Progettazione e Architettura

Rossi Prodi inventa di Pisa il modello di Rems «umana» per l'azienda sanitaria toscana

Mariagrazia Barletta

Lo studio di Firenze ha vinto il concorso per realizzare una Residenza per l'esecuzione di misure di sicurezza (Rems) Borgo San Lazzero (Pi)

Un'architettura che mette al centro l'uomo, «il cui obiettivo generale non è quello di punire o di reprimere, quanto di cercare di potenziare le capacità della persone residenti». Così Fabrizio Rossi Prodi (RossiProdi Associati) inizia a descrivere il progetto con cui il suo studio si è aggiudicato il concorso di progettazione lanciato dalla Usl Toscana Nord Ovest per una Residenza per l'esecuzione di misure di sicurezza (Rems), da realizzare a Borgo San Lazzero, nella zona ospedaliera di Volterra (Pisa). Parole in cui sono racchiuse le finalità di queste strutture, che nascono dal percorso di superamento degli Opg, ospedali psichiatrici giudiziari . Dall'orrore dei manicomi criminali, dove i "matti", rei di aver commesso un reato, venivano relegati e spesso condannati all'ergastolo bianco, senza ricevere cure, oggi si è passati alle Rems, strutture da inventare quasi da zero, volte a preservare la dignità umana. Non più prigioni, non più tuguri, ma luoghi accoglienti, che concilino le esigenze di cura e riabilitazione con quelle di sicurezza, perché l'obiettivo non è separare i pazienti dal mondo, ma avviare un percorso terapeutico-riabilitativo che permetta loro di riprendere il controllo della vita e di sviluppare le proprie potenzialità.

L'Italia dovrà averne una trentina di tali strutture, e quella definitiva di Volterra ha tutte le potenzialità per diventare un modello. È destinata a sorgere in collina, immersa nel verde, appena fuori dal centro abitato, nella storica zona ospedaliera della cittadina toscana, ad opera l'azienda sanitaria. Il concorso è stato un'occasione per dar vita a un nuovo modello di Rems, ben lontano per tipologia ed estetica anche dalle corsie d'ospedale, piuttosto una «casa dell'accoglienza», così la definiscono i progettisti.
«È una struttura contenitiva, su questo non vi è dubbio, però organizzata sul principio di relazione intorno all'uomo. L'obiettivo generale è quello, non solo di contenere, ma neanche di reprimere, né di punire, ma quanto di cercare di potenziare le capacità della persona residente. E quindi è tutto un immaginare delle occasioni, occasioni di incontro, occasioni di privacy, occasioni di lavoro, occasioni di relazione con l'esterno», racconta Rossi-Prodi. «E poi - aggiunge - c'è il tema del rapporto non obbligato con le altre persone. Un'impostazione istituzionale obbliga al comportamento, viceversa qui è un'offerta: i residenti possono decidere anche di starsene nella propria camera, in totale privacy, o in un piccolo laboratorio. Però ci sono anche tante altre occasioni di avere un rapporto con gli altri e tanta relazione anche con l'esterno».

Il team di Rossi Prodi propone una tipologia molto particolare, composta da quattro piccole unità, quattro edifici affacciati verso il panorama, che si innestano su un corpo a piastra con il tetto verde, prosecuzione della collina sovrastante. Gli edifici sono come delle case, di piccola dimensione, in mattoni, con tetto a doppia falda. Riprendono la sagoma dei caseggiati e sono aperti ad una estremità, in modo da favorire la visibilità verso il paesaggio, stabilendo anche una connessione simbolica con la comunità, così come il bando richiedeva. «Tutto è impostato con patii rivolti all'esterno, rivolti al paesaggio, rivolti verso la città, che è lì accanto, proprio per dire al residente: sei qui ma il tuo orizzonte è verso il paesaggio, è verso sì la natura, che ha un aspetto benefico, ma è una natura antropizzata, ci sono molte case, c'è la città di Volterra che si vede, e quindi il tuo orizzonte è quello del reinserimento in questo contesto», riferisce ancora l'architetto. Le piccole unità si raccolgono in modo da formare una sorta di borgo, che come tale ha i suoi spazi simili a quelli urbani: la piazza, la porta, la strada interna, i luoghi pubblici e le abitazioni. Tra le "case", dove dormiranno gli ospiti, vengono creati giardini, orti e spazi per l'attività fisica e sportiva. Il progetto ricerca il difficile equilibrio fra controllo e riabilitazione, fra sicurezza e terapia riabilitativa.

