Progettazione e Architettura

Sulle Alpi Aurine svetta il monolite rivestito di rame firmato Stifter+Bachmann

Mariagrazia Barletta

Apre a luglio il nuovo rifugio Sasso nero frutto di un concorso lanciato dalla Provincia autonoma di Bolzano

Costruire in alta quota è sempre una sfida estrema. Le condizioni climatiche, l'altitudine, le difficoltà di accesso ai luoghi, la necessità di realizzare tutto in tempi molto brevi complicano ogni cosa. La progettazione deve assumere il controllo di ogni minimo dettaglio, perché in fase di cantiere non sono ammessi imprevisti, almeno non quelli imputabili all'uomo. Helmut Stifter, cofondatore, insieme ad Angelika Bachmann, dello studio Stifter + Bachmann racconta l'avventura, da poco conclusasi, che ha portato alla realizzazione del rifugio al Sasso nero sulle Alpi Aurine (Alto Adige). «Il luogo è speciale, siamo sui 3mila metri. Attorno abbiamo 70 cime sopra i 3mila, non esiste un posto simile», racconta Stifter. A determinare la nascita del nuovo rifugio (aprirà a luglio) sono stati i cambiamenti climatici. La nuova architettura nasce infatti dalla necessità di sostituire la vecchia baita Vittorio Veneto datata 1894, danneggiata dall'instabilità del suolo messo in movimento dall'aumento delle temperature. «La roccia su cui poggiava era gelata, quindi massiccia. Nelle fessure ora c'è acqua e dunque la roccia è in movimento», riferisce l'architetto. Dopo opportuni saggi, la provincia autonoma, proprietaria dell'antico rifugio dopo averlo acquisito dallo Stato, sceglie il punto preciso dove erigere il nuovo rifugio (100 metri più in alto del precedente). Inizia così l'avventura del cantiere.

Lo studio Stifter + Bachmann dà al rifugio una forma compatta, come quella di un monolite. «Volevamo interpretare il rifugio come una piccola cima, come un'irregolarità del paesaggio», riferisce Stifter. «Anche il materiale di rivestimento è importante – continua -: abbiamo scelto il rame, che in una fase iniziale è molto lucido, ma con il tempo diventerà quasi nero ed allora avremo una cima tra le altre cime». «Volevamo - aggiunge - anche minimizzare l'impronta al suolo». All'interno tutto è rivestito di abete. «Nessun ambiente di lusso all'interno», ci tiene a precisare. «Il vero lusso è la vista panoramica, per quello abbiamo creato una stube non classica, con un nastro di vetro dal quale godere di una vista a 360 gradi sul panorama». Tra l'altro proprio la finestra a nastro e la forma ricordano molto il rifugio Monte Rosa, realizzato nel 2009 nel territorio di Zermatt, firmato Bearth Deplazes Architekten.

«Abbiamo lavorato da tre a quattro mesi in ciascuna delle estati del 2016 e 2017. In sette mesi abbiamo costruito tutto, arredi compresi». «Solo costi costruttivi, senza Iva, siamo arrivati a 2,6 milioni di euro, cui bisogna aggiungere 200mila euro per gli arredi. Abbiamo costruito 2mila metri cubi come vuoto per pieno, quindi non è tanto ma neanche niente: è l'equivalente di tre-quattro case unifamiliari» riferisce Stifter. La parte contro la roccia è in elementi prefabbricati in calcestruzzo, mentre tutta la parte in elevazione è in elementi prefabbricati in legno. I solai e la copertura, in particolare, sono in legno massiccio. Nei piani più alti si distribuiscono le cuccette per un totale di 50 posti letto. A queste si aggiunge un bivacco per l'inverno con accesso diretto dall'esterno, ospitato al primo piano.

Il cantiere
«Ci siamo occupati anche della direzione dei lavori e andavamo sul posto ogni settimana, a piedi (sono quattro ore di cammino, nda) o in elicottero con gli operai», racconta Stifter. Lavorare oltre i 3mila metri non è una passeggiata. «Gli operai hanno dovuto fare tutti i test per andare a quell'altezza. C'era tanta gente che voleva lavorare, ma bisognava prendere quelli capaci». Capaci anche di adattarsi a condizioni di vita non certo confortevoli.
«Abbiamo sempre cercato di iniziare il più presto possibile, perché a questa altezza, già a ottobre, si raggiungono i -10 gradi di notte. La prefabbricazione ci ha aiutato moltissimo e tutta la parte della progettazione l'abbiamo fatta a valle, così come tutto il coordinamento. A valle abbiamo dovuto fare riunioni senza fine per organizzare anche la logistica, perché andare in cantiere e dimenticare qualcosa non era possibile». «Andare in profondità per controllare ogni dettaglio era fondamentale. La qualità della progettazione è basilare, ma lo è anche la scelta della ditta perché su 100 imprese, direi che 99 non sarebbero state capaci di affrontare la sfida».

Più che delicato anche il tema del trasporto dei materiali. «Quando arriva il Föhn, quando ci sono venti fortissimi, l'elicottero non può raggiungere il rifugio, per cui abbiamo scelto di fare una teleferica temporanea, che come carico poteva portarci 3mila chili. L'elicottero con il vento avrebbe potuto portare al massimo 700-800 chili. Inoltre la teleferica poteva funzionare sempre, anche con la pioggia e col vento». «Anche questa è stata una fase molto faticosa e impegnativa, perché fare una teleferica dove non c'è niente è complicato. È stata realizzata a maggio, quando c'erano due-tre metri di neve», conclude Stifter.
Il progetto di Stifter + Bachmann nasce da un concorso di progettazione ad inviti, vinto nel 2012 dallo studio altoatesino. La provincia lo aveva lanciato insieme ad altre due competizioni, che riguardavano la ricostruzione dei rifugi Ponte di Ghiaccio, anch'esso sulle Alpi Aurine e il Pio XI in Vallelunga, vinti rispettivamente dallo studio MoDus Architects di Sandy Attia e Matteo Scagnol e dagli architetti meranesi Thomas Höller e Georg Klotzner. Il primo è stato realizzato, il secondo, per ora, è in stand-by.

I crediti del progetto:
Progetto e direzione dei lavori: Stifter + Bachmann
Sicurezza e impianti: Ingenierteam Bergmeister GmbH
Statica: ing. Stefano Brunetti
Impresa generale: Burgerbau GmbH
Opere da carpentiere: HOKU GmbH
Opere da lattoniere: Aschbacher & Zingerle
Opere da fabbro: Lanz Metall
Cubatura
Volume lordo = 2070,00 mc
Superficie netta = 510,38mq
Superficie lorda = 716,40 mq
Posti letto: 50 per ospiti/4 per il personale
Costi totali: 4.235.000 euro


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