Progettazione e Architettura

Nella campagna di Scicli si nasconde la casa firmata da Giuseppe Gurrieri

Mariagrazia Barletta

La casa Ecs realizzata nel territorio del comune ragusano di Scicli è esposta nel Padiglione Italia della Biennale di Venezia

Da elemento di presidio di territori, dopo essere stato profondamente rivisitato, il tradizionale muretto a secco diventa anche prospetto, l'unico, di una villa incassata per gli altri tre lati nel terreno. È questa la principale invenzione di casa Ecs a Scicli, progettata dallo studio Giuseppe Gurrieri, architetto siciliano, formatosi da Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, prima di aprire, nel 2008, il suo studio a Ragusa. La committente: un'artista «sensibile al tema dell'inserimento nel paesaggio», racconta Gurrieri. La relazione del nuovo col contesto doveva essere autentica, questa la richiesta. Dunque, per lo studio siciliano, che fa derivare la ragion d'essere dell'architettura dal luogo, restando ancorato ai nostri tempi, non è stata necessaria la benché minima deviazione dall'usuale approccio progettuale. Per dirla con il Pritzker Álvaro Siza: «La casa perfetta nasce da un raro momento di sintonia tra il proprietario e l'architetto».

La casa si innesta in un salto di quota naturale del terreno
Casa Ecs, che è tra i progetti scelti da Mario Cucinella per il “suo” Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, sorge in un'area ad elevato interesse paesistico-ambientale, a poca distanza dalla costa. Il terreno digrada verso il mare, modellato da terrazzamenti coltivati ad ulivi e carrubi, contenuti da muri a secco. «I vincoli di tutela in questo territorio sono molto rigidi. Da questo punto di vista va riconosciuto il merito dei tecnici del Comune di Scicli che hanno accettato una proposta che non usa gli stereotipi dell'architettura vernacolare per entrare in sintonia col paesaggio», spiega Gurrieri. Niente tetto a falde, niente stipiti di pietra, la casa si innesta nel terreno in corrispondenza di un salto di quota naturale e si lascia ricoprire di verde. Il salto di quota viene contenuto da un unico muro continuo che, in corrispondenza del volume seminterrato dell'abitazione, diventa prospetto. Ma la sua funzione non si esaurisce qui: esso continua il suo percorso da un lato e dall'altro della casa diventando non più facciata, ma elemento di contenimento del terreno, andando, come da tradizione, ad inglobare le scale che raccordano le due quote del terrazzamento. Del tradizionale muro a secco, opportunamente stravolto, resta solo il concetto: le antiche tecniche lasciano il posto al cemento armato, mentre la pietra, calcarea, prelevata dalle cave locali, diventa rivestimento. «Andare a fare una ricerca storica non significa scimmiottare la casa di una volta, ma capire qual è la logica della sedimentazione storica del paesaggio e assecondarla, reinterpretandola in chiave contemporanea». È questa l'idea-guida del progetto, non certo «la volontà di nascondere la casa, che è solo una conseguenza del voler far derivare l'architettura dal paesaggio», ci tiene a precisare l'architetto.

I due patii come le corti siciliane
«I cortili interni nascono dalla reinterpretazione della corte siciliana e sono un prolungamento dell'ambiente della casa», riferisce Gurrieri. I due patii, modellati dal muro controterra, creano altrettanti ambienti al riparo dai venti. Ma sono anche dispositivi per il raffrescamento. «Dal punto di vista energetico funzionano come dei camini: la casa “respira” l'aria fresca della piscina che gli è davanti e l'aria calda è espulsa dalle corti». Questo accorgimento, unito all'ombreggiamento ottenuto grazie a un'ampia pensilina realizzata a protezione del prospetto, all'uso di pannelli fotovoltaici e del solare termico «in fase di installazione», alla funzione isolante del terreno e al tetto verde, permette di raggiungere prestazioni energetiche molto elevate. Il tetto piano, quasi alla stessa quota del terreno a monte, viene ricoperto di vegetazione in modo da ricomporre il verde circostante. Il progetto paesaggistico, che ha contato sull'apporto di BB Architettura del Paesaggio, ha puntato sullo studio delle piante autoctone per favorire la biodiversità dell'area. «Oggi si parla tanto di resilienza, intesa come capacità di un territorio di resistere ad un urto e non esiste urto più drammatico dell'edificazione. Per cui l'obiettivo è far sì che la natura si reimpossessi del territorio, per cui le piante sono quelle del luogo e sul tetto ci sono le essenze ritrovate nei dintorni».

I crediti del progetto
Progetto: Studio Giuseppe Gurrieri
Area di progetto: Scicli (RG), Italia
Anno di completamento: 2017
Area di copertura: 230 mq
Foto: Filippo Poli, Giancarlo Tinè
Coordinatore del progetto: architetto Giulia Filetti
Collaboratori: architetti Alessandro Bontà, Fabrizio Camillieri, Valentina Occhipinti
Strutture: ingegneri Alessandro Infantino e Giancarlo Dimartino
Paesaggisti: BB Architettura del Paesaggio
Impianti: Engineering project Srl.
Impresa costruttrice: I.ME.CO di Tringali Antonino
Opere a verde: Officine Restauro Srl
Piscina: Med. Pool's


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