettura

Fuori un semplice graticcio di legno, dentro l’insospettabile casa dark ai piedi dello Sciliar firmata studio noa*

Mariagrazia Barletta

Ristrutturazione radicale della Messner Haus, progettata da Stefan Rier e Lukas Rungger con il coinvolgimento del fashion designer Philipp Pezzei

Fuori un graticcio di legno, dentro stanze come scatole sospese. Lo studio noa* (network of architecture), fondato da Stefan Rier e Lukas Rungger, ha da poco terminato una casa ai piedi del massiccio dello Sciliar. Tre i punti di partenza, ossia la tradizione costruttiva del luogo, le radici dell'architetto, in questo caso “cliente” di se stesso, e un ricordo nostalgico d'infanzia: i salti nel fieno. Con questo ed un altro progetto (hotel Zallinger a Castelrotto) noa* è l'unico studio italiano finalista del World Architecture Festival 2018, il premio internazionale conteso anche dalle grandi firme. Tra i nomi in lizza quest'anno: Zaha Hadid Architects, Big e Oma, solo per citarne alcuni. Se per lo studio noa* il progetto è un processo di conoscenza nel quale le competenze più disparate si mescolano integrandosi (in questo caso è stato coinvolto un fashion designer), a maggior ragione la sperimentazione va portata all'estremo in un lavoro in cui il committente è anche il progettista. La casa è a Siusi allo Sciliar, una frazione di Castelrotto (Bz) e nasce dalla demolizione di una vecchia abitazione. «I muri della casa erano marci, potevamo solo ricostruirla», racconta Stefan Rier.

La “pelle” in legno che si rifà alla tradizione costruttiva locale
L'avventura parte nel 2010, quando Stefan Rier decide di affrontare la ricostruzione della casa cercando un partner. Lo trova in Lukas Rungger, nasce così lo studio noa*. «Non avevamo fretta di costruire, abbiamo iniziato i lavori nel 2015, interrompendoli in alta stagione turistica, per rispettare la quiete del luogo», riferisce ancora Rier. La nuova architettura conserva il nome della casa demolita: Messner Haus. «Da noi la parola messner - spiega l'architetto - indicava colui che aiuta il prete in chiesa, che in questo caso era il proprietario dell'abitazione». «Prima ancora lì c'era un fienile, l'ho voluto riproporre in modo da integrare perfettamente la nuova casa nella vista della strada in pieno centro storico». Il guscio esterno, con il suo graticcio in legno, è un chiaro rimando agli edifici rurali altoatesini. Se l'esterno risponde ad un senso di responsabilità verso il luogo, legandosi alla tradizione, l'interno, espressione di chi lo vive, è il luogo della trasgressione progettuale. Anche perché - dice Rier - «le tradizioni vanno bene, ma devono anche evolvere».

Tra i “box galleggianti”, lo “spazio di mezzo”
La struttura reticolare della facciata prosegue all'interno con travi e pilastri in larice che sorreggono tre “box”, ossia stanze chiuse conformate a mo' di scatole che sembrano galleggiare al di sopra degli spazi definiti da Rier «semi-pubblici», ossia il soggiorno, la cucina e la sala da pranzo. I tre “box”, che si palesano all'esterno andando a traforare i prospetti nord e sud, contengono la sauna e le camere da letto. Tra i “box” c'è lo spazio che Rier chiama «di mezzo», ossia le scale e un sistema di passerelle aperte che, oltre a funzionare da connettivo, ospita i restanti ambienti, tra cui i bagni con vasche e docce a vista (fanno eccezione i Wc completamente chiusi). Per restare fedeli alla tipologia del fienile, all'interno la struttura in legno non è occultata. «La parte strutturale volevo farla vedere, perché se si entra in un fienile ciò che si vede è solo struttura». E poi si gioca con le altezze. L'interno è tutto un gioco di affacci e di variazioni di livelli, tanto che il soggiorno è a tutta altezza: alzando la testa lo sguardo percorre tutti i 12 metri dell'abitazione fino ad intercettare il tetto. «Sono cresciuto – è ancora Rier a parlare - fuori dal paese e il ricordo più bello che ho di quel periodo è legato alle incursioni nel fienile dei miei vicini, dove andavo a saltare nel fieno. In questo ambiente, altissimo, mi arrampicavo sulle travi e mi buttavo giù. Questa sensazione e quest'idea di gioco volevo riportarle nella casa».

Per gli interni spazio al fashion design
Portare un po' della casa anche fuori è l'idea che lo studio noa* ha sviluppato insieme al fashion designer Philipp Pezzei. Alcuni oggetti della casa, infatti, si trasformano in altro. Ne sono un esempio alcune lampade in tessuto che, dotate di bottoni, possono essere chiuse in modo da formare una borsa. Infine, l'idea di trovare armonia tra due opposti. «Abbiamo cercato di unire il gusto mediterraneo con quello alpino. Non ci siamo fermati ai colori della pietra e del legno, tipici dell'Alto Adige. Ad esempio in cucina abbiamo utilizzato l'argilla cotta, più mediterranea. Ho vissuto a lungo a Verona, a Ferrara e a Milano. Queste città fanno parte della mia cultura, che ho voluto portare dentro casa», conclude Rier. Il progetto è stato anche appena premiato all'Iconic Award 2018 - Innovative architecture del German Design Council.


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