Progettazione e Architettura

Il gruppo del giovane Francesco Vaj si aggiudica l’Innovation Square Centre a Torino Mirafiori

Mariagrazia Barletta

La proposta prevede la conservazione della sola struttura in cemento, alleggerita da ampie vetrate e con all’interno una struttura movimenta e sinuosa per gli spazi di lavoro

Si è concluso in meno di tre mesi il concorso di progettazione bandito lo scorso marzo da Sigit, azienda produttrice di componenti plastici e in gomma per i settori dell'automotive e dell'elettrodomestico, con l'obiettivo di selezionare il miglior progetto per un polo dell'innovazione in zona Mirafiori a Torino. Punto di partenza e oggetto della competizione è l'ex industria litografica Mario Gros, disegnata dall'architetto Gualtiero Caselegno: un edificio degli anni Cinquanta da far rinascere insediandovi attività produttive innovative. Ad aggiudicarsi il nuovo centro di innovazione, che sarà battezzato Innovation square center, è Francesco Vaj (classe 1985), già vincitore del concorso per la rifunzionalizzazione del convento dei frati francescani minori a Caluso (To), che fa squadra con Federico Degioanni, Chiara Gea, Claudio Fluttero, Luca Fabbian e Rocco Creazzo.
Al secondo posto si posiziona Tiziana D'Angelantonio con Simone Moggia e Giulio Pons; al terzo Matteo Benigna con Matteo Cecchi, Diego Collini, Marco Gatti, Giovanni Manzoni e al quarto Andrea Basile. A ciascuno dei quattro gruppi finalisti va un premio di 7mila euro, in più, al team vincitore sarà affidato l'incarico per il coordinamento dello sviluppo delle successive fasi di progettazione.

Erano stati 49 i progetti presentati e 181 i professionisti coinvolti nel concorso, riservato a professionisti under 40 e lanciato con il supporto dell'Unione Industriale di Torino, dell'Associazione nazionale filiera industria automobilistica (Anfia), con il patrocinio del Comune e la collaborazione della Fondazione per l'architettura di Torino che ha messo a punto una procedura rivolta ai privati, dunque replicabile, articolata in due gradi, molto snella e veloce, con una prima fase anonima ed una seconda fase palese che dà la possibilità ai finalisti (tutti remunerati con un premio) di dialogare con la committenza.
Nel nuovo polo, la Sigit, che fa capo a Oman Investment Fund, cioè il fondo sovrano dell'Oman, insedierà i propri centri di engineering e design e di ricerca e sviluppo, insieme a un avanzato laboratorio dove testare nuovi materiali e soluzioni innovative. L'azienda intende dar vita ad un luogo aperto alla collaborazione, al confronto tra aziende e ai giovani che vogliono sviluppare innovazione.

Per questo all'interno dell'edificio avranno la loro sede: la Open Plast Foundation, due aziende di engineering, una impegnata nella progettazione di prodotti in plastica ed un'altra operante nel mondo dell'efficienza energetica, delle rinnovabili e dello smart building, e poi anche una startup per la robotica collaborativa applicata alla plastica, e uno spazio dedicato ad altre startup e a spazi di coworking per realtà che operano nel mondo della plastica e della fabbrica 4.0. Il progetto del team di Francesco Vaj trova un equilibrio tra rispetto del passato e innovazione. La struttura in cemento viene conservata, ma guadagna leggerezza grazie a nuove ed ampie vetrate. Gli interni sfruttano l'altezza e le vaste superfici libere a disposizione per ricavare spazi articolati, caratterizzati da doppie e triple altezze con affacci sugli spazi sottostanti. L'ampio spazio interno è movimentato da una nuova struttura sinuosa che, su varie altezze, e senza intaccare le strutture esistenti, ospita confortevoli e diversificati spazi di lavoro.


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