Progettazione e Architettura

Masa House a Nichelino (To), la «ricucitura» della cortina edilizia di Raimondo Guidacci

Francesca Oddo

L'intervento consiste nella ristrutturazione e ampliamento di una cascina dei primi del Novecento inserita tra una serie di fabbricati disposti linearmente

L'ultimo progetto residenziale di Raimondo Guidacci, la Masa House a Nichelino, in Piemonte, riporta alla mente un altro lavoro dell'architetto di Foggia con base a Torino: le case gemelle di Orsara di Puglia, realizzate nel primi anni 2000. Uno a nord l'altro a sud dello stivale, i due interventi sono accomunati da un filo conduttore: agiscono sullo sviluppo lineare di cortine urbane anonime inserendosi come tratti di qualità nel tessuto architettonico, come a mostrare che qualcosa di alternativo è possibile, senza ricorrere a un linguaggio necessariamente vistoso o appariscente. Anzi è proprio nella scelta di soluzioni semplici e studiate nei minimi dettagli, nell'individuazione e nel carattere dei materiali adoperati che tali progetti mostrano la loro singolarità, la loro unicità rispetto al contesto. Sono due casi con molte analogie, per certi versi, e che comunque si riallacciano a gran parte della produzione di Guidacci, che spesso si è trovato a operare in contesti nei quali il costruito è di scarsa qualità.

Il suo approccio tuttavia non nega l'esistente: «Non lavoro mai per contrapposizione al contesto - spiega l'architetto - . Presto sempre molta attenzione a ciò che circonda il progetto, anche quando mi devo confrontare con elementi che non mostrano una evidente qualità architettonica. Al contrario, è proprio da una attenta analisi del contesto che cerco di far scaturire l'idea progettuale. Ma prestare attenzione al contesto non significa imitarlo. Nei miei progetti utilizzo sempre il mio linguaggio, contemporaneo». La Masa House è il risultato della ristrutturazione e dell'ampliamento di una cascina dei primi del Novecento, incastrata in una serie di fabbricati disposti linearmente lungo una via pubblica molto trafficata. Alle spalle, lotti stretti e lunghi separano gli edifici dalla ferrovia. La casa presenta due fronti trattati in maniera decisamente diversa, da un punto di vista sia materico sia compositivo. Sulla strada principale la facciata esposta a nord appare introversa ed esprime questa sua caratteristica attraverso due superfici accostate e quasi completamente prive di aperture: una è in listelli stretti e lunghi di marmo bianco, l'altra è in pannelli di acciaio corten disposti a giunto sfalsato che nascondono l'ingresso, il box, gli scuri presenti al piano superiore. Il rivestimento è ancorato a una sottostruttura realizzata con fasce a omega ottenute piegando la stessa lamiera in corten utilizzata per la facciata.

Sul retro, invece, si assiste a un'apertura verso sud e a una dinamicità dei volumi dell'ampliamento che indicano disponibilità all'interazione con l'esterno, a raccogliere la luce naturale e al movimento dei profili. La superficie trapezoidale che segna l'ingombro a terra dei volumi deriva dall'orientamento del limite della fascia di rispetto ferroviario. Qui i materiali sono ancora diversi: intonaco bianco e alluminio anodizzato per i pannelli scorrevoli delle aperture a tutta altezza. «L'idea era quella di realizzare sulla via pubblica due prospetti chiusi, duri, in contrasto con le ampie aperture presenti sul retro», racconta Guidacci. La casa - articolata su due livelli con la zona giorno al piano terra e la zona notte al primo piano - è stata realizzata coinvolgendo imprese e maestranze locali e il cantiere è durato circa dieci mesi. In questo momento Guidacci sta portando a termine una nuova casa a San Severo, nei pressi di Foggia, che propone il tema del costruire in un contesto storico. Sarà pronta nei prossimi mesi.


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