Progettazione e Architettura

Sostituzione edilizia in centro Milano, il team guidato da studio Transit vince il concorso internazionale

Mariagrazia Barletta

Procedura promossa dalla Camera di commercio metropolitana Milano-Monza-Brianza-Lodi attraverso la piattaforma Concorrimi

Lo studio di architettura Transit di Roma e le società di Milano WiP Architecture Technical Engineering, United Consulting e Msc Associati si aggiudicano il concorso internazionale di progettazione bandito, lo scorso dicembre, dalla Camera di Commercio Metropolitana di Milano-Monza-Brianza-Lodi attraverso la piattaforma Concorrimi dell'Ordine degli Architetti di Milano, con l'obiettivo di raccogliere proposte per riqualificare (ricorrendo alla metodologia Bim) un complesso edilizio di sua proprietà sito in via delle Orsole, nel centro storico di Milano. Nonostante il bando chiedesse la ristrutturazione del complesso, per rispondere alle esigenze di flessibilità e ottimizzazione degli spazi e di valorizzazione del contesto, il team vincitore ne propone la demolizione e ricostruzione (intervento ammesso dagli strumenti urbanistici). Un'idea che dunque stravolge le richieste del documento preliminare alla progettazione, ma che risulta vincente.

In particolare, ad aggiudicarsi il concorso (la classifica è ancora provvisoria) è un folto team guidato da Giovanni Ascarelli, socio fondatore di Transit, lo studio che ha sviluppato il progetto architettonico. A comporre la cordata vi sono Alessandro Pistolesi, Sergio Vinci e Manuela De Micheli, soci dello studio romano; Lorenzo Langella, Sara Mastruzzo, Alessio Yiannakou, Giovanna Grella e Alessandra Laprovitera, sempre di Transit; Adriano Spoldi, direttore tecnico di United Consulting e Angela Panza (United Consulting); Luca Varesi di WiP e Danilo Campagna e Alessandro Aronica, soci di Msc Associati.
Nel definire il nuovo volume, i progettisti guardano alla tradizione architettonica, non troppo lontana, della Milano dei maestri del Novecento. «Abbiamo fortemente voluto e ricercato un progetto che fosse profondamente milanese, utilizzando un linguaggio architettonico che affondasse le sue radici nella tradizione moderna lombarda e in Milano in particolare; un filo che ci legasse alle poetiche di Terragni, di Giò Ponti, di Magiarotti e dei Bbpr; un disegno che fosse riconoscibile per familiarità con i modi della città ed unico per riaffermata appartenenza al luogo», viene spiegato nella relazione di progetto.

«Abbiamo vagliato - affermano i progettisti - diverse ipotesi di riqualificazione dell'esistente sotto il profilo funzionale, di adeguamento tecnologico, di sostenibilità energetica e di valorizzazione urbanistica del comparto urbano. Siamo giunti alla conclusione che, per fornire una nuova chiave di lettura di questo ambito, sia necessaria un'opera di demolizione e ricostruzione del complesso. Questo nell'intento di razionalizzare e ottimizzare le superfici a disposizione, garantendo massima flessibilità interna sia al piano terra che ai vari piani in elevazione e uno sfruttamento adeguato dei piani interrati, ricercando una prospettiva di percezione nuova di questo angolo di Milano anche attraverso la creazione di spazi di condivisione finora celati».

In particolare, il complesso è oggi articolato in due fabbricati comunicanti di epoca diversa, con quello più antico confinante con la chiesa di Santa Maria alla Porta. Il piccolo edificio addossato alla chiesa è l'unico elemento che viene conservato della preesistenza e trasformato, nel progetto, in un bar-ristorante. Il fronte di questo edificio determina l'orditura delle piccola nuova piazza immaginata laddove prima c'era il retro della banca che fino al 1997 aveva sede nell'edificio oggi di proprietà della Camera di Commercio ed oggetto del concorso. Si viene a creare un inedito spazio pubblico dal quale si raggiungono le lobby degli uffici posizionati ai piani intermedi e delle residenze degli ultimi livelli. Il piano terra, come richiesto dal bando, ospiterebbe negozi. Nei piani interrati troverebbero spazio i depositi, le cantine e i garage.

La tripartizione delle funzioni si legge anche in facciata grazie ad un involucro con più gradi di permeabilità visiva. Il ritmo è scandito da una struttura regolare e costante e si rifà all'architettura milanese del Novecento. Il piano terra è scandito dal passo delle strutture portanti, in modo da ottenere la massima visibilità delle vetrine degli spazi retail. Più in alto, le aperture degli uffici creano una variazione del ritmo grazie ad un più articolato gioco tra pieni e vuoti, che genera una superficie vibrante. Negli ultimi due piani residenziali, per questioni di privacy e di introspezione, le superfici trasparenti diminuiscono e vengono introdotti brise-soleil a tutta altezza.


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