Progettazione e Architettura

Restyling firmato Westway Architects in vetro e zinco-titanio rosa per la cantina Santa Margherita

Mariagrazia Barletta

L'intervento è stato da poco completato dallo studio romano a Fossalta di Portogruaro (Venezia)

A Villanova, piccola frazione di Fossalta di Portogruaro (Venezia), lo studio Westway Architects, guidato da Luca Aureggi e Maurizio Condoluci, ha terminato l'edificio per l'imbottigliamento dei vini dell'azienda Santa Margherita, gruppo rappresentativo dell'enologia italiana, con 19 milioni di bottiglie vendute ogni anno in 90 Paesi del mondo. L'estetica si combina con la funzionalità e il pragmatismo che il delicato processo produttivo impone, per dare forma ad uno spazio che resta aziendale, ma dalle qualità fortemente urbane. La nuova architettura si inserisce in un'operazione di riammodernamento dell'azienda, che ha coinvolto lo studio Westway in più riprese. Una prima tranche di lavori si è protratta dal 2009 al 2011 e ha interessato prima la copertura dell'area di stoccaggio, poi il reparto di vinificazione e infine la cantina e gli uffici. In continuità estetica con quanto già progettato per l'azienda, lo studio romano ha recentemente consegnato l'edificio che contiene la linea di imbottigliamento, ricavato dalla quasi totale demolizione di un fabbricato esistente composto da una successione di cellule con copertura a doppia falda. Sequenza che viene riproposta nel nuovo volume di 90 metri per 30. Anche se l'interno è costituito prevalentemente da un unico e grande ambiente, all'esterno il nuovo volume appare infatti come una serie continua di cinque edifici con tetto a doppia falda, di cui quattro identici.

Al di sotto della linea spezzata formata dalla sequenza continua delle falde, pieni e vuoti si alternano dividendosi equamente lo spazio del prospetto. In questo modo, a grandi superfici rivestite di zinco-titanio rosato si alternano vetrate a tutta altezza. Il prospetto, di un certo pregio, entra in sintonia con gli edifici di fronte e, insieme all'area antistante riprogettata come una piazza, genera un'atmosfera urbana. L'ingresso alla cittadella del vino «da piazzale di manovra è diventato un pezzo di città, con i tre elementi tipici dell'ambito urbano: la strada, la piazza e le facciate», racconta Maurizio Condoluci. Dare una connotazione urbana alla fabbrica è come far rivivere la storia del luogo, che deve le sue origini ad un progetto di welfare aziendale. L'azienda vinicola, infatti, è parte integrante di un complesso produttivo che ha preso forma tra gli anni '30 e '40 del Novecento ad opera di Gaetano Marzotto, imprenditore illuminato che, già alla guida delle industrie tessili di Valdagno (Vicenza), nella pianura tra Fossalta e Portogruaro realizzò un polo agricolo e industriale che comprendeva l'attuale cantina Marzotto. Accanto al polo produttivo fondò la nuova città, corrispondente all'attuale frazione di Villanova Santa Margherita, con case, un asilo, un poliambulatorio e altri servizi a disposizione dei lavoratori. Un progetto basato sull'idea di benessere sociale diffuso, in cui i luoghi del vivere e del lavoro erano strettamente legati.

Quanto alla nuova architettura, gli elementi pieni sulla facciata principale sono conformati in modo da ottenere un certo impatto formale, ma servono anche per proteggere gli interni dall'irraggiamento solare. Per ragioni funzionali la pianta è totalmente libera: i pilastri in cemento armato sono disposti esclusivamente sui lati lunghi del perimetro e le travi reticolari in legno - alte 2,70 metri - coprono l'intera luce di 30 metri. «Queste sono arrivate in cantiere intere e poi sollevate ad un'altezza di circa 12 metri, un aspetto che dal punto di vista della cantierizzazione non è stato affatto banale», precisa Condoluci. «Sopra alla struttura - continua - abbiamo applicato dei pannelli di legno realizzati fuori opera, con dentro un isolante da 15 centimetri in lana minerale. Con i pannelli abbiamo avvolto sia le pareti verticali che le falde della copertura e questo ci ha permesso di ottenere grandi performance termiche. Infine con lo zinco titanio abbiamo dato all'edificio una veste più fascinosa e raffinata». Le fasce verticali di zinco titanio, larghe 60 centimetri, sono lasciate intere, arrivando fino ad una lunghezza di 13 metri. Con il sole e con il tempo la "pelle" non resta perfettamente complanare, e questo ha permesso di avere un edificio «più mosso e vivo, che restituisce il fascino della vita che cambia», conclude Condoluci.

I crediti del progetto
Committente: Santa Margherita Gruppo Vinicolo
Progettazione architettonica e direzione dei lavori:
Westway Architects (Roma, Milano), architetti Luca Aureggi e Maurizio Condoluci
Strutture: ing. Marco Tobaldini (studio Alot)
Lighting design: Marco Stignani
Impianti meccanici: ing. Taffarello – Deltatì
Impianto elettrico: Petrostar – P.I. Ivan Guerra
Progettazione Antincendio: P.I. Vincenzo Milan
Coordinamento per la sicurezza: arch. Florio Favero
Fotografie: Moreno Maggi


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