In particolare la vita interna e tutti i servizi, compresi quelli all'aperto, sono concepiti come un percorso terapeutico spaziale, relazionale e individuale. Gli spazi sono costruiti intorno alla persona, con materiali caldi, tanta luce ed una relazione sempre presente con il verde. Tutto va contro l'istituzionalizzazione e la rigidità tipiche delle strutture di contenzione del passato per accogliere il concetto di umanizzazione degli spazi. La recinzione c'è ma non è di tipo carcerario, è fatta di vetro. Sempre in tema di sicurezza, l'impianto distributivo favorisce la suddivisione in piccole aree per un controllo efficace ma discreto. «Accanto ai servizi del bando, che sono tanti e generosi, poi noi ci abbiamo messo una notevole mole di servizi all'esterno come: la piscinetta, gli orti, la zona per il soggiorno all'aperto, un'area che abbiamo chiamato tea time, il teatro all'aperto, la zona per il giardinaggio», racconta Rossi Prodi.

Molto particolari anche le camere. Queste si rifanno alle esperienze che Giovanni Michelucci condusse sugli spazi per la salute e le strutture di pena. In particolare viene utilizzato un modello di camera che Michelucci impiegò per l'ospedale di Sarzana (La Spezia). Non due letti con la finestra da una parte e la porta dall'altro, ma due spazi individuali rivolti verso la finestra, in modo che ognuno abbia un proprio angolo e non sia costretto a traguardare il letto dell'altro per guardare il paesaggio oltre la finestra. Necessario seguire tutte le prescrizioni di sicurezza, ma questo non impedisce di creare della camere accoglienti, dove prevalgono il legno e i colori caldi. Spazi fluidi e spigoli stondati sono pensati per evitare ogni rigidità. «C'è una disarticolazione generale, niente è esattamente parallelo o perpendicolare - continua Rossi Prodi -, ma queste varie braccia del complesso tendono ad aprirsi e a creare uno spazio espressivo, un po' sincopato. Poi, soprattutto nella zona frequentata dalle persone, abbiano stondato tutti gli angoli e questo per un'idea di non pericolosità, di accoglienza. Io penso che queste siano persone che abbiano bisogno di più attenzioni rispetto a tutte le altre e quindi tutto ciò che può sembrare inoffensivo, io ho pensato si dovesse mettere.

Gli spigoli stondati sono un modo per accogliere e per accompagnare». Spende parole di approvazione per la procedura, Rossi Prodi. «Il bando - dice - era fatto benissimo, un ottimo servizio dell'azienda sanitaria, io non posso che parlare bene». «Un architetto può essere bravissimo, ma se non ha un buon committente non fa un buon progetto, non c'è verso. In questo caso mi sembra che la mano pubblica sia illuminata. E questo è importante per andare avanti. Illuminata, generosa e interessata, questo non si trova quasi più, purtroppo. Solitamente ci troviamo a ricevere una sola richiesta: risparmiamo, non c'è altro. Tutto deve costare poco ed essere fatto rapidamente. E questa volta invece c'è un po' di idealismo. Insomma, viva Dio, era ora!». Nel frattempo chiuso il concorso, si va avanti: «Abbiamo avuto l'aggiudicazione definitiva e stiamo discutendo il disciplinare per la progettazione definitiva ed esecutiva. È il caso fortunato del concorso su due vinti che va avanti, perché mediamente uno su due si perde», conclude Fabrizio Rossi Prodi.

I crediti dei progetto
Progetto architettonico, capogruppo: Rossiprodi Associati (Arch Fabrizio Rossi Prodi)
Progetto strutture: C.M.T Studio Associato Ingegneria (Ing Stefano Torre, Ing Carlo Montanelli, Ing Antonio Cinelli)
Progetto impianto elettrico: Stefano Casalini
Progetto impianti meccanici: Antea Studio Associato (Francesco Meoli, Samuele Bianchi)
Geologo: Giuseppe Lotti
Acustica: Elisa Donnini
Giovane professionista: Emiliano Diotaiuti


